L’acquisizione totale completata nell’ottobre 2024 precede di pochi mesi la decisione di cedere l’intero portafoglio solare da 62 GW
Nell’ottobre 2024 bp completava l’acquisizione del restante 50,03% di Lightsource bp. Meno di due anni dopo, quel portafoglio da 62 GW distribuito su 19 mercati globali è ufficialmente in vendita: secondo le indiscrezioni pubblicate a fine luglio da reNEWS, il gruppo ha avviato colloqui per cederlo.
La scala dell’operazione è il primo elemento da fissare. Secondo il comunicato diffuso all’epoca dell’acquisizione, Lightsource bp ha una pipeline di sviluppo di 62 GW e operazioni in 19 mercati globali. Non si tratta di un progetto pilota: sono gigawatt di capacità fotovoltaica in diversi stadi di maturazione, distribuiti su più continenti.
Il paradosso dei 62 GW
La sequenza temporale è la vera anomalia. Nell’ottobre 2024 bp ha scelto di rilevare il restante 50,03% di Lightsource bp, prendendone il controllo totale. Secondo quanto riportato da Recharge, Lightsource bp è l’ultima attività di energia rinnovabile rimasta a BP. In altre parole, la major ha prima consolidato la società e poi ha messo sul mercato l’unico asset pulito ancora presente nel proprio perimetro.
La domanda che resta aperta è piuttosto semplice: perché un gruppo che solo nell’ottobre 2024 ha deciso di prendersi il 100% della società decide ora di cedere tutto? La risposta non va cercata dentro Lightsource bp, ma nelle priorità di capitale di un settore che sta cambiando direzione.
La ritirata delle major e il consorzio acquirente
Per rispondere bisogna allargare lo sguardo. Secondo quanto riportato da Renewables Now, bp è in trattative per vendere Lightsource bp a un consorzio guidato da Qualitas Energy e da un investitore kuwaitiano. Non è un passaggio di mano tra operatori energetici dello stesso profilo: entra capitale con una logica differente, che dovrà dimostrare di saper gestire un portafoglio distribuito su 19 mercati.
Il contesto aiuta a leggere l’operazione. Secondo BNEF, i grandi player del settore petrolifero europeo avevano già iniziato a ridurre la spesa per l’energia pulita prima della crisi recente, spostandosi progressivamente verso i segmenti core. La vendita di Lightsource bp non appare quindi come un ripensamento isolato, ma come l’ultimo tassello di un arretramento più ampio dalle fonti eoliche e solari.
Resta da capire con quali capacità industriali e priorità il consorzio affronterà un portafoglio globale. Per chi osserva il mercato, la partita non è soltanto finanziaria: gestire progetti solari in 19 mercati comporta scelte tecniche e commerciali molto diverse da quelle di una compagnia petrolifera integrata. È qui che si misurerà la reale qualità dell’operazione.
Cosa cambia per chi installa e gestisce
Dai tavoli finanziari ai cantieri, il passaggio di proprietà non è neutrale. Un portafoglio da 62 GW non si trasferisce con un semplice cambio di ragione sociale: i tempi di sviluppo, gli accordi locali e le relazioni con i partner andranno verificati alla luce della nuova governance. Per chi lavora sullo sviluppo e sull’installazione degli impianti, ogni cambio di controllo può tradursi in priorità diverse nella selezione dei progetti e nella gestione dei cantieri.
La domanda finale è se la vendita di Lightsource bp segni l’ultimo capitolo del disimpegno rinnovabile di bp oppure l’inizio di una fase nuova per un portafoglio da 62 GW. In mani diverse, lo sviluppo solare potrebbe accelerare o fermarsi del tutto. Per ora, il dato certo è che l’ultima attività pulita della major è ufficialmente in vendita.




