La maxi-gara da 5 GW nel Mediterraneo punta a moltiplicare di venticinque volte la capacità galleggiante europea
Centoventisei milioni di euro. Tanto vale il pacchetto di finanziamenti pubblici che alcune settimane fa ha messo le ali al progetto Fos3F, la fabbrica di galleggianti per l’eolico offshore in costruzione a Marsiglia-Fos. Se si torna con la mente al 2010, quando a La Ciotat nasceva Ideol, quella cifra racconta da sola il salto di scala compiuto in quindici anni: da startup con un brevetto per fondazioni a tensione a società contendibile, entrata nell’orbita di un grande operatore norvegese (BW Offshore ne ha rilevato il controllo nel febbraio 2021) e oggi perno della più ambiziosa partita energetica francese in mare aperto. Ma quei 126 milioni sono soltanto l’antipasto della vera posta in gioco.
Un assegno da 126 milioni
I fondi arrivano da due canali pubblici: fino a 74 milioni di euro sotto forma di sovvenzione del Fondo per l’innovazione dell’Unione europea e fino a 52 milioni come credito d’imposta nell’ambito del regime francese per l’industria verde, il cosiddetto C3IV. Sono numeri che, in un settore in cui i costi di fabbricazione restano il principale collo di bottiglia, vanno letti come un biglietto d’ingresso alla produzione su scala industriale. Fos3F, il sito di assemblaggio di galleggianti che sorgerà nella zona portuale di Fos-sur-Mer, non è un cantiere qualsiasi: è il tassello che mancava per passare dalla fase dimostrativa a una capacità produttiva in grado di servire più parchi contemporaneamente. Rispetto ai prototipi installati negli ultimi cinque anni – spesso unità singole, collaudate per periodi limitati – la fabbrica di Marsiglia promette serialità.
Il percorso che ha portato fin qui non è lineare. Quando Ideol muoveva i primi passi, l’eolico galleggiante era poco più di una scommessa ingegneristica: poche decine di megawatt installati al mondo, costi fuori scala e nessuna certezza normativa. Oggi, con la struttura proprietaria consolidata sotto BW Ideol, la società può appoggiarsi a un bilancio solido e a un portafoglio ordini che comincia a pesare. E il mercato, là fuori, sta finalmente emettendo segnali di domanda concreti.
La gara da 5 GW che riscrive le regole
Perché dietro i fondi a Fos3F c’è una scommessa ben più grande. Lo scorso 12 giugno, la Francia ha lanciato la più grande gara eolica offshore della propria storia: 5 GW di capacità galleggiante, distribuiti su diversi lotti tra il Golfo di León e la costa atlantica. Per dare un termine di paragone, a fine 2025 la potenza eolica galleggiante installata in tutta Europa superava di poco i 200 MW. L’asta francese, da sola, moltiplica quella cifra di venticinque volte. Non è più sperimentazione: è un programma di dimensioni comparabili a quelle delle gare per l’eolico a fondo fisso che hanno trasformato il Mare del Nord nell’ultimo decennio.
Il salto è talmente ampio che cambia le regole del gioco per tutti gli attori della filiera. Con volumi del genere, la competizione non si giocherà più sul singolo progetto pilota ma sulla capacità di consegnare decine di galleggianti all’anno, a prezzi decrescenti. I lotti di Golfe de Fos 2 e Narbonnaise Sud Hérault 2, entrambi da 1 GW ciascuno, e il cosiddetto Golfe du Lion Centre, nella sua estensione prevista dall’appalto AO10, sono porzioni di mercato che selezioneranno i vincitori della prossima fase industriale. Chi ha un sito produttivo già finanziato e una catena di fornitura attiva parte con un vantaggio difficile da colmare.
Intanto, la concorrenza non sta a guardare. Nel luglio 2026, a poche decine di chilometri di distanza, il parco eolico galleggiante EFGL di Ocean Winds, davanti a Port-la-Nouvelle, ha raggiunto la piena potenza. Le sue turbine poggiano su scafi semisommergibili d’acciaio con tecnologia WindFloat di Principle Power: una soluzione diversa rispetto ai galleggianti a tensione di BW Ideol, ma che dimostra come il Mediterraneo francese sia già un banco di prova reale, con impianti che producono elettricità immessa in rete.
Chi taglierà il traguardo?
La domanda, a questo punto, non è se l’eolico galleggiante francese decollerà, ma chi riuscirà a trasformare i finanziamenti e le aste in megawattora prodotti. Ocean Winds ha già acceso tutte le turbine a Port-la-Nouvelle e può esibire un track record operativo. BW Ideol ha il sostegno pubblico per la fabbrica e un progetto di scala, ma deve ancora dimostrare di saper passare dalla posa di poche unità alla produzione in serie. I prossimi diciotto mesi diranno molto: i contratti di differenza che verranno assegnati con la maxi-gara fisseranno i prezzi di riferimento per un intero comparto, e le decisioni di investimento finale sui siti produttivi dipenderanno proprio da quei segnali di prezzo.
I 126 milioni di Fos3F servono esattamente a questo: arrivare preparati al momento in cui la domanda smetterà di essere potenziale. Non è una cifra che risolve tutto – la costruzione di una fabbrica di galleggianti costa ben di più – ma è l’innesco che può sbloccare i capitali privati. E in un mercato dove i tempi di realizzazione di un parco vanno dai cinque ai sette anni, avere un sito già cantierabile significa accorciare di mesi, forse anni, la finestra di consegna.
Il vero spartiacque sarà il 2027: quando le boe lasceranno il posto alle fondamenta galleggianti sui fondali del Golfo di León, si capirà chi ha davvero la stoffa per dominare il Mediterraneo. Fino ad allora, ogni cifra – 126 milioni, 5 GW, una turbina accesa – è soltanto un indicatore. La partita vera si gioca sulla capacità di tradurre quei numeri in acciaio, ormeggi e cavi sottomarini.




