Il record di produzione non ha evitato rincari e interruzioni: la domanda per il raffrescamento è esplosa con il caldo
Un quarto dell’elettricità dell’Unione prodotta dal sole in un solo mese. A giugno 2026, secondo l’analisi pubblicata a metà luglio da Ember, il solare ha generato un record di 52 TWh di elettricità nell’UE, pari al 25% della generazione mensile del blocco: per la prima volta ha coperto un quarto della produzione, confermandosi la principale fonte davanti al nucleare. Eppure, nello stesso mese, un’ondata di caldo faceva schizzare i prezzi dell’elettricità e causava una serie di interruzioni nelle centrali di tutta Europa.
Il mese in cui il sole ha battuto il nucleare
Il sorpasso, nei fatti, era già avvenuto l’anno prima. Già nel giugno 2025 il solare aveva generato il 22,1% dell’elettricità dell’UE (45,4 TWh), superando per la prima volta tutte le altre fonti: il nucleare era secondo con il 21,8% (44,7 TWh) e l’eolico terzo con il 15,8% (32,4 TWh). Dodici mesi dopo il distacco si allarga. A giugno 2026 il solare sale al 25%, mentre il nucleare scende al 21%, il gas al 15%, l’eolico al 14% e l’idroelettrico al 12%, con il carbone fermo all’8%.
La mappa del primato è disomogenea. In Spagna il solare ha superato per la prima volta un terzo della generazione, toccando il 34%. La Germania ha fatto ancora meglio: 36% a giugno, dopo aver superato un terzo già a maggio per la prima volta. La Polonia, partita più indietro, ha generato quasi un quarto della sua elettricità dal sole: il 24%. Non è un caso isolato: nel 2025 il solare aveva generato nell’UE 369 TWh, più di carbone e idroelettrico, con una crescita di circa il 21% annuo per cinque anni consecutivi.
Il paradosso del caldo
Eppure, mentre il sole produceva più che mai, i mercati elettrici europei registravano forti aumenti dei prezzi. A fine giugno, come riportava il Guardian, l’ondata di caldo aveva spinto al rialzo i prezzi dell’elettricità in tutta Europa, con milioni di persone che accendevano condizionatori e ventilatori per affrontare temperature record. Lo stesso caldo aveva causato una serie di interruzioni nelle centrali elettriche in tutto il continente.
Il paradosso è tutto qui. Il mese in cui il solare ha coperto un quarto della generazione europea — il massimo mai registrato — è stato anche il mese in cui i prezzi sono saliti e le centrali hanno subito interruzioni. L’abbondanza solare, insomma, non si è tradotta in un sistema più stabile. I 52 TWh di giugno sono un dato indiscutibile, ma la domanda di elettricità per il raffrescamento è esplosa proprio quando le temperature hanno messo sotto stress le infrastrutture. E i record di produzione non hanno evitato né i rincari né le interruzioni. Il punto, per chi osserva la transizione dal lato delle bollette, è esattamente questo: più rinnovabili non equivalgono automaticamente a prezzi più bassi o fornitura più sicura.
La fragilità resta il punto cieco. Il record di giugno è stato accompagnato, nello stesso mese, da interruzioni e caro-elettricità. Cosa succederà quando il prossimo record coinciderà con la prossima emergenza climatica? La domanda non è accademica: riguarda cittadini e imprese che, con un sistema più ricco di rinnovabili ma ancora vulnerabile alle ondate di caldo, continuano a pagare il conto dell’instabilità. Il primato solare, per ora, resta un primato di produzione — non di resilienza.
Cosa resta aperto mentre la Cina accelera
Questa fragilità non è solo meteorologica. Nel 2025 la generazione solare globale è aumentata di 636 TWh, con un balzo del 30%, il doppio della domanda annuale di elettricità del Regno Unito. La Cina ha contribuito per più della metà dell’aumento, con 336 TWh. La corsa globale accelera e mette alla prova infrastrutture e strategie. Riusciranno le reti europee a tenere il passo prima che il prossimo record coincida con la prossima ondata? E riusciranno i mercati a convertire questa abbondanza solare in prezzi stabili per cittadini e imprese — o ogni record estivo resterà accompagnato da interruzioni e caro-elettricità?




