La spinta di Bruxelles all’elettrificazione promette risparmi domestici ma sconta il costo energetico industriale più alto del mondo

Prendete la bolletta del gas e fate la domanda che circola in sempre più case: e se passassi alla pompa di calore? Non è una questione da ingegneri. È la stessa domanda che si è posta Bruxelles, con una differenza: qui i numeri raccontano due storie opposte. Lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha presentato il Piano d’azione per l’elettrificazione, un pacchetto che promette molto a chi paga la bolletta di casa e molto meno a chi ha un capannone da illuminare e macchinari da alimentare.

Caldaia o pompa di calore: la bolletta che decide per te

Il dato domestico è il più semplice da capire: secondo le stime diffuse dalla Commissione, il passaggio dalle caldaie a gas alle pompe di calore riduce la bolletta del riscaldamento delle famiglie europee fino al 60%. In termini concreti: dove oggi pesa il gas, domani può costare meno della metà. Non è una promessa teorica, è una differenza che si vede in bolletta, mese dopo mese. E non è l’unico risparmio previsto dal piano: guidare un veicolo elettrico a batteria può far risparmiare fino al 78% rispetto a un’auto equivalente alimentata a combustibili fossili.

Ma il punto non è soltanto quanto si risparmia in casa. La domanda vera è un’altra: se conviene così tanto in famiglia, perché per le imprese europee l’elettricità è diventata un problema?

L’elettricità industriale: il conto che non torna

Uscite di casa e guardate i capannoni industriali: il risparmio domestico si ribalta. Già nel 2024, i prezzi dell’elettricità industriale nell’UE hanno raggiunto 0,199 euro per kWh, contro 0,082 in Cina e 0,075 negli Stati Uniti. Tradotto: un’impresa europea paga l’elettricità più del doppio, quasi il triplo, rispetto a un concorrente cinese o americano. Per una fabbrica energivora — acciaio, chimica, ceramica — questo non è un dettaglio: è la differenza tra chiudere il bilancio in utile o in perdita.

Il paradosso è tutto qui. L’elettrificazione conviene alle famiglie, che vedono scendere la bolletta; ma l’industria europea parte da un costo che i concorrenti non hanno. E il quadro non migliora guardando al calendario della Commissione: il Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili, presentato già nel febbraio 2025, stima risparmi complessivi di 45 miliardi di euro nel 2025, fino a 130 miliardi all’anno entro il 2030 e 260 miliardi all’anno entro il 2040. Sono cifre importanti, ma con un divario di partenza di 0,199 contro 0,075 euro per kWh la domanda resta: le misure annunciate bastano davvero a cambiare direzione?

Cosa succede adesso: stoccaggio, cittadini e la fine del gas russo

I documenti ci sono, e non sono solo carta. A giugno è stato firmato il primo accordo tripartito dell’UE sullo stoccaggio energetico, un tassello pensato per dare più stabilità alla rete elettrica quando i consumi saliranno. Già a marzo la Commissione aveva pubblicato il Citizens Energy Package, il pacchetto pensato per rafforzare la posizione di consumatori e prosumer. E già a gennaio l’UE ha adottato il regolamento per eliminare gradualmente le importazioni di gas russo, sia via gasdotto sia sotto forma di Gnl: una scelta che sancisce un cambiamento ormai in corso.

C’è un dato che spiega perché questo percorso è iniziato da tempo: l’UE si affidava alla Russia per il 45% delle importazioni di gas, ma nel 2025 la dipendenza è scesa al 12%. Non è un dettaglio geopolitico: è il contesto in cui nasce la spinta all’elettrificazione. Per le famiglie, il messaggio pratico è che il momento di valutare la sostituzione di una caldaia a gas con una pompa di calore è probabilmente adesso, non tra cinque anni. Per le imprese, invece, la partita si gioca altrove: sui costi dell’energia all’ingrosso e sulla capacità dell’Europa di portarli davvero vicini a quelli di Cina e Stati Uniti.

La bolletta di casa può scendere fino al 60%; quella dell’impresa, per ora, no. Il Piano d’azione per l’elettrificazione va letto con questa doppia lente: per chi può, il momento di cambiare è adesso; per chi produce, la partita si gioca sui costi. Il resto è retorica.