Un progetto da 105 MW su terreni pubblici con un contratto d’acquisto di 15 anni firmato con l’operatore nazionale KOSTT
Lo scorso 16 luglio, a Kramovik — nel comune di Rahovec, nella parte occidentale del Kosovo — si è tenuta la cerimonia di posa della prima pietra per un progetto fotovoltaico da 105 MW. Il prezzo dell’offerta vincitrice è di 0,0488 euro per kilowattora. Un numero che va messo in prospettiva: secondo l’International Renewable Energy Agency (IRENA), alla fine dello scorso anno la capacità solare operativa del Kosovo aveva raggiunto appena 21 MW, un solo megawatt in più rispetto al 2024. Un cantiere solo vale cinque volte l’intera flotta solare esistente.
Il consorzio che si è aggiudicato la gara comprende Jaha, società solare kosovara, Holdigaz, azienda energetica svizzera, e ZPV, sviluppatore tedesco. L’offerta da 0,0488 €/kWh risale all’aprile 2024: un prezzo che si colloca nella fascia competitiva del solare utility-scale europeo, e che grazie al meccanismo d’asta fotografa il costo reale dell’energia, non una stima.
Terreno pubblico, PPA di 15 anni: la struttura del progetto
Il progetto Kramovik non è un’acquisizione privata: l’impianto sarà costruito su terreno pubblico e affittato al vincitore per un massimo di 30 anni, con un power purchase agreement di 15 anni firmato con KOSTT, l’operatore del mercato nazionale. È una formula che riduce il rischio per l’investitore — il PPA garantisce un prezzo di ritiro stabile — e allo stesso tempo consente allo Stato di mantenere la proprietà del suolo. Per un paese in cui il settore elettrico è stato storicamente dominato dalle centrali a carbone, è un telaio regolatorio minimo ma funzionante: abbastanza per trasformare un’asta in un cantiere.
Resta la domanda strutturale: 105 MW possono davvero spostare un sistema elettrico che per oltre tre quarti della produzione poggia ancora sul carbone? Il dato IRENA — 21 MW operativi alla fine del 2025 — dice che il solare in Kosovo è finora rimasto un esperimento marginale. Il salto a 105 MW cambia l’ordine di grandezza, ma non ancora il mix.
Il 77% che non vuole mollare
Le centrali a carbone rappresentano ancora oltre il 77% della produzione nazionale di elettricità, una delle dipendenze più alte d’Europa. È il dato che spiega perché un progetto solare da 105 MW in Kosovo non è un dettaglio tecnico: è un indicatore di direzione. Il carbone non arretra per decreto, ma per sostituzione progressiva di capacità e per competizione sul prezzo. E il prezzo di Kramovik — 0,0488 €/kWh — è esattamente il tipo di segnale che una tariffa regolata a lungo termine può offrire.
La diversificazione, però, non corre su una corsia sola. A metà luglio, tre società internazionali hanno presentato domanda per la prima asta eolica del Kosovo: Akuo Energy dalla Francia, Güriş dalla Turchia e il consorzio Notus/Stublla Energy da Germania e Kosovo. Il fatto che la prima asta eolica del paese attiri operatori con esperienza internazionale segnala che il quadro regolatorio comincia a essere preso sul serio anche fuori dai confini. Ma è anche il promemoria che il solare non è l’unica leva: eolico e fotovoltaico si contendono gli stessi spazi di mercato, gli stessi punti di connessione e la stessa attenzione politica.
Il paradosso del solare balcanico
Il confronto regionale aggiunge un elemento di tensione. Nel 2023, secondo l’Atlantic Council, l’asta serba per le rinnovabili ha visto la parte eolica da 400 MW sovrascritta, mentre la parte solare da 50 MW ha sottoperformato. Tradotto: nella regione, il solare utility-scale fatica a competere dove l’eolico trova condizioni più favorevoli, per ventosità, per costi di connessione o per tempi autorizzativi. Il Kosovo, scegliendo di puntare prima sul solare a Kramovik e poi sull’eolico con la prima asta, sta testando entrambe le tecnologie nello stesso arco temporale.
E la pipeline solare non si ferma al cantiere di Rahovec: all’inizio di luglio Lindja Solar ha firmato un accordo di costruzione chiavi in mano con YEO, azienda turca di infrastrutture energetiche, per un progetto fotovoltaico da 130 MW. Sommando i due impianti si arriva a 235 MW in fase di sviluppo, a fronte di una base installata di 21 MW. È un salto di scala che deve ancora essere eseguito, ma che per la prima volta dà al Kosovo una pipeline solare con nomi, contratti e scadenze.
Resta da osservare l’esito dell’asta eolica kosovara e l’avanzamento reale dei cantieri. Il cantiere di Kramovik non è una promessa: è un test di prezzo, di regole e di scala. Se regge, il Kosovo smetterà di essere solo un caso di dipendenza dal carbone.




