Il PNRR ha stanziato contributi fino al 40% per i Comuni sotto i 50mila abitanti, con scadenza fissata al 2026

Il vicino scettico (e la sorpresa dietro l’angolo)

Hai presente quel vicino che ogni volta che si parla di pannelli solari alza gli occhi al cielo? Magari lo fa con un sorriso, come a dire «sì, bella idea, ma quando mai la vedremo davvero». Probabilmente non sa che in Italia, sono 3.630 le Comunità energetiche rinnovabili attive, secondo il Gse, per una potenza complessiva di 302,9 MW. Non stiamo parlando di progetti sulla carta o di cantieri bloccati: sono configurazioni già operative, che producono e condividono energia reale, tra vicini di casa, condomini, piccole imprese e amministrazioni comunali.

Eppure, quando incroci quel vicino, la conversazione finisce spesso con un «sì, ma tanto non funziona mai». Quei 302,9 MW, però, non sono un miraggio: sono più di sessanta volte la potenza che tutte le comunità energetiche italiane riuscivano a esprimere fino a due anni fa. Ma questi numeri, per quanto impressionanti, sono solo la punta dell’iceberg. Per capire cosa bolle in pentola bisogna guardare ai fondi in gioco e a una data che si avvicina.

La partita vera: 1,7 GW e una scadenza dietro l’angolo

Dimentica i piccoli numeri. Fino a ieri le comunità energetiche erano quasi un esperimento: il regime transitorio, rimasto in vigore fino ad aprile 2024, aveva consentito la realizzazione di appena 193 configurazioni per una potenza complessiva di circa 5 MW. Poi è arrivato il PNRR, e la musica è cambiata.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha messo sul piatto un contributo fino al 40% per la realizzazione di impianti a fonte rinnovabile, destinato ai Comuni con meno di 50.000 abitanti. La finestra per chiedere quel contributo si è chiusa il 30 novembre 2025, ma già al 31 marzo dello scorso anno le richieste presentate erano circa 3.000, per 113 milioni di euro di contributi e circa 260 MW di potenza. Numeri che raccontano una fame diffusa, silenziosa, lontana dai riflettori.

Ora il Gse ha cominciato a firmare. A oggi ha stipulato cinque atti di concessione con i beneficiari dei contributi PNRR destinati alla costituzione di comunità energetiche. La potenza totale degli impianti compresi in quegli atti è pari a 1,7 GW, e i contributi concessi raggiungono 768,3 milioni di euro. Per dare un’idea della scala: quei 1,7 GW equivalgono a più di cinque volte la potenza complessiva di tutte le CER oggi attive, messe insieme. E siamo solo ai primi cinque atti.

Ma mentre il Gse firma, il calendario corre. La concessione di tutte le risorse, anche delle eventuali risorse aggiuntive, dovrà concludersi entro il 31 agosto 2026. Significa che tra meno di un mese il totale dei fondi PNRR destinati alle comunità energetiche dovrà essere stato interamente assegnato. Per chi ancora tentenna, la domanda non è più «conviene?» ma «arriverò in tempo?».

E adesso? Il vicino, l’Europa e la pagina che ti conviene guardare

Non siamo soli. Secondo il 10° rapporto State of the Energy Union, pubblicato a novembre 2025, nell’Unione europea esistono più di 8.000 comunità energetiche. L’Italia è in linea con un fenomeno che sta ridisegnando il modo di produrre e consumare energia, non per ideologia ma per convenienza: le CER possono ricevere incentivi per la condivisione dell’energia per 20 anni. Due decenni di entrate, o di risparmi, che ripagano l’investimento iniziale e poi generano margine, specialmente con i costi dell’energia che abbiamo imparato a conoscere.

Negli ultimi giorni il Gse ha pubblicato una nuova pagina online con i primi cinque atti di concessione, con l’obiettivo di rafforzare trasparenza, accessibilità delle informazioni e monitoraggio. È il posto dove chiunque può verificare quante comunità sono state finanziate, dove, con quanta potenza. Uno strumento semplice, che aiuta a superare lo scetticismo con i dati.

La prossima volta che incontri il vicino che alza gli occhi al cielo, forse puoi dirgli di dare un’occhiata a quella pagina. Perché la trasparenza è appena cominciata, e i numeri non aspettano. Con quasi 800 milioni già concessi e la scadenza del 31 agosto 2026, il treno delle comunità energetiche è in corsa. Informarsi oggi può fare la differenza tra restare a guardare e salire a bordo.