L’accordo tra Enea e IP punta a portare idrogeno e biocarburanti nei 4.000 distributori della rete
Hai mai fissato il display della pompa mentre i numeri scorrono veloci, chiedendoti quanto ti costerà arrivare a fine mese? In quel momento, le promesse di idrogeno e biocarburanti sembrano fantascienza, roba da laboratori lontani o da spot pubblicitari patinati. Eppure, proprio nei giorni scorsi, qualcosa si è mosso davvero. Giovedì scorso, 16 luglio, la presidente dell’ENEA Francesca Mariotti e l’amministratore delegato di IP Levan Davitashvili si sono seduti attorno a un tavolo a Roma per dare il via alla fase operativa di un protocollo d’intesa che punta a portare carburanti sostenibili nella rete di distribuzione più capillare d’Italia. Tradotto: l’obiettivo è fare in modo che, un giorno, alla pompa tu possa scegliere qualcosa di diverso dal solito gasolio o dalla benzina, senza dover attraversare la città per trovare l’unico distributore attrezzato.
Quanto ci costa un litro di verde?
Fermiamoci un attimo davanti a quella pompa. Oggi, quando fai il pieno, il portafoglio piange e la testa si riempie di domande. Sentiamo parlare di carburanti “green”, ma poi guardiamo le etichette e troviamo gli stessi nomi di sempre, gli stessi prezzi che ballano. Il biocarburante? L’idrogeno? Sembrano opzioni per flotte aziendali o per chi guida auto che costano quanto un appartamento. Non proprio roba da tutti i giorni. E questo scetticismo è sano: la transizione energetica, se non arriva al distributore sotto casa, resta una discussione da addetti ai lavori.
Il punto è che dietro l’etichetta “green” c’è una partita industriale molto concreta, che coinvolge nomi e capitali importanti. Non siamo più alla fase dei proclami, ma a quella in cui si mettono in fila investimenti, infrastrutture e, soprattutto, si cerca di far scendere i costi. Perché se il pieno “verde” costa il doppio di quello tradizionale, il mercato non decolla: né per le famiglie, né per le piccole imprese che con il furgone ci lavorano tutti i giorni. E allora, cosa sta succedendo dietro le quinte per far sì che quelle promesse diventino realtà prima che il tuo prossimo cambio d’olio?
L’intesa che può cambiare le carte
Se il pieno ci pesa, forse la soluzione potrebbe arrivare proprio da quell’intesa firmata nella capitale. L’accordo tra ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie e l’energia, e IP (Italiana Petroli, che dal maggio scorso è entrata a far parte del gruppo azero SOCAR) ha un respiro di quattro anni, prorogabili, e mette sul tavolo un patrimonio di competenze e numeri che fanno riflettere. IP non è un piccolo distributore: con l’acquisizione del 99,82% delle azioni da parte di SOCAR, completata lo scorso 12 maggio, l’azienda ha alle spalle un colosso energetico e gestisce l’intero ciclo del downstream: dall’approvvigionamento del greggio alla raffinazione, dalla logistica fino alla vendita al dettaglio. Numeri alla mano, parliamo di una capacità di lavorazione di circa 10 milioni di tonnellate di greggio l’anno in due raffinerie, oltre 1.500 dipendenti e una rete di più di 4.000 punti vendita tra i marchi IP e IPlanet. Una presenza capillare che, se convertita alla distribuzione di nuovi carburanti, potrebbe cambiare l’esperienza di milioni di automobilisti.
L’incontro dello scorso 16 luglio ha segnato proprio il passaggio dalle intenzioni alla pratica. Non si tratta solo di studi teorici: ENEA porta in dote una collaborazione avviata già nel 2022 con ErreDue per sviluppare soluzioni innovative di produzione di idrogeno da elettrolisi, mentre IP ha già realizzato una Hydrogen Valley nella raffineria Sarpom di Trecate, pensata per decarbonizzare i processi industriali e per produrre carburanti sostenibili per la mobilità. L’idea è chiara: usare l’idrogeno non solo per rendere più pulite le raffinerie, ma anche per creare combustibili liquidi a basso impatto ambientale che possano essere distribuiti nelle stesse stazioni di servizio che già frequentiamo, senza dover stravolgere le abitudini di rifornimento. Per un’azienda come IP, che fa del downstream la sua ragione sociale, questo significa poter offrire un prodotto nuovo senza dover abbandonare l’infrastruttura esistente. Per te, significa che un giorno potresti arrivare al distributore sotto casa e trovare una pompa in più, senza code né percorsi alternativi.
Ma non siamo all’anno zero. C’è chi ha già investito miliardi e potrebbe dettare il passo nella diffusione dei nuovi carburanti, con un vantaggio competitivo che potrebbe influenzare i prezzi e la disponibilità. Vediamo chi.
E intanto Eni corre da sola
Se IP punta sull’idrogeno e sulle collaborazioni con la ricerca pubblica, Eni ha già cominciato a riempire i serbatoi con biocarburanti idrogenati, gli HVO, sia nella versione diesel che in quella per l’aviazione (il cosiddetto SAF). L’azienda è già oggi il secondo produttore europeo di questi combustibili e ha annunciato l’obiettivo di aumentare la capacità di bioraffinazione dagli attuali 1,65 milioni di tonnellate all’anno a oltre 3 milioni nel 2028 e oltre 5 milioni nel 2030. Un percorso di crescita tracciato, che si appoggia su stabilimenti già operativi e su una rete di distribuzione, Enilive, che porta quei prodotti direttamente ai distributori.
La differenza sostanziale, per chi guarda la pompa sperando in un futuro meno caro, è che l’accordo ENEA-IP prova a mettere un altro soggetto in grado di competere su scala simile. Più operatori ci sono a offrire carburanti sostenibili, più la concorrenza può giocare a favore dei prezzi. E IP, forte della sua rete di 4.000 punti vendita, ha la possibilità di portare la sfida sui carburanti alternativi in aree urbane e periferiche dove oggi il biocarburante o l’idrogeno non arrivano proprio. Non è una rivoluzione domani mattina, ma un percorso che, se portato avanti con pragmatismo, può accorciare i tempi in cui quelle etichette “verdi” smetteranno di essere simboli di nicchia e diventeranno opzioni reali, confrontabili anche al portafoglio.
Il pieno del futuro non sarà solo verde, ma potrebbe costare meno se la concorrenza si gioca sulla sostenibilità. Per ora, teniamo d’occhio la pompa: tra qualche anno, le etichette potrebbero raccontare una storia diversa. E quando alzerai lo sguardo verso il display, potresti trovare sorprese che oggi sembrano solo promesse.




