Nel 2025 il budget era di 8 miliardi di euro, ma la mancanza dei permessi ha bloccato la maggior parte

Otto miliardi di euro. Tanto è costata la tornata 2025 del SDE++, il principale strumento olandese per incentivare la produzione di energia pulita. Una cifra imponente, che ha permesso di approvare 283 progetti e di ottenere una riduzione attesa delle emissioni di CO2 pari a 1,74 milioni di tonnellate, come si legge nel documento di sintesi pubblicato dal governo lo scorso 23 giugno. Eppure, dietro questi numeri c’è un paradosso che andrebbe raccontato di più: due project su tre presentati per ottenere il contributo sono stati respinti.

Un fiume di miliardi, ma due terzi restano a secco

A certificarlo, già nel 2025, era stata la Rijksdienst voor Ondernemend Nederland (RVO), l’ente che gestisce le domande per conto dello Stato: due terzi delle richieste di accesso al SDE++ sono state respinte al mittente. Motivo? Molto spesso banale: mancavano i permessi obbligatori. Un dettaglio che, per chi presenta un progetto da centinaia di migliaia o milioni di euro, si trasforma nella pietra tombale su mesi di lavoro preparatorio.

Il sistema SDE (poi evoluto in SDE++) esiste dal 2008, quando il governo olandese decise di garantire un prezzo minimo ai produttori di energia rinnovabile per coprire la differenza tra il costo di produzione e il prezzo di mercato. Un meccanismo che ha funzionato: in quasi vent’anni ha trainato l’installazione di parchi eolici e fotovoltaici, rendendo i Paesi Bassi uno dei mercati più dinamici d’Europa. Il budget del 2025, 8 miliardi, non è stato deciso a caso ma calibrato sui progetti attesi e sullo spazio di cassa disponibile, come spiegato nei documenti parlamentari.

Ma la tensione amministrativa è destinata ad aumentare: dal 2027, secondo le regole europee, non sarà più consentito concedere sussidi per la generazione di elettricità rinnovabile. Una scadenza che trasforma il SDE++ in una partita a tempo, dove ogni finestra di apertura conta il doppio.

Quando il sussidio diventa un’eccezione

L’attuale meccanismo, nato come stimolo alla transizione, rischia di scontrarsi con una scadenza normativa che cambia le carte in tavola. Il divieto europeo di sussidiare l’elettricità verde significa che progetti presentati senza la documentazione giusta o in ritardo potrebbero restare definitivamente fuori, senza appelli futuri. È qui che il 66% di domande respinte nel 2025 smette di essere una statistica e diventa un campanello d’allarme per chiunque abbia intenzione di investire.

C’è un elemento di contesto che può fare la differenza per i progetti già in fase avanzata. Lo scorso aprile, l’Autorità olandese per i consumatori e i mercati (ACM) ha annunciato un regime transitorio: chi prenderà una decisione finale di investimento prima del 1° gennaio 2032 potrà beneficiare di un periodo di 20 anni senza dover pagare alcuna tariffa di immissione. Una protezione pensata per non penalizzare chi si è mosso per tempo, prima che il quadro europeo chiudesse definitivamente la porta ai sussidi sull’elettricità.

Nel frattempo, secondo uno studio condotto da Aurora Energy Research e citato nella comunicazione governativa del 3 luglio scorso, per centrare gli obiettivi climatici nazionali servirebbe un budget annuale di circa 10,5 miliardi di euro, ben più degli 8 stanziati nel 2025. Un fabbisogno che, se confermato, renderà ancora più competitiva ogni futura finestra di finanziamento.

Ottobre 2026: l’ultima finestra utile

Con il 2027 alle porte, la prossima apertura del SDE++ assume un valore strategico. Il ministero ha già fissato le date: si parte il 27 ottobre 2026 e si chiude il 26 novembre. Un mese esatto per presentare progetti che, in molti casi, decideranno il futuro economico di aziende agricole, cooperative energetiche e sviluppatori.

Per chi sta preparando una domanda, il messaggio è chiaro: non basta avere un buon progetto, servono tutti i permessi in ordine, e servono prima di premere invio. La lezione del 2025 lo dimostra: presentarsi con una pratica incompleta equivale quasi sempre a un rifiuto. Con l’aggravante che, tra meno di cinque mesi dall’apertura della finestra e l’entrata in vigore delle nuove regole europee, i margini di errore si restringono.

Il sussidio c’è, ma la strada per ottenerlo è sempre più stretta. Anticipare le scadenze, preparare i permessi e leggere con attenzione le condizioni transitorie dell’ACM farà la differenza tra chi riceverà il contributo e chi resterà fuori.