La crescita procede a ritmo costante, ma per centrare gli obiettivi del 2030 servirebbero più del doppio delle installazioni annue

A fine luglio Vestas si è assicurata un ordine da 43 MW per un parco eolico in Germania, un contratto che consolida la presenza del costruttore danese in quello che è ormai il mercato onshore più dinamico d’Europa. L’operazione arriva in un momento in cui i numeri tedeschi raccontano una crescita che, senza fare rumore, sta ridisegnando la geografia della potenza installata nel continente.

Per capire la traiettoria di Vestas in Germania bisogna tornare indietro di qualche anno. Già nel settembre 2023 l’azienda aveva ricevuto il primo ordine fermo per un prototipo della turbina V162-7.2 MW, commissionato dalla cooperativa Bürgerwindpark Janneby eG per il progetto Janneby nello Schleswig-Holstein. Si trattava di una macchina nuova, parte della piattaforma EnVentus, con un rotore da 162 metri di diametro e una potenza nominale di 7,2 MW — numeri che all’epoca segnavano un salto di scala rispetto alla taglia media installata nei parchi tedeschi. Un prototipo, non un prodotto commerciale maturo: la differenza conta, perché tra una prima installazione e la produzione in serie passano test, certificazioni e iter autorizzativi che possono richiedere due o tre anni.

Ora, nel 2026, quella macchina — o le sue evoluzioni — è quasi certamente entrata nel catalogo attivo di Vestas, e l’ordine da 43 MW di queste settimane suggerisce che la domanda tedesca sta assorbendo turbine di taglia superiore con una certa regolarità.

I numeri del primo semestre 2026

I dati pubblicati da Deutsche WindGuard offrono una fotografia nitida. Nella prima metà del 2026, in Germania sono state installate 423 turbine eoliche onshore per una capacità complessiva di 2.365 MW. L’incremento è di circa il 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente — un tasso di crescita moderato ma costante, che conferma la tendenza di un settore che non corre ma macina.

Il dato che più colpisce è quello cumulativo: al 30 giugno 2026 la Germania contava 29.216 pale eoliche onshore, con una capacità installata combinata di 70.018 MW. Ha superato per la prima volta la soglia dei 70 GW. Settantamila megawatt: per dare un ordine di grandezza, equivalgono a circa 70 reattori nucleari di grossa taglia, anche se il fattore di capacità dell’eolico onshore tedesco — attorno al 18-22% in media annua — impone un coefficiente di correzione quando si confrontano le fonti. Resta un traguardo che nessun altro paese europeo ha raggiunto con l’eolico a terra.

Il tasso medio di potenza per turbina installata nel semestre si aggira sui 5,6 MW, in crescita rispetto ai 4,5-4,8 MW di soli due anni fa. È il segnale che le macchine di nuova generazione — come la V162 di Vestas o le turbine da 6-7 MW di Nordex ed Enercon — stanno diventando lo standard nelle nuove connessioni. Il ricambio tecnologico è in corso e si vede nei numeri.

La geografia della concorrenza

Il mercato tedesco dell’eolico onshore ha una struttura anomala rispetto al resto d’Europa. Secondo i dati WindGuard relativi al 2025, Siemens Gamesa e GE Vernova restano confinate a quote di mercato a una cifra, mentre il grosso delle installazioni si divide tra Nordex, Vestas ed Enercon. È un oligopolio a tre che riflette specificità tecniche e logistiche: Nordex ed Enercon hanno impianti produttivi e filiere di fornitura radicate in Germania, Vestas ha investito in rapporti di lungo periodo con sviluppatori locali e cooperative energetiche come la Bürgerwindpark Janneby eG.

L’assenza di Siemens Gamesa dalle posizioni di vertice è il risultato di anni di difficoltà tecniche sulla piattaforma onshore, con fermi macchina e costi di garanzia che ne hanno frenato la competitività commerciale. GE Vernova, dal canto suo, ha una presenza europea onshore limitata e si concentra su mercati extraeuropei e sul segmento offshore, dove le sue turbine Haliade-X competono ad armi pari con Vestas e Siemens Gamesa.

70 GW: cosa significa e cosa manca

Superare i 70 GW installati è un traguardo tecnico ma anche politico. La Germania ha un obiettivo di 115 GW di eolico onshore al 2030 e di 160 GW al 2035, numeri che richiederebbero un tasso di installazione netta ben superiore a quello attuale. I 2.365 MW del primo semestre 2026, proiettati sull’anno intero, portano a circa 4,7-5 GW annui lordi. Al netto degli smantellamenti di turbine vecchie — un fenomeno non trascurabile in un parco macchine che ha visto le prime installazioni di massa negli anni 2000 — l’incremento netto si colloca probabilmente tra i 3,5 e i 4 GW.

Per arrivare a 115 GW in quattro anni e mezzo servirebbero almeno 8-9 GW netti all’anno, più del doppio del ritmo attuale. Non è impossibile, ma richiede che le aste per nuovi impianti assegnino volumi crescenti, che i tempi di autorizzazione continuino a scendere (la riforma del 2023 ha cominciato a dare frutti) e che la catena di fornitura regga il passo. L’ordine Vestas da 43 MW di queste settimane è un tassello di questa macchina logistica e industriale: non fa notizia per la taglia, ma per la regolarità con cui ordini simili si accumulano trimestre dopo trimestre.

Dal punto di vista tecnico, la sfida dei prossimi anni non è solo installare più potenza ma gestire una rete che deve assorbire picchi di generazione intermittente sempre più alti. La Germania ha già vissuto giornate con oltre 50 GW di produzione eolica e solare simultanea, e il raddoppio della capacità installata porterà quei picchi verso valori che richiedono elettrolizzatori, batterie e interconnessioni transfrontaliere su scala inedita. Il superamento dei 70 GW è un numero tondo che fa notizia, ma il lavoro vero — quello che determinerà se questi megawatt si traducono in energia utile o in curtailment — comincia adesso.