Lo studio HTW Berlin rileva perdite reali fino al 10% e consumi parassiti che pesano sui risultati dichiarati dai produttori

SPI 89,3%. Classe di efficienza G. 64 watt di standby. Sono i numeri che il mercato dello stoccaggio fotovoltaico preferirebbe non mostrare, e arrivano dall’ultimo studio annuale di HTW Berlin sui sistemi fotovoltaici residenziali con batteria. Non sono un incidente isolato. Il rapporto pubblicato a luglio dall’IEA PVPS Task 13 aggiunge un tassello alla diagnosi: una valutazione robusta dei sistemi PV+BESS dovrebbe basarsi su sei indicatori di prestazione principali, non su uno solo. E le evidenze sul campo, come scrive il gruppo di lavoro, mostrano già divari sostanziali tra le prestazioni nominali e quelle reali. È il cuore del problema: quello che il produttore dichiara e quello che l’impianto fa, una volta installato, non sempre coincidono.

Sei indicatori per non fidarsi dei valori nominali

Il punto del rapporto è più scomodo di quanto sembri. La valutazione di un sistema che combina fotovoltaico e batterie non può accontentarsi dei valori dichiarati dal produttore. Secondo Ulrike Jahn, le prestazioni di PV+BESS sul campo sono influenzate da molto più che la sola chimica delle batterie. In altre parole, il problema non è quale cella scegli, ma come il sistema completo — inverter, batteria, elettronica di controllo, consumi parassiti — si comporta una volta montato sul tetto o in cantina.

Sei indicatori bastano a separare un sistema buono da uno mediocre? Il campo risponde già di no. Ma la parola passa ai dati.

L’efficienza ha una classe: G

I dati di campo non sono astratti. L’ultimo studio annuale di HTW Berlin, pubblicato a luglio, fotografa nuovi massimi di efficienza tra i prodotti leader, ma anche divari persistenti tra i sistemi migliori e quelli inferiori. In cima alla classifica ci sono prodotti che spingono l’efficienza verso livelli mai visti; in fondo, il divario resta ampio.

Il caso estremo è istruttivo. Il sistema con il punteggio più basso nel confronto di accumulo ha raggiunto uno SPI di solo 89,3% ed è stato classificato in classe di efficienza G. Perdite elevate nel sistema batteria e un consumo in standby di 64 W riducono l’efficienza dell’impianto. In un impianto residenziale, 64 watt in standby sono energia consumata anche quando la casa non chiede nulla.

C’è un dettaglio che rende il quadro ancora più rilevante. Le batterie al litio ferro fosfato (LFP) detengono la maggiore quota di mercato dei sistemi di accumulo a batteria nell’industria fotovoltaica. Eppure la chimica più diffusa non basta a evitare la classe G. Se il parametro dominante di mercato non garantisce la prestazione, vuol dire che il problema sta altrove: nell’integrazione, nel controllo, nei consumi accessori. Cosa succede ora ai sistemi operativi che restano sotto la sufficienza? La domanda non è retorica, perché gli impianti già installati continuano a funzionare — e a perdere energia — con le caratteristiche che hanno.

Rotterdam, banco di prova per gli indicatori

La risposta non arriverà dal rapporto, ma da un banco di prova concreto: il 17 settembre 2026, a Rotterdam, durante EU PVSEC 2026, il workshop del Task 13 riunirà gli autori dello studio con proprietari, gestori e decisori politici per applicare i metodi di indicatori di prestazione ai sistemi PV+BESS operativi. Per imprese e proprietari di impianti, il 17 settembre segnerà la linea tra chi si adegua e chi resta indietro.

Il 17 settembre a Rotterdam non sarà solo un workshop: sarà il momento in cui la distanza tra valori nominali e prestazioni reali diventerà visibile a tutti, e per molti sistemi operativi il verdetto potrebbe essere scomodo.