La potenza massima teorica degli impianti non coincide con l’energia realmente immessa in rete: nel 2024 il solare ha generato
Un solo numero basta a cambiare prospettiva: 511 gigawatt di nuovo fotovoltaico in un anno, +27,2%. A metà luglio, i dati IRENA diffusi con l’annuario Renewable energy statistics hanno fotografato un’espansione in cui il solare da solo ha contribuito per circa tre quarti all’aumento della capacità rinnovabile del 2025. Ma la capacità non è elettricità: per capire cosa succede davvero bisogna scendere dal GW al terawattora.
La promessa: un anno da record per il solare
Nel 2025 la capacità rinnovabile globale è aumentata di 692 GW, il 15,5% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, 511 GW sono arrivati dal solare, con una crescita del 27,2%: il fotovoltaico ha così rappresentato circa tre quarti di tutta la nuova potenza installata. Il dato va letto con precisione: per IRENA la capacità indica la potenza netta massima di generazione degli impianti, non l’energia effettivamente prodotta. Nelle tabelle trilingui dell’agenzia, che coprono il decennio 2016-2025, il solare domina ormai la colonna delle nuove installazioni.
L’annuario di luglio è la pubblicazione gemella di quella di marzo, che riporta solo la capacità. Quella estiva aggiunge due variabili decisive: generazione e investimenti. Ma il GW installato non accende le luci: quanto di questa capacità si trasforma davvero in energia elettrica?
Il limite reale: tra GW installati e terawattora prodotti
Nel 2025 le rinnovabili hanno toccato il 49,5% della capacità installata globale, ma nel 2024 — ultimo anno con dati completi sulla generazione — si sono fermate a 31,7% del mix elettrico, per un totale di 9.836 terawattora. La distanza tra i due numeri, pur riferiti ad anni diversi, è la differenza tra potenza massima teorica e corrente realmente immessa in rete.
Il solare è il caso più chiaro. Nel 2024 ha generato 2.106 TWh, con un aumento del 28,6% anno su anno, il ritmo più rapido dal 2018; insieme all’eolico, le rinnovabili variabili hanno raggiunto il 14,9% del mix elettrico globale. Un pannello da 400 watt non produce 400 watt per 24 ore: la capacità dice quanto potrebbe erogare in condizioni ottimali, la generazione dice quanto ha effettivamente immesso, tenendo conto di irradianza, meteo e stagioni. Per questo la quota di capacità del solare cresce più in fretta della sua quota di generazione, e per questo il 49,5% di capacità rinnovabile convive con un 31,7% di generazione.
Cosa cambia sul campo: leggere i dati giusti, progettare per la flessibilità
Se le rinnovabili sfiorano la metà della capacità installata ma non arrivano a un terzo della generazione, quale dato deve guardare chi progetta un impianto? La risposta operativa è duplice: osservare il profilo di generazione atteso nelle ore e nei mesi, e dimensionare l’impianto per come lavorerà nel mix, non per la sola potenza nominale. Un tetto fotovoltaico va valutato sui kWh che consegnerà davvero, non solo sui kW di targa; un sistema con accumulo o un impianto eolico abbinato cambia valore proprio perché sposta la generazione variabile verso i momenti in cui la rete può assorbirla.
Anche la scelta della fonte dei dati è meno neutra di quanto sembri: il documento di monitoraggio annuale del National Renewable Energy Laboratory e dell’IEEE Journal of Photovoltaics si basa su sei fonti primarie — Energy Institute, EIA, World Nuclear Association, IEA, IRENA e REN21 — e le differenze tra i numeri pubblicati da IEA, REN21 e IRENA nascono da missioni, fonti e metodologie diverse. Non è una gara a chi ha il numero più alto: è un promemoria per verificare sempre cosa misura il dato che si sta usando.
L’annuario IRENA di luglio, in questo senso, è uno strumento più completo della sola pubblicazione di marzo perché aggiunge generazione e investimenti: questi ultimi arrivano dal database OECD-DAC e da 16 istituzioni finanziarie per lo sviluppo, sono espressi in milioni di dollari a prezzi 2023 e coprono il periodo 2015-2024. Per chi installa o gestisce impianti rinnovabili, il 2025 non è l’anno dei record di capacità, ma l’anno in cui la generazione effettiva e la flessibilità sono diventate la vera unità di misura.




