Il ritmo attuale di installazioni è insufficiente per colmare il divario verso l’obiettivo degli 80 GW

Nei primi sei mesi del 2026 l’Italia ha connesso 3.093 MW di nuova potenza fotovoltaica, portando la capacità installata a 46.606 MW, distribuita su oltre 2,2 milioni di impianti. Un numero che non si era mai visto in valore assoluto, e che pure non basta. A certificarlo è l’elaborazione dei dati Gaudì di Terna pubblicata da ITALIA SOLARE lo scorso 20 luglio: 89.173 nuovi impianti in sei mesi, 1.350 MWh di nuova capacità di accumulo elettrochimico, quasi 20 GWh di storage cumulato al 30 giugno. Numeri da primato che, messi accanto ai target del PNIEC e alla concorrenza europea, raccontano una storia molto meno trionfale di quanto appaia a prima vista.

Il record che non basta

Nel frattempo la geografia del nuovo fotovoltaico è cambiata. Il mercato, spiega ITALIA SOLARE, è «sempre più concentrato negli impianti di taglia media e grande»: la crescita dei segmenti commerciale, industriale (C&I) e utility scale compensa il calo del residenziale. Tradotto: meno pannelli sui tetti delle case, più distese in campagna e capannoni. Non è di per sé un male — anzi, i grandi impianti sono indispensabili per fare volume — ma sposta il baricentro della transizione lontano dal cittadino-proprietario che fino a ieri ne era il traino.

La rincorsa impossibile: i conti con il PNIEC e il sorpasso francese

Per capire la distanza tra i numeri e l’obiettivo, basta un conto elementare. Il target nazionale è di 80 GW al 2030. Per raggiungerlo, servirebbero 7-8 GW di nuova capacità all’anno dal 2024 in poi. Nel 2025 l’Italia ha aggiunto circa 6,4 GW, e il ritmo del primo semestre 2026 — proiettato sull’intero anno — si attesterebbe attorno ai 6,2 GW. Siamo sotto la soglia minima di 7 GW, e il divario non accenna a colmarsi. Con 46,6 GW installati a metà 2026, mancano oltre 33 GW in meno di quattro anni: servirebbe un’accelerazione che i numeri attuali non mostrano, né sul fronte delle autorizzazioni né su quello delle connessioni.

E mentre l’Italia arranca, la competizione europea non aspetta. Secondo il rapporto di SolarPower Europe, nel 2025 l’Italia è scivolata dal terzo al quarto posto nella classifica UE per nuove installazioni solari, superata dalla Francia. Un sorpasso che non è solo simbolico: la Francia ha un piano industriale e regolatorio che sta producendo volumi costanti, mentre l’Italia continua a dipendere da scatti intermittenti, con picchi seguiti da frenate, e con un residenziale che perde quota mese dopo mese.

Il paradosso è tutto qui: il 2026 segna il record assoluto di nuova potenza in un semestre, ma proprio mentre il dato esce, la traiettoria verso il 2030 resta inclinata verso il basso. Non è una contraddizione: è la prova che i target non si misurano sui picchi, ma sulla costanza. E l’Italia, in questo, non ha ancora trovato il passo giusto.

Il nuovo fronte: grandi impianti, piccoli proprietari esclusi

Il paesaggio solare italiano sta cambiando geografia. I dati del primo semestre confermano che la crescita del C&I e dell’utility scale compensa il calo del residenziale, ma questa compensazione non è neutra: sposta il beneficio economico della transizione verso soggetti industriali e finanziari, lasciando indietro famiglie e piccole imprese. Se il residenziale continua a perdere terreno — e il trend è ormai strutturale, non congiunturale — viene meno proprio quel modello di generazione distribuita che in Italia aveva funzionato come pochi altri in Europa. Restano i grandi numeri, sì, ma con un’equità minore. E senza una correzione di rotta, la domanda non è più se raggiungeremo gli 80 GW, ma per chi li raggiungeremo.

Con il residenziale in ritirata e i grandi impianti a spingere, la transizione energetica italiana rischia di perdere la sua anima diffusa. Servono nuove regole, nuovi incentivi, o semplicemente un orizzonte normativo meno incerto di quanto sia apparso negli ultimi diciotto mesi? La prossima mossa del governo è attesa. I prossimi sei mesi diranno se il record di questo semestre è l’inizio di una rincorsa vera o l’ennesimo fuoco di paglia.