Il piano da 165 miliardi di corone punta a ridurre la dipendenza dal gas con tre nuovi reattori

Immaginate di aprire la bolletta dell’elettricità a inizio 2026 e trovare una cifra che non avreste mai pensato di vedere. È successo a migliaia di famiglie svedesi dopo che, lo scorso marzo, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha mandato in tilt il mercato del gas, esponendo la vulnerabilità dell’Europa ai combustibili fossili. Il prezzo dell’energia è schizzato, e con lui la consapevolezza che la dipendenza da petrolio e gas è un lusso che non possiamo più permetterci. Ma mentre il resto d’Europa faceva i conti con la paura, la Svezia non stava a guardare: la risposta era già nei cantieri. La scorsa settimana, Vattenfall ha messo nero su bianco i risultati semestrali e un piano di investimenti da 165 miliardi di corone che promette di cambiare le carte in tavola.

La scossa in bolletta

Nessuno si sarebbe aspettato di tornare a parlare di bollette impazzite, eppure. L’interruzione del traffico navale nello Stretto di Hormuz ha fatto balzare i prezzi del gas e del petrolio, colpendo anche i Paesi nordici che, pur con un mix energetico più pulito, restano agganciati alle dinamiche globali dei combustibili fossili. Per le imprese e le famiglie svedesi, quel rincaro in bolletta è stato il campanello d’allarme definitivo. E ha accelerato un processo che era già in moto: la Svezia vuole blindare la propria sicurezza energetica, costi quel che costi. Ma non si tratta solo di proteggersi da future crisi geopolitiche; è anche una scommessa su un futuro di prezzi più stabili e prevedibili.

Il ritorno del nucleare svedese

Dalla paura all’azione, i numeri parlano chiaro. Vattenfall ha deciso un piano di investimenti per il periodo 2026–2030 pari a 165 miliardi di corone svedesi, la maggior parte dei quali sarà spesa proprio in Svezia. Una cifra monstre che include il potenziamento di tutte le fonti rinnovabili, ma che ha nel nucleare il suo fulcro strategico. Nella primavera scorsa, Videberg Kraft ha selezionato Rolls‑Royce come fornitore per tre reattori SMR (piccoli reattori modulari) che sorgeranno sulla penisola di Värö, accanto all’esistente centrale di Ringhals. Il progetto Videberg aggiungerà circa 1,5 GW di capacità alla rete e, stando a World Nuclear News, sarà la prima centrale nucleare svedese costruita in oltre quattro decenni.

La scelta non è piovuta dal cielo. La selezione di Rolls‑Royce SMR è stata la fase finale di un processo competitivo in cui l’alternativa era il BWRX‑300 di GE Vernova Hitachi, un altro modello di piccolo reattore su cui anche la svedese AFRY aveva puntato stringendo una collaborazione non esclusiva con il colosso americano‑giapponese. Già nel dicembre 2024 il governo svedese aveva ricevuto una richiesta di aiuti di stato che copriva entrambe le tecnologie. Ora il dado è tratto: la Svezia scommette sul progetto britannico, che promette costi di costruzione contenuti e tempi certi grazie alla produzione modulare in fabbrica.

Nel frattempo, l’utile operativo di Vattenfall è cresciuto del 45% nel primo semestre dell’anno, toccando i 22,1 miliardi di corone. Soldi che, uniti alla ritrovata determinazione politica, alimentano una strategia di diversificazione a tutto campo: in primavera è stato inaugurato il parco ibrido di Bruzaholm, che combina 139 MW di eolico con 38 MW/38 MWh di accumulo a batteria, e in Germania sono entrati in funzione due parchi solari su larga scala per un totale di 126 MWp. Ma è la prospettiva di avere reattori pronti a funzionare a ciclo continuo, senza dipendere dal meteo o dalle rotte navali, a far brillare gli occhi di chi deve fare i conti a fine mese.

Cosa cambia per te

Oltre i titoli, ecco cosa significa nel concreto per chi paga le bollette. Gli SMR sono piccole centrali nucleari prodotte in serie, trasportabili e installabili in tempi molto più brevi rispetto ai grandi impianti tradizionali. Per un’azienda manifatturiera o per una famiglia, questo si traduce in due vantaggi chiave: meno paura di black‑out e prezzi dell’energia meno volatili nel medio‑lungo termine. Se oggi il costo di una bolletta può impazzire per una crisi dall’altra parte del mondo, domani – con una rete alimentata in quota significativa da fonti stabili come il nucleare e con l’appoggio di eolico, solare e batterie – quegli scossoni potrebbero essere molto meno violenti.

Quanto costerà esattamente l’elettricità prodotta dagli SMR? I dettagli finanziari non sono ancora pubblici, ma la logica è quella di un investimento iniziale ammortizzato su decenni, con costi operativi bassi e prevedibili. Secondo le valutazioni preliminari della Commissione europea, la capacità totale di piccoli reattori nell’UE potrebbe raggiungere tra 17 e 53 GW entro il 2050. La Svezia si sta portando avanti per non farsi trovare impreparata, e per assicurarsi che la prossima volta che qualcuno chiude uno stretto, le luci restino accese e le bollette non vadano in fumo.

La partita è aperta – andranno risolti permessi, finanziamenti e l’inevitabile dibattito pubblico – ma la direzione è segnata. La prossima volta che guarderai la tua bolletta, saprai che dietro c’è una scelta precisa: il nucleare è tornato per rimanere, e porterà con sé prezzi più stabili.