Il progetto di Larks Green unisce 70 MWp fotovoltaici a un accumulo da 49,5 MW, finanziato con un prestito green

Non sono i 70 MWp di moduli a rendere Larks Green diverso da un normale parco solare, ma l’integrazione con un accumulo da 49,5 MW: un asset progettato per offrire servizi di flessibilità alla rete, non solo energia, e che il finanziamento green chiuso a luglio 2026 ha appena rifinanziato e ampliato. Un segnale preciso: la co-locazione di solare e batterie non è più un esperimento, ma una classe d’investimento che le banche riconoscono come bancabile.

Il cuore ibrido: solare e batterie sullo stesso terreno

Il progetto, sviluppato da Cero Generation e da Enso Energy su 106 ettari a Itchington, nel sud-ovest dell’Inghilterra, accoppia 70 MWp di fotovoltaico e 49,5 MW di batterie nello stesso perimetro. La scelta di riservare quasi tutta la capacità di generazione a un accumulo della stessa taglia non è marginale: mentre un parco fotovoltaico puro immette in rete secondo il profilo di produzione solare, Larks Green può spostare carichi, rispondere a chiamate di frequenza e offrire riserva terziaria. In pratica, l’impianto si comporta come una centrale programmabile, con una potenza di picco fotovoltaica che, convertita e stoccata, viene restituita quando serve.

La configurazione sfrutta la stessa cabina di consegna e la stessa infrastruttura di connessione, riducendo i costi di O&M e i tempi di allaccio – un vantaggio non banale in un mercato, quello britannico, dove la coda per un punto di connessione può durare anni. Il sistema di accumulo, con ogni probabilità agli ioni di litio, è dimensionato per erogare servizi ancillari come il fast frequency response, essenziale su una rete dove la penetrazione di rinnovabili non programmabili continua a salire. Per gli sviluppatori, la lezione è chiara: la taglia della batteria non serve più solo a “lisciare” la curva fotovoltaica, ma a creare un asset che partecipa a tutti i mercati dell’elettricità, dal day-ahead ai servizi di bilanciamento.

Il prestito green che sblocca i megawattora

Il consorzio di quattro banche – ING, NORD/LB, Rabobank e Santander UK – ha organizzato un prestito green da 268 milioni di dollari per Cero Generation, un’operazione che per la prima volta aggiunge al pacchetto anche la costruzione del Lower Larks BESS, l’estensione del sistema di accumulo già operativo. Lo stesso gruppo di istituti aveva già strutturato il finanziamento iniziale: ora il nuovo denaro serve a rifinanziare i siti fotovoltaici e BESS funzionanti e a portare nuova capacità di batterie all’interno del perimetro di Larks Green.

NORD/LB, che ha guidato la comunicazione dell’operazione, ha ribadito l’impegno a finanziare infrastrutture rinnovabili nel Regno Unito e in Europa, definendo progetti come Larks Green “esattamente il tipo di asset flessibili e stabilizzanti per la rete di cui il mercato ha bisogno mentre il Regno Unito spinge verso gli obiettivi del 2030”. Il messaggio per il settore è duplice: c’è liquidità per chi propone ibridi solare-storage, ma la competizione per accedere a quel capitale si gioca sulla solidità tecnica e sulla capacità di chiudere il ciclo autorizzativo.

La corsa ai 27 GW: quanti impianti serviranno davvero?

Nonostante il finanziamento di Larks Green rappresenti un voto di fiducia importante, l’operazione da sola ricopre un fabbisogno infinitesimo rispetto alla stima del governo britannico: secondo i piani ufficiali, il Regno Unito dovrà passare da circa 4,5 GW di batterie installate nel 2024 a una forbice tra 23 e 27 GW entro il 2030. Significa moltiplicare per sei la capacità in sei anni, un tasso di crescita che nessun mercato elettrico europeo ha mai sostenuto.

Il paradosso è che oggi la sfida non è più tecnologica né finanziaria: i costi dei moduli e delle batterie sono scesi a livelli che rendono i progetti a leva economicamente sostenibili, e il consorzio di banche lo ha appena dimostrato. Il nodo è l’esecuzione. Ogni impianto ibrido deve superare scogli di pianificazione territoriale, valutazioni ambientali e, soprattutto, l’assegnazione di un punto di connessione da parte del gestore di rete, National Grid ESO, che sta smaltendo una coda di domande lunga centinaia di gigawatt. Chi arriva primo ottiene il contratto di allaccio; chi arriva secondo rischia di vedere il progetto slittare di anni o diventare economicamente marginale.

Per Larks Green, la partita è già in fase avanzata: l’impianto è parzialmente in esercizio e il nuovo BESS porterà la capacità di accumulo complessiva oltre i 50 MW, trasformandolo in un banco di prova per la cosiddetta “shovel-ready scale” – progetti che dal tavolo di progettazione passano rapidamente alla fase di cantiere. Il segnale per gli sviluppatori è che il capitale c’è, ma la finestra per assicurarsi i nodi migliori si sta chiudendo. Tra oggi e il 2030, il Regno Unito dovrà autorizzare e costruire l’equivalente di decine di Larks Green all’anno, e la velocità con cui un dossier passa dalla carta al prato di Itchington segnerà la differenza tra chi incassa il finanziamento e chi resta in attesa.