La collisione tra due navi jack-up nel porto danese costa 134 milioni di euro
Un miliardo di corone in fondo al mare
Oltre 1 miliardo di corone danesi (circa 134 milioni di euro) per una manovra portuale finita male. È la stima preliminare dei danni emersa nei giorni scorsi dopo la collisione tra due navi jack-up nel porto di Esbjerg, lo scorso 11 giugno. La Brave Tern, di proprietà della norvegese Fred. Olsen Windcarrier, stava uscendo dal porto carica di sezioni di torre e pale per il parco eolico Thor quando è stata spinta dal vento contro la Wind Keeper, ormeggiata in banchina e di proprietà della danese Cadeler.
Il gigante colpito: Thor e le navi dei record
La Brave Tern era la nave principale per l’installazione delle turbine al parco eolico Thor, 1,1 GW di potenza, 72 aerogeneratori Siemens Gamesa SG 14-236 DD da 15 MW ciascuno. Un progetto da oltre 2 miliardi di euro complessivi, con piena messa in servizio prevista per il 2027. La nave, costruita nel 2013 e più volte aggiornata, rappresenta il tentativo di Fred. Olsen di restare competitiva in un mercato che chiede navi sempre più alte, più forti, più grandi. Già nel 2020 la compagnia aveva avviato un programma di upgrade per tre delle sue jack-up – Brave Tern, Bold Tern e Blue Tern – e nel 2023 aveva affidato a Navantia un ulteriore intervento di potenziamento proprio sulla Brave Tern.
Ed è qui il paradosso: un investimento tecnologico di anni, pensato per operare in mare aperto con condizioni meteo avverse, viene messo fuori gioco da una raffica di vento in porto, a poche centinaia di metri dalla banchina di partenza. Le pale danneggiate, il fermo della nave, i ritardi sulla tabella di installazione si sommano in un conto che supera il miliardo di corone. E siamo solo alle stime iniziali: mancano all’appello i costi di riparazione, le penali contrattuali, l’impatto assicurativo.
Vince chi ha le navi giuste (al momento giusto)
Mentre danesi e norvegesi discutono le responsabilità, il mercato non sta a guardare. Cadeler, la società danese proprietaria della Wind Keeper, ha investito forte sulla nuova nave. Acquisita nel maggio 2025 come nuova costruzione – si chiamava Boqiang 3060 – e preparata per turbine da 15 MW, la Wind Keeper si è già aggiudicata un contratto triennale con Vestas del valore di circa 210 milioni di euro. Il contratto è stato firmato nell’estate 2025 e dovrebbe partire proprio in questi mesi. Che la nave sia stata urtata non la mette certo fuori uso, ma il cantiere di Esbjerg tiene banco: ogni giorno di fermo è denaro che non entra.
Fred. Olsen Windcarrier, dal canto suo, ha blindato a marzo di quest’anno un accordo decennale di manutenzione con Siemens Gamesa. Dieci anni di lavoro assicurato, con possibilità di estensione, per le navi della flotta. Un’intesa che nel lungo periodo dovrebbe dare stabilità, ma che oggi si scontra con l’emergenza: la nave di punta per l’installazione è bloccata, e i concorrenti potrebbero approfittare del ritardo per rosicchiare quote in nuovi bandi.
Intanto nuovi progetti premono sull’acceleratore. Il 26 giugno è stato depositato il rapporto di scoping per Gwynt Glas, un parco eolico galleggiante da 1,5 GW. Con sempre più turbine da installare e poche navi capaci di farlo, ogni incidente rischia di alzare i premi assicurativi e allungare le attese. I conti veri, con le perdite operative e l’impatto sulle commesse, arriveranno con il bilancio semestrale di Fred. Olsen. Per ora, il miliardo di corone è solo la cifra più visibile di una collisione che svela un settore in tensione, dove il confine tra un record tecnologico e un errore di manovra è più sottile di quanto sembri.




