La strategia di Ocean Winds nel Moray Firth punta a creare un polo da 4 gigawatt, ma i costi di
Un raddoppio che non è solo un numero
La scorsa settimana, il governo scozzese ha concesso i consensi e le licenze marine per Caledonia North e Caledonia South, due parchi eolici offshore che assieme aggiungono 2 gigawatt di capacità all’estuario di Moray. I numeri assoluti sono da prospetto finanziario: 429 chilometri quadrati di superficie, fino a 140 turbine, una potenza installata che equivale a quella di due grandi centrali a gas. Secondo quanto dichiarato da Ocean Winds nel suo Supply Chain Development Statement, lo sviluppatore ha impegnato 1,7 miliardi di sterline di spesa in Scozia per i due progetti. È la cifra che trasforma un’autorizzazione amministrativa in una promessa di commesse, cantieri e posti di lavoro.
Ma il dato che pesa di più è un altro: con Caledonia, la capacità di generazione complessiva del firth raddoppia. Moray East e Moray West, i due impianti già operativi o in fase avanzata, assommano a 1.832 megawatt (950 il primo, 882 il secondo). Con i 2.000 megawatt appena autorizzati, la soglia dei 4 gigawatt è a un passo. Affinché il conto torni, però, serve molto più di un decreto.
La strategia del cluster: Moray East, West, e ora Caledonia
Ocean Winds non è arrivata per caso nel Moray Firth. Già gestisce Moray East e Moray West, entrambi nella stessa area. Caledonia rappresenta il terzo atto di una strategia di cluster: concentrare più impianti in un unico specchio di mare per condividere infrastrutture portuali, catena di fornitura e competenze. Il progetto si articola in due sezioni ben distinte. Caledonia North, a fondo fisso, sorgerà a circa 28 chilometri dalla costa di Wick e 48 da Banff, con fino a 77 turbine per 1 gigawatt. Caledonia South, più distante (45 chilometri da Wick, 35 da Banff), combina fondazioni fisse e turbine galleggianti: delle 78 macchine previste, non più di 39 poggeranno su piattaforme non ancorate al fondale. Insieme, porteranno il portafoglio di Ocean Winds nella regione a quasi 4 gigawatt e, secondo l’azienda, a oltre 200 ruoli operativi a lungo termine.
L’operazione si inserisce nella cornice di ScotWind, la prima tornata di leasing per l’eolico offshore in acque scozzesi dopo un decennio di stallo. A gennaio 2022, Crown Estate Scotland annunciò l’assegnazione di 20 accordi di opzione sul fondale marino. Il primo progetto a ricevere sia il permesso onshore che il consenso offshore, nel 2025, è stato il West of Orkney Windfarm: 2 gigawatt, fino a 125 turbine a fondo fisso, sviluppato da Corio Generation, TotalEnergies e RIDG. Caledonia North e South sono il secondo blocco di progetti ScotWind a ottenere il via libera ministeriale. Il dato non è solo anagrafico: indica che Ocean Winds ha scavalcato altri assegnatari, posizionandosi come il player più rapido nel tradurre le opzioni di leasing in approvazioni esecutive. Ma la rapidità sulla carta non garantisce la messa a terra dei capitali.
Il vero ostacolo: costi di trasmissione e promesse da mantenere
Il consenso dei ministri scozzesi è un lasciapassare necessario, non sufficiente. Il passaggio critico si chiama Final Investment Decision (FID), il momento in cui lo sviluppatore impegna i miliardi necessari alla costruzione. E qui si annida un paradosso. L’UK Country Manager di Ocean Winds lo ha scritto nero su bianco nello stesso comunicato che celebra l’autorizzazione: «l’incertezza sui segnali di mercato, in particolare i costi di trasmissione, rimane il fattore critico per determinare se progetti come Caledonia possano procedere alla FID come previsto». Tradotto: il costo per connettere 2 gigawatt di potenza alla rete elettrica potrebbe rendere l’investimento meno attraente di quanto appaia sulla carta. Nel Regno Unito, le spese di trasmissione variano in base alla distanza dai centri di consumo e alla congestione della rete, e il Moray Firth non è esattamente adiacente ai grandi poli industriali inglesi. Se il regolatore dovesse rivedere al rialzo queste tariffe, l’equilibrio economico di Caledonia — già basato su contratti per differenza e incentivi — ne risentirebbe in modo significativo.
A complicare il quadro c’è un’altra condizione sospensiva contenuta nel provvedimento di autorizzazione: prima di avviare i lavori, Ocean Winds deve presentare ai ministri un piano dettagliato di compensazione per gli uccelli marini, e quel piano deve essere approvato. Non è una formalità ambientale; in altri progetti offshore britannici, simili richieste hanno allungato i tempi di mesi o innescato revisioni del layout. L’azienda dovrà dimostrare che le 140 turbine previste nell’outer Moray Firth non produrranno un impatto inaccettabile sulle popolazioni che attraversano l’estuario. Senza quel via libera, il raddoppio della capacità resterà una voce su un comunicato stampa.
Il prossimo indicatore da tenere d’occhio è duplice: la presentazione del piano di compensazione ornitologica e, soprattutto, la finestra temporale per la decisione finale di investimento. In un mercato dove il costo della connessione alla rete può spostare di qualche punto percentuale il margine di un progetto, anche un colosso da 2 gigawatt rischia di restare al palo se il conto della trasmissione si rivela più salato del previsto. I numeri di Caledonia sono imponenti, ma per diventare elettroni nella rete britannica dovranno superare un esame che non si misura in megawatt.




