In Sicilia autorizzati 232 MW solari in un mese, ma le comunità energetiche restano ferme a una media di 10,4
La Sicilia ha autorizzato 232 megawatt di solare in un mese, a luglio 2026. Nello stesso Paese, le comunità energetiche rinnovabili hanno in media 10,4 clienti finali per configurazione. Ci sono più pannelli autorizzati che utenti aggregati. È il paradosso che smonta la retorica sulla transizione: non è un problema di produzione, ma di domanda. La risorsa scarsa non è il sole, e nemmeno gli impianti.
Le regole finali del Capacity Market 2028 stabiliscono 1,8 GW in più nelle zone settentrionali. Secondo l’analisi di Aurora sul Capacity Market, Cerreto ha concluso che per gli impianti BESS localizzati nel Sud e nelle Isole, le opportunità al di fuori del Macse appaiono più limitate. Non solo i nuovi coefficienti di rating risultano significativamente inferiori a quelli delle precedenti aste, ma con i nuovi elementi pubblicati sembra più probabile che l’asta 2028 possa essere la prima a registrare un vero market splitting tra aree geografiche. Regioni come la Sicilia potrebbero esprimere prezzi sensibilmente inferiori rispetto al Nord. La prossima asta rappresenterà un test importante per capire come il mercato interpreterà il nuovo equilibrio tra Capacity Market e MACSE e quale sarà la futura geografia degli investimenti nelle batterie in Italia.
La capacità di generare, quindi, non manca. Il Sud autorizza, il Nord prende i premi. Eppure le CER restano al palo. Il motivo non è la burocrazia, o almeno non solo.
La risorsa scarsa non è il sole
Come racconta Vito Coscia, BE CER ha raccolto 705 adesioni. Al 30 giugno 2026, il GSE contava 3.630 configurazioni per 37.821 clienti finali, con una media di 10,4 clienti per configurazione, come emerge dal racconto del presidente delle CER pugliesi. In pratica, la maggior parte delle configurazioni stenta a superare la decina di utenti. E senza consumatori, l’energia condivisa non genera incentivi.
Nel caso BE CER, si attendono la connessione di tre impianti per circa 200 kW, sui quali allocare 179 punti di prelievo già raccolti. Il rapporto è eloquente: 200 kW per 179 utenti, nemmeno 1,2 kW a testa. Non è un problema di potenza, ma di distribuzione.
Secondo il presidente pugliese, BE CER ha presentato domande di contributo PNRR per 7,8 MW complessivi di nuovi impianti. Tra i progetti descritti dal presidente delle CER pugliesi, i due blocchi principali sono 3,4 MW ai confini tra Puglia e Basilicata e 1,66 MW tra Bari e la Murgia con 53 impianti. La pipeline impiantistica è enorme. Ma a che serve se poi non ci sono abbastanza consumatori da aggregare?
I numeri del GSE dicono che il collo di bottiglia è lì. La media di 10,4 clienti per configurazione è il sintomo di una corsa a costruire impianti senza prima aver costruito una base sociale. O, peggio, di una regolazione che premia i megawatt invece dei kilowattora condivisi.
La burocrazia esiste, ma non è il primo problema
Nel racconto del presidente delle CER pugliesi, un repowering da 450 kW in provincia di Taranto è bloccato da oltre un anno per una questione con Terna. Sempre secondo Vito Coscia, una configurazione in provincia di Matera da 200 kW e venti punti di prelievo è stata bocciata per una discrepanza di pochi watt nei dati di e-distribuzione. Alcune configurazioni, riporta il presidente delle CER pugliesi, sono state respinte perché gli impianti hanno una batteria bidirezionale senza contatore M2, che sotto i 20 kW e-distribuzione non installa quasi più. La maggior parte di queste configurazioni, spiega ancora il presidente pugliese, è stata caricata tra febbraio e aprile 2026, e a oggi non ha ricevuto alcun esito. Il termine di istruttoria per le configurazioni è di novanta giorni; sulla più vecchia, come segnala il presidente delle CER pugliesi, si è a centottantasei giorni.
Questi sono ostacoli reali: Terna che non risponde, e-distribuzione che non installa contatori M2, GSE che sfora i termini. Ma guardiamo i numeri: anche se tutte queste configurazioni fossero state approvate in tempo, avrebbero aggregato pochi utenti per impianto. La burocrazia è fastidiosa, ma non spiega la media di 10,4 clienti. Il problema è a monte: non si trovano consumatori.
Aggregare o morire
Secondo Vito Coscia: “L’aggregazione diventerà il modello prevalente, ma non per ragioni ideologiche: per una questione di dove sta la risorsa scarsa. Tutti pensano che il collo di bottiglia siano gli impianti, e invece sono i consumatori”.
La frase di Coscia ribalta la narrazione. Non è un problema di autorizzazioni, né di capacità di generazione. È un problema di domanda. Le CER sono nate come strumento per democratizzare l’energia, ma si stanno rivelando un gioco a somma zero per pochi aggregatori capaci di portare centinaia di utenti. Chi non aggrega, muore.
E ora? La prossima asta del Capacity Market dirà se il mercato confermerà il divario Nord-Sud. Ma per le CER, la domanda è un’altra: riusciranno a trasformarsi da progetti di impianti a piattaforme di utenti? Oppure resteranno piccoli club di dieci famiglie, in attesa di un contatore M2 che non arriva?




