Il patto brasiliano per l’equità di genere punta a rendere la transizione energetica più stabile e meno costosa
Hai presente quando apri la bolletta e ti chiedi se tutta questa transizione energetica porterà mai a qualcosa di concreto, oltre ai proclami? Succede anche a me. E succede anche quando leggi di ennesimi progetti bloccati, rinviati o cancellati, mentre dall’altra parte del mondo esultano per un primato tecnologico che sembra lontanissimo dalla nostra vita quotidiana.
Progetti bloccati e record lontani, chi paga?
Prendi la Svezia: a luglio 2026 il governo ha autorizzato due parchi eolici offshore ma lo stop a 11 progetti eolici svedesi per motivi di sicurezza nazionale ha di fatto ridotto la nuova potenza disponibile. Meno pale, meno energia rinnovabile immessa in rete, e i prezzi all’ingrosso restano alti. Nel Mare del Nord, invece, il progetto pilota PosHYdon ha appena prodotto idrogeno verde direttamente su una piattaforma già operativa. Un risultato tecnico importante.
Ma in cabina di regia, nomi e volti restano quasi sempre maschili. E il collegamento con la nostra bolletta? C’è, eccome.
Quindici reti di donne e un patto che mancava
Mentre in Europa si litiga su difese militari e si stappano bottiglie per record ingegneristici al maschile, in Brasile è successa una cosa diversa. Il 12 agosto 2025, l’iniziativa Women in Wind del Global Wind Energy Council ha firmato l’adesione al Patto Nazionale per l’Equità di Genere nell’Energia in Brasile, un accordo che unisce oltre 15 reti femminili del settore energetico brasiliano. Non un convegno, non un manifesto: un patto scritto, consegnato formalmente a Elbia Gannoum, inviata speciale del governo per l’energia alla COP30 e vicepresidente GWEC, che lo ha accolto con grande felicità e responsabilità.
La Lettera delle Donne del Patto Energetico brasiliano elenca cinque impegni precisi: garantire rappresentanza di genere nelle decisioni su clima ed energia; inserire indicatori di genere e razza nelle politiche di transizione; combattere la povertà energetica con un approccio di giustizia di genere; promuovere la qualificazione e l’occupabilità delle donne nella nuova economia verde; rafforzare le reti femminili nel settore. Non sono buoni propositi generici: sono azioni misurabili.
Roberta Cox, firmando per Women in Wind, ha detto che la transizione energetica del Brasile deve essere non solo verde, ma anche giusta e inclusiva. E Marcela Ruas, che ha coordinato l’ingresso di Women in Wind nel patto, ha aggiunto che è stato estremamente gratificante contribuire a questo risultato.
Cosa c’entra la bolletta con l’equità di genere in Brasile
La lezione per noi è meno astratta di quanto sembri. Quando un paese emergente come il Brasile, che ospiterà la COP30 e ha un potenziale enorme di energie rinnovabili, decide di mettere l’equità di genere e razza al centro della propria strategia energetica, sta dicendo una cosa molto pratica: i progetti che includono voci diverse hanno meno probabilità di naufragare per conflitti sociali, opposizioni locali o cattiva gestione. E questo significa meno interruzioni, meno costi imprevisti, più stabilità per gli investitori e, a cascata, prezzi dell’energia meno volatili anche sui mercati internazionali.
In Europa, invece, vediamo progetti bloccati da veti incrociati — difesa, paesaggio, pesca — proprio perché il dialogo con i territori e le comunità è spesso trascurato. Coinvolgere donne e minoranze non è una questione di buoni sentimenti: è un metodo per aumentare la probabilità che un impianto venga accettato, costruito e gestito bene. Il manager uomo che taglia il nastro può andare bene per la foto, ma la tenuta del progetto nel tempo dipende da chi lo fa funzionare ogni giorno.
Per chi come noi guarda alla bolletta e alle scelte di consumo, il messaggio è concreto: quando sentite parlare di nuovi parchi eolici o comunità energetiche, chiedetevi se sono nati con un processo inclusivo o calati dall’alto. Perché i primi, nel lungo periodo, costano meno e rendono di più. I secondi rischiano di restare sulla carta, o peggio, di diventare l’ennesima voce di spesa senza ritorno.




