Il biometano prodotto a Corigliano Rossano nasce dalla raccolta differenziata dell’umido domestico

Sono le sei e mezzo del mattino. Un residente di Corigliano Rossano sistema il sacchetto dell’umido fuori dalla porta di casa. Lo ha riempito la sera prima con bucce di frutta, fondi di caffè e avanzi di pane. Forse si chiede se quel gesto serva davvero. La risposta arriva a pochi chilometri di distanza, nella zona industriale di Schiavonea, dove il Parco Biometano Ecoross trasforma i rifiuti organici domestici in biometano, un gas 100% rinnovabile. Proprio qui, nello stesso impianto che ha ospitato l’assemblea generale di Cisambiente Confindustria, quella buccia d’arancia e quei fondi di caffè iniziano un viaggio che li trasforma in energia pulita.

All’incontro hanno partecipato Walter Pulignano, amministratore unico di Ecoross, Donato Notarangelo, presidente di Cisambiente Confindustria, e Roberta Toffanin, esperto consulente del Mase e membro del Cda del Gse. La loro presenza non era casuale: l’assemblea segna un riconoscimento nazionale per un impianto che è entrato nella mappa delle eccellenze della circolarità italiana.

E viene da chiedersi: perché proprio un impianto nel Mezzogiorno è diventato il palcoscenico per l’assemblea di un’associazione che rappresenta un comparto da 50 miliardi di euro?

Un laboratorio al Sud che fa scuola

La risposta affonda le radici in trent’anni di lavoro sul territorio. ECOROSS è nata nel 1994 e da allora si occupa della gestione dei rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi. Non è una storia improvvisata: è la costruzione paziente di un know-how che oggi trova il suo coronamento nel Parco Biometano.

Dall’altra parte c’è Cisambiente, l’associazione di Confindustria fondata nel 2016 che oggi riunisce circa 1.500 aziende e un sistema che tra fatturato e indotto vale 50 miliardi di euro. Scegliere Corigliano Rossano per l’assemblea generale non è stato un gesto simbolico: è il riconoscimento che nel Mezzogiorno può nascere un distretto della circolarità in grado di competere e fare scuola a livello nazionale.

L’evento si è svolto venerdì scorso 26 giugno e, come ha sottolineato Ecoross, ha rafforzato il prestigio e l’autorevolezza della Sibaritide come laboratorio avanzato di innovazione ambientale e sviluppo sostenibile nel Mezzogiorno. La stessa Ecoross ricorda che simili occasioni non sono frequenti e che per un territorio spesso raccontato solo per le sue fragilità, questo significa attrarre competenze, investimenti e attenzione.

Resta la domanda più pratica: per chi abita qui, o per chi fa la differenziata a centinaia di chilometri di distanza, cosa cambia davvero?

Cosa conviene fare: bolletta, ambiente, territorio

Cambia che separare bene l’umido non è solo un dovere civico: ha un riflesso diretto sulla produzione di energia rinnovabile e, potenzialmente, sui costi della bolletta rifiuti. In Italia, il Gse stima oggi 797 milioni di Smc di biometano incentivato. Quel gas arriva anche dalla frazione organica che ogni famiglia separa. Più la raccolta è di qualità – meno impurità, meno sacchetti di plastica infilati per errore – maggiore è la resa dell’impianto, minori sono gli scarti da conferire in discarica o incenerire. Nei Comuni dove la differenziata è spinta e ben fatta, i costi di gestione del ciclo dei rifiuti tendono a essere più bassi, e questo può tradursi in una minore pressione sulle tariffe locali.

A questo si aggiunge un beneficio meno immediato ma reale: un impianto come quello di Corigliano Rossano, che diventa punto di riferimento nazionale, dà al territorio una reputazione che attrae nuovi investimenti e competenze, rompendo un isolamento che spesso frena il Mezzogiorno. Il biometano prodotto qui non è solo una commodity energetica: è il segno che la transizione concreta, quella che tocca i gesti quotidiani, sta già camminando. Separare bene l’umido non è un gesto banale: a Corigliano Rossano diventa biometano e nuova autorevolezza per il territorio. E non serve andare lontano per toccarla con mano.