Bruxelles ha approvato nove miliardi di euro in dieci anni per pagare la potenza garantita, non solo l’energia prodotta
Il dubbio del pannello solare: quanto vale il mio megawatt?
Hai un pannello solare sul tetto? O forse stai pensando di installarlo? Preparati: tra poco l’elettricità che produci e non consumi potrebbe valere molto meno di quella che compri. Perché in Spagna, come già in Francia e Germania, un megawatt non è più un megawatt. Lo scorso 20 luglio la Commissione Europea ha pubblicato la decisione di approvazione del nuovo meccanismo di capacità iberico, e quella firma cambia le regole per chiunque immetta elettricità in rete. Ma cosa è successo esattamente a Bruxelles?
9 miliardi di motivi per cui il tuo megawatt non è più lo stesso
La risposta è in una cifra: circa 9 miliardi di euro in dieci anni, ovvero 900 milioni l’anno. È il valore del meccanismo di capacità che la Commissione europea ha approvato per la Spagna lo scorso maggio, secondo quanto riportato da EU Reporter. Un impianto che riceve soldi pubblici per garantire disponibilità di potenza nei momenti di tensione della rete non è più uguale a un impianto che produce quando il sole splende e la domanda è già coperta. È la fine del dogma per cui ogni megawattora immesso in rete ha lo stesso valore, indipendentemente da quando e come viene generato.
La Spagna non è la prima ad accorgersene. Già nel 2016 la Commissione aveva approvato il meccanismo di capacità francese con la decisione SA.39621, che obbliga gli operatori di capacità di generazione a far certificare la propria capacità dal gestore della rete di trasmissione pubblica RTE. In pratica, non basta avere un impianto: devi dimostrare che la tua potenza è effettivamente disponibile quando serve davvero, non quando fa comodo a te. Dieci anni dopo, la Spagna segue la stessa logica con uno stanziamento molto più corposo.
E la Germania? Il meccanismo tedesco StromVKG, che dovrebbe accompagnare la transizione verso un mercato della capacità completo previsto per il 2032, ha ricevuto soltanto un accordo provvisorio dalla Commissione e non può entrare in vigore fino all’approvazione formale degli aiuti di Stato. Bruxelles, insomma, sta trattando con cautela i meccanismi nazionali, ma la direzione è chiara: il mercato elettrico si sta dividendo in due — l’energia prodotta e la potenza garantita — e la seconda costa cara.
Toledo, 54 MW di realtà: cosa significa per chi produce e per chi consuma
Prendiamo un caso concreto. Nella provincia di Toledo, a Villarrubia, è in corso la proroga della dichiarazione di impatto ambientale per l’impianto fotovoltaico FV Libenergy Morata: 54,6 megawatt di capacità installata e 45,43 megawatt di capacità nominale, con una linea interrata a 30 kV fino alla sottostazione collettrice SET Villarrubia-Elevación 30/220 kV. La notizia è comparsa nei giorni scorsi sul portale del Ministero per la transizione ecologica. Un impianto come questo, da qui in avanti, non venderà semplicemente elettricità: parteciperà a un sistema in cui il valore della sua produzione dipenderà anche dalla capacità di garantire potenza nei momenti critici.
Per chi produce, il messaggio è netto: produrre tanto nelle ore centrali di una domenica di maggio, quando la domanda è bassa e l’offerta abbondante, varrà sempre meno. Per chi consuma, il meccanismo ha un costo — quei 900 milioni l’anno non sono altro che un trasferimento che finirà in bolletta, spalmato su famiglie e imprese — ma ha anche un beneficio: ridurre il rischio di blackout e rendere la rete più stabile in un paese dove le rinnovabili coprono ormai una fetta importante della generazione.
Il meccanismo di capacità non è un tecnicismo da addetti ai lavori. È la nuova metrica che deciderà quanto vale l’energia che produci — o che compri. E in Spagna, ora, la partita è aperta.




