La Commissione punta al 46% entro il 2040, dimezzando petrolio e gas, ma i prezzi attuali frenano la convenienza
La prossima volta che apriamo la bolletta del gas, proviamo a confrontare il costo a kilowattora con quello della pompa di calore che continuiamo a rimandare. Se l’elettricità sembra non convenire, non è un caso: è il punto di partenza del piano europeo pubblicato nelle scorse settimane, che vuole ribaltare il rapporto tra elettroni e molecole nelle nostre case e nelle imprese. Il nuovo Electrification Action Plan della Commissione europea fissa un obiettivo molto concreto: raddoppiare il peso dell’elettricità nei consumi e farne il pilastro della politica energetica dei prossimi quindici anni.
Il dubbio che frena la pompa di calore
Il dubbio è legittimo e parte da una domanda semplice: se l’elettricità è il futuro annunciato, perché a noi sembra ancora la scelta meno conveniente? Per anni abbiamo sentito parlare di elettrificazione, ma quando si tratta di scegliere tra una caldaia a gas e una pompa di calore, i conti della convenienza sembrano ancora pendere dalla parte della molecola. Non è un’impressione: è una condizione reale che il piano europeo riconosce come punto di partenza, e proprio per questo la scelta di Bruxelles è stata netta. Prima di decidere se fidarci, però, serve guardare i numeri veri, non quelli che ricordiamo da anni.
I conti veri dell’elettrificazione
Quei dubbi si sciolgono solo con i dati, e i dati raccontano una storia precisa. Secondo Eurelectric, il tasso di elettrificazione nell’Unione europea è rimasto stagnante attorno al 22-23% del consumo finale di energia negli ultimi cinque anni. Non è un’anomalia: a livello globale l’elettricità copre poco più del 20% della domanda energetica finale globale. Siamo, in altre parole, ancora in un sistema energetico a trazione chimica, dove l’elettrone resta minoritario e la molecola domina.
Il Piano d’azione per l’elettrificazione, pubblicato il 17 luglio scorso, fissa un obiettivo indicativo del 46% entro il 2040, il doppio rispetto a oggi. Ma il percorso ha una tappa intermedia: il Clean Industrial Deal e l’Affordable Energy Action Plan avevano già stabilito di portare la quota di elettricità nel consumo finale di energia al 32% entro il 2030. In pratica, nei prossimi cinque anni la quota di elettricità dovrebbe crescere di quasi dieci punti percentuali, dopo un quinquennio completamente fermo.
Che cosa comporterebbe centrare l’obiettivo? Raddoppiare la quota di elettricità dal 23% attuale al 46% entro il 2040 ridurrebbe l’uso di petrolio dell’Unione della metà e quello di gas di due terzi. È il cuore della strategia: non un generico invito a consumare meglio, ma un cambio di proporzioni tra le fonti. Se i numeri indicano una direzione netta, perché il percorso resta accidentato? La risposta sta in parte nell’uso delle risorse disponibili: secondo WindEurope, solo circa il 5% dei ricavi del sistema ETS viene speso per la decarbonizzazione industriale. La parte più consistente dei proventi del mercato delle emissioni non sta ancora finanziando la trasformazione dei settori che dovrebbero elettrificarsi.
La prossima decisione energetica
Davanti a questi numeri, la domanda non è più se elettrificare, ma quando conviene farlo e con quali aspettative realistiche. Il piano non promette bollette più basse da domani: la convenienza della pompa di calore o dell’auto elettrica dipende ancora dai prezzi dell’energia, dalle infrastrutture e dagli incentivi disponibili. Ma cambia il campo da gioco per i prossimi quindici anni. Chi oggi deve sostituire una caldaia, acquistare un veicolo o programmare un investimento industriale dovrebbe farlo sapendo che il sistema energetico europeo è progettato per spostarsi progressivamente dall’una all’altra fonte, non per restare fermo dov’è.
Il piano non abbassa la bolletta domani, ma definisce il perimetro per i prossimi quindici anni: ogni scelta energetica fatta oggi — una caldaia, un’auto, un impianto industriale — dovrebbe essere valutata immaginando un’Europa che consumerà metà del petrolio e due terzi del gas di oggi. Non è una promessa astratta: è una direzione già scritta negli obiettivi, e i numeri, per una volta, sono chiari.




