Il finanziamento regionale copre il 40% di un investimento da 1,5 milioni per quattro impianti su edifici pubblici, ma restano
Regione Lombardia ha ufficialmente finanziato il progetto esecutivo del Comune di Cologno Monzese per la realizzazione della sua Comunità Energetica Rinnovabile. Il contributo a fondo perduto ammonta a 467.928 euro, circa il 40% di un investimento complessivo stimato in 1,5 milioni di euro. La cifra è tonda, il comunicato è rassicurante, i tetti da ricoprire di pannelli sono stati individuati. Ma dietro l’aritmetica del finanziamento regionale si nasconde una domanda che scotta: la CER nasce per tutti o solo per chi è già al sicuro?
L’assegno e la rete
Il progetto esecutivo guardato con favore da Palazzo Lombardia prevede l’installazione di quattro impianti fotovoltaici su immobili di proprietà pubblica, per una potenza totale di 1185 kW. Le location sono state indicate dall’assessora all’ambiente Paola Lodato: Cimitero capoluogo, Complesso di Via Volta, Complesso di Via Petrarca e Scuola Media Marconi. Da questi quattro nodi si diramerà la rete della CER, che connetterà ventotto edifici comunali, la piscina, tre parrocchie e venti soggetti privati tra condomini, negozi e residenze. L’energia pulita verrà condivisa secondo un meccanismo di autoconsumo diffuso, un modello che punta ad accorciare la filiera tra produzione e utenza, riducendo la dipendenza dalla rete nazionale e, in teoria, i costi in bolletta.
Il finanziamento arriva dopo un lungo percorso amministrativo che ha radici nella legge regionale 2/2022 e che si è articolato in due fasi, approvate con le delibere 6270/2022 e 3090/2024. La Fase 1, conclusa con il decreto 18074/2023, ha prodotto l’elenco delle proposte ritenute meritevoli. La Fase 2 si è chiusa il 30 giugno scorso con il decreto dirigenziale n. 8653, firmato dalla D.G. Enti Locali, Montagna, Risorse Energetiche Utilizzo Risorsa Idrica, che ha approvato la graduatoria dei progetti ammessi al contributo. Cologno Monzese è tra i progetti finanziati. Ma la vera partita non si gioca sui tetti, bensì sulle bollette di chi è in difficoltà.
Fragili, sulla carta
Basta scorrere l’elenco dei soggetti coinvolti per notare un dettaglio: i venti soggetti privati non hanno nome. Sono «condomini, negozi e residenze», una categoria generica che non dice nulla su chi materialmente vedrà un alleggerimento delle spese energetiche. Eppure il Comune di Cologno Monzese ha dichiarato di voler includere prioritariamente le fasce di popolazione più fragili e di avviare iniziative per il contrasto alla povertà energetica. La dichiarazione è lodevole, ma resta sospesa in un limbo tra annuncio politico e atto vincolante. Il meccanismo di una CER prevede che i benefici dell’energia condivisa si distribuiscano tra i membri in proporzione ai consumi e alla quota di partecipazione. Chi ha consumi bassi — perché magari fa fatica a tenere acceso il riscaldamento — rischia di ricevere un beneficio marginale, a meno che il regolamento interno non preveda correttivi espliciti. Al momento, quel regolamento non c’è, o almeno non è stato reso pubblico.
Il sindaco Stefano Zanelli ha descritto la CER come un «modello di sviluppo circolare in cui l’energia locale diventa un bene comune accessibile». La formula è suggestiva, ma urta contro un problema di accessibilità che non si risolve con i soli pannelli. Per entrare in una comunità energetica serve un’utenza attiva, un minimo di capacità amministrativa, spesso un contatore di nuova generazione. Chi vive in condizioni di povertà energetica — definizione che l’ARERA stesso fatica a circoscrivere con precisione — potrebbe non avere gli strumenti o le informazioni per aderire. Il rischio è che le CER diventino strumenti di efficientamento per condomini già organizzati, mentre chi abita in case popolari o in alloggi frazionati resti fuori dal perimetro della condivisione.
Non è solo Cologno a muoversi su questo crinale. A pochi chilometri di distanza, il progetto della Comunità Energetica Rinnovabile di Bussero — dal valore complessivo di 448.243 euro — si è classificato terzo nella graduatoria del bando CER-Fase 2 con un punteggio di 25 punti. Anche Bussero ha messo insieme parrocchia e circolo, un asse che ha fatto parlare di «don Camillo e Peppone del fotovoltaico». L’ironia locale non deve nascondere la sostanza: in entrambi i casi il finanziamento premia progetti che aggregano soggetti già strutturati, non necessariamente i nuclei più esposti al caro-bolletta. La graduatoria regionale — approvata lo scorso 30 giugno con il decreto 8653 — valuta con un punteggio tecnico la solidità delle proposte. Ma la solidità tecnica non coincide con l’impatto sociale. E così, mentre Cologno celebra il contributo, resta da capire se la graduatoria premierà i progetti solidi o quelli solidali.
La lunga attesa
Ma ammesso che i fragili vengano davvero raggiunti, quando accadrà? La cronistoria burocratica parla chiaro: la legge regionale è del 2022, la Fase 1 si è conclusa nel 2023, la Fase 2 è stata approvata a fine giugno 2026. I quattro impianti di Cologno devono ancora essere installati, e tra cantiere, allacciamenti e collaudi passeranno mesi, forse oltre un anno. Il bando copre la progettazione esecutiva e parte della realizzazione, ma la distanza tra il decreto di finanziamento e il primo kilowattora condiviso è ancora ampia. L’inverno 2026-2027 arriverà prima delle CER. Quante famiglie intanto resteranno al freddo?
Il conto alla rovescia è partito. Ma il cronometro della povertà energetica non aspetta.




