Il meccanismo degli incentivi ventennali ha attirato fondi d’investimento da tutta Europa, trasformando il settore in una nuova asset class

La moltiplicazione di queste cupole non è una coincidenza. Già a fine 2022 il governo italiano aveva messo sul piatto gli incentivi del cosiddetto Decreto Biometano, il decreto ministeriale 340 del 15 settembre che rende economicamente sostenibile la conversione dei vecchi impianti a biogas in moderni produttori di metano rinnovabile. Il meccanismo è semplice: partecipi a un’asta gestita dal GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, ti aggiudichi un prezzo garantito per il gas che immetti in rete, e a quel punto la banca ti finanzia la trasformazione. È un sistema che ha già attirato capitali da mezza Europa. Ma dietro quella moltiplicazione c’è una regia finanziaria che ora accelera.

Un assegno da 113 milioni

La regia finanziaria ha un nome e una cifra. Lo scorso aprile, Bionext Infrastructure — una piattaforma nata nel 2023 che controlla 15 impianti operativi tra centro e nord Italia — ha incassato un pacchetto di finanziamento da 113 milioni di euro messo insieme da tre colossi: BNP Paribas, Crédit Agricole CIB e SMBC. I soldi servono a completare la trasformazione di tutti gli impianti del gruppo da semplici produttori di biogas a fabbriche di biometano puro, pronto per essere immesso nella rete nazionale. Bionext non è una startup qualunque: fa parte del terzo fondo infrastrutturale core di Aberdeen, ASCI III, un veicolo che appartiene a una famiglia di fondi con oltre 2,7 miliardi di euro già raccolti e investiti in infrastrutture economiche in tutta Europa.

Per capire la velocità con cui si muove questo settore, basta guardare la genesi della piattaforma. La partnership tra Aberdeen e Blu-H Energy (BHE) nell’estate del 2024 aveva già raddoppiato la sua presenza italiana, passando da quattro a otto impianti di biogas operativi, con accordi già firmati per altri tre. In meno di due anni, quella stessa piattaforma è diventata Bionext Infrastructure, ha cambiato pelle e si prepara a vendere gas rinnovabile con contratti di lungo termine. Non è un episodio isolato: il mercato europeo del biometano ribolle di operazioni simili.

Partners Group, per esempio, ha messo insieme una sua piattaforma tedesca acquisendo nel giugno 2023 un primo nucleo di 35 impianti di biogas e aggiungendone poi altri fino a comporre un portafoglio da 60 MW con 45 impianti complessivi tra biogas e biometano nel nord-est della Germania. E in Italia, Bankinter Investment e Plenium Partners hanno appena rilevato BG Holding da Green Arrow Capital e IRON RE attraverso il loro fondo Ecualia Capital. Anche in quel caso, come per Bionext, il valore della piattaforma è garantito dal fatto che gli impianti hanno già superato le aste del GSE, assicurandosi lo stesso identico meccanismo di ricavi regolamentati. Il modello si sta standardizzando: fondi infrastrutturali comprano impianti, li convertono con capitali propri e bancari, incassano incentivi ventennali. Ma questa iniezione di capitale è solo un tassello di un mosaico molto più grande.

Cosa c’entra la tua bolletta

Il mosaico è stato disegnato dall’Europa con il piano REPowerEU del maggio 2022. Al tempo, con il prezzo del gas impazzito e la necessità di staccarsi dalle forniture russe, Bruxelles ha messo nero su bianco un obiettivo che suona quasi fantascientifico: arrivare a produrre 35 miliardi di metri cubi di biometano all’anno entro il 2030. Per farlo, secondo le stime del piano stesso, serviranno 37 miliardi di euro di investimenti. Sembra una cifra spropositata, ma se la confronti con i 113 milioni appena stanziati per una singola piattaforma da 15 impianti, inizi a capire che l’ordine di grandezza è coerente: servono centinaia di operazioni come questa, anno dopo anno, per raggiungere la scala necessaria.

Qui arriva il punto che tocca le nostre tasche. Il biometano non è una curiosità ecologica per addetti ai lavori: è un gas che ha lo stesso identico potere calorifico del metano fossile, usa la stessa rete di trasporto, le stesse caldaie, gli stessi fornelli. Ma viene prodotto qui, con materie prime che non dipendono da alcun gasdotto internazionale. In un sistema energetico in cui il prezzo del gas è ancora il principale fattore che fa ballare la bolletta di famiglie e imprese, aumentare la quota di gas prodotto localmente significa ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati globali. Ogni metro cubo di biometano immesso in rete è un metro cubo che non devi comprare da fornitori esteri. Non abbasserà la bolletta domattina, certo. Ma un parco di produzione diffuso, fatto di centinaia di impianti come quelli di Bionext e BG Holding, è la precondizione strutturale perché il prezzo del gas smetta di essere un’incognita che torna a mordere ogni inverno.

La prossima volta che vedi quelle cupole, sorridi: l’energia del futuro cresce nei campi.