L’acquisizione da 330 milioni segna l’ingresso produttivo nel continente e la diversificazione oltre i tracker
330 milioni di euro. Non è il costo di un nuovo impianto, ma il prezzo pagato da Nextpower per Zimmermann PV Steel Group. Una cifra che racconta più di una strategia che di una semplice acquisizione. Il 26 giugno il gruppo statunitense — nato come Nextracker e ribattezzato Nextpower nel novembre 2025 — ha annunciato l’accordo per rilevare Zimmermann per un massimo di 330 milioni di euro (circa 376 milioni di dollari) tra contanti e azioni. La transazione, che dovrebbe chiudersi nella seconda metà dell’anno fiscale 2027, è l’operazione più costosa mai portata a termine da Nextpower: supera di oltre dieci milioni di dollari l’acquisizione di Prevalon conclusa appena un mese fa. Per capire perché Nextpower abbia messo sul piatto una cifra simile bisogna guardare oltre gli inseguitori solari, il business che l’ha resa leader mondiale.
Il prezzo della trasformazione
Da quando ha cambiato nome, Nextpower ha smesso di raccontarsi come semplice fornitore di tracker. L’azienda punta a diventare una piattaforma di soluzioni energetiche integrate: non solo strutture mobili per moduli, ma servizi, inverter, accumulo e componenti. L’obiettivo dichiarato è che circa un terzo del fatturato arrivi da prodotti non tracker entro il 2030. Su un traguardo di ricavi compreso tra 4,8 e 5,6 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2030, vuol dire generare tra 1,6 e 1,9 miliardi di dollari fuori dal perimetro storico.
L’acquisizione di Zimmermann offre un primo assaggio concreto di questa traiettoria. Secondo la società, l’operazione potrebbe aggiungere circa 300 milioni di dollari di fatturato annuo e 45 milioni di EBITDA rettificato. Non si compra solo acciaio e capacità produttiva, ma un pezzo di quella diversificazione che serve a dare corpo ai numeri del 2030. La domanda che resta è: perché proprio l’Europa? E quali altri tasselli mancano per completare la piattaforma?
La caccia all’Europa e alle tecnologie mancanti
La risposta è nella mappa delle acquisizioni recenti di Nextpower, che disegnano un doppio movimento: mettere radici produttive in Europa e integrare verticalmente le tecnologie che completano un impianto. Con Zimmermann, Nextpower si espande per la prima volta con uno stabilimento nel continente e si assicura competenze nella lavorazione dell’acciaio e nella componentistica per tracker. Come ha spiegato l’amministratore delegato Dan Shugar, l’operazione segna il «prossimo capitolo» internazionale dell’azienda.
L’integrazione verticale, però, non si ferma all’acciaio. Già nei mesi scorsi il gruppo ha rilevato le tecnologie inverter di Zigor e Apex Power in un accordo da oltre 80 milioni di dollari. I prodotti coprono un arco che va dai 600V ai 2.000V, con configurazioni modulari fino a 5,2 MVA di capacità massima: sistemi pensati per impianti utility-scale, accumulo e data center.
E gli inverter potrebbero essere il prossimo passo. Alessio Mastrandrea, analista di Bloomberg Intelligence, ha osservato che ormai a Nextpower manca solo quello per completare la piattaforma europea. Interpellato su quali altri segmenti del mercato europeo potrebbero entrare nel mirino, Mastrandrea ha risposto che l’unica cosa assente al momento sono gli inverter. La logica è lineare: chi fornisce già tracker, componenti in acciaio e tecnologie per l’elettronica di potenza può proporre un’offerta integrata che semplifica la costruzione degli impianti. L’Europa, con i suoi obiettivi di decarbonizzazione e la spinta al reshoring, è il banco di prova naturale.
Ma la partita non si gioca solo in Europa. Il mercato globale degli inseguitori è in piena mutazione, e le gerarchie che sembravano consolidate stanno scricchiolando.
Chi sale e chi scende nel grande gioco dei tracker
Nel 2023 tre produttori statunitensi hanno rappresentato oltre la metà delle spedizioni globali di inseguitori solari e il 90% del mercato domestico, il più grande al mondo. Un anno dopo, la fotografia è cambiata. Nextpower (allora Nextracker) ha mantenuto la leadership con una quota del 26% e 28,5 GW di spedizioni, ma Arctech Solar, la principale azienda cinese del settore, ha superato i precedenti inseguitori — Array Technologies, GameChange Solar e PV Hardware — erodendo quote di mercato a tutti e tre. La crescita è stata trainata da mercati extra-occidentali come India e Arabia Saudita, dove i produttori asiatici possono competere su scala e prezzo.
Il quadro racconta una verità scomoda per chi vive di soli tracker: il vantaggio tecnologico e la posizione dominante negli Stati Uniti non bastano più a proteggere le quote globali. Nextpower guida ancora il gruppo, ma la pressione di Arctech e di altri player emergenti accorcia le distanze. In questo scenario, la scelta di puntare su ricavi non tracker non è un vezzo strategico: è una necessità per costruire barriere competitive che vadano oltre la pura fornitura di hardware. Se l’azienda centrerà il 30% di fatturato fuori dagli inseguitori entro il 2030, la mossa Zimmermann potrebbe essere solo il primo tassello di una strategia da 5 miliardi di dollari. Numeri che ridisegnano il mercato e che ora tutti terranno d’occhio.




