Un investimento da un milione di euro che porta l’autoconsumo oltre il 25% annuo, fino al 40% nei mesi estivi
832 chilowatt di picco, quasi 1.900 pannelli da 440 Wp ciascuno, distesi su una superficie di 6.000 metri quadrati. Non è un parco solare utility-scale, ma il tetto energetico che Casa Optima si è costruita a terra, accanto alla produzione di semilavorati per gelateria e pasticceria. L’impianto, completato nel corso del 2025 su un terreno adiacente allo stabilimento di San Clemente a Rimini, è costato circa un milione di euro e non si limita a essere un gesto simbolico: produce quasi 1.000 megawattora all’anno di energia elettrica pulita.
832 kWp su 6.000 mq: la taglia giusta per l’autoproduzione
L’investimento da un milione di euro si traduce in una centrale di taglia industriale, ma calibrata sul profilo di consumo dello stabilimento. I moduli scelti sono unità commerciali da 440 Wp — una potenza di targa ormai consolidata nel segmento large-format, che consente di massimizzare la densità di potenza per metro quadrato. Con 832 kWp complessivi, l’impianto si colloca nella fascia medio-alta delle installazioni aziendali in autoconsumo, lontano dai giganti utility-scale ma sufficiente a spostare in modo misurabile il mix energetico di un sito produttivo attivo tutto l’anno. La generazione attesa, quasi 1.000 MWh annui, è il dato che conta: significa che l’impianto opererà con un capacity factor intorno al 14-15%, coerente con le condizioni di irraggiamento dell’area romagnola e con un orientamento a terra privo di vincoli architettonici. Non c’è accumulo elettrochimico dichiarato: l’energia fluisce direttamente nei carichi di fabbrica, sostituendo prelievi dalla rete proprio nelle ore di produzione di punta.
Oltre il 25% di autoconsumo, fino al 40% in estate: la fabbrica si alimenta da sola
L’impianto non è solo un esercizio di potenza installata: i 1.000 MWh annui prodotti si inseriscono in un sito che ha già alle spalle un percorso misurabile di efficientamento. Già nel 2023, il primo bilancio di sostenibilità del gruppo ha registrato un dato di rilievo: le emissioni di gas serra derivanti dai consumi diretti (Scope 1) e indiretti da elettricità acquistata (Scope 2) sono diminuite di oltre il 45% rispetto al 2021. Nello stesso arco temporale, il consumo specifico di energia per chilogrammo di prodotto è sceso del 7%. Sono numeri che raccontano un lavoro progressivo su più fronti — efficientamento dei processi, ottimizzazione dei carichi — a cui il fotovoltaico aggiunge ora un tassello di generazione distribuita: con la nuova installazione, il sito di San Clemente arriverà ad autoprodurre oltre un quarto dell’energia elettrica consumata, e nei mesi estivi, quando l’irraggiamento è massimo e la domanda di refrigerazione sale, la copertura potrà toccare quasi il 40% dell’autoconsumo.
Non è un azzeramento della bolletta, e il comunicato non lo promette. Ma l’impatto ambientale è misurabile e concreto: l’impianto eviterà oltre 400 tonnellate annue di CO₂. Un contributo che, sommato al trend di riduzione già tracciato, avvicina l’obiettivo dichiarato dal gruppo nella roadmap ESG 2030: neutralità carbonica attraverso un taglio annuale del 5% dei consumi e l’autoproduzione di energia rinnovabile. L’ampliamento dello stabilimento completato sempre nel 2025 — 400 metri quadrati in più, +10% di capacità produttiva, +7% di occupazione — mostra che l’efficientamento non è stato un freno ma un accompagnamento alla crescita.
Cessioni e concorrenti: il fotovoltaico diventa asset strategico nel food
Con la vendita di Casa Optima a Terlos LLP, sostenuta da ADIA e dal presidente Javier Ferrán e finalizzata nel primo trimestre del 2026, il pannello solare da 440 Wp smette di essere solo una scelta ambientale: diventa un asset che incide sulla valutazione d’impresa. L’operazione, condotta da Charterhouse dopo aver sostenuto il gruppo fin dal 2016, ha coinvolto un’azienda con sede a San Clemente che serve oltre 30.000 gelaterie e 6.000 pasticcerie in più di 150 paesi. In questo perimetro, un impianto da un milione di euro che riduce i costi operativi e le emissioni di oltre 400 tonnellate l’anno è un moltiplicatore tangibile, non una concessione al marketing.
E mentre Casa Optima accelera sull’autoproduzione, il contesto competitivo si muove. Secondo quanto riportato da Lombard Odier, Sammontana punta al 100% di energia rinnovabile entro il 2027, già oggi utilizzando impianti di trigenerazione e biogas ottenuto dagli scarti di produzione. L’asticella si alza, e la generazione distribuita sta diventando un criterio di paragone tra operatori, esattamente come la ricetta di un semilavorato. A San Clemente, intanto, 1.900 moduli in silicio cristallino producono silenziosamente 1.000 MWh l’anno, e la transizione energetica dell’industria del gelato non è più una promessa.




