La Germania punta a 215 GW di solare entro il 2030, ma le installazioni sono insufficienti

I pannelli solari tedeschi non avevano mai prodotto tanto: 43,2 terawattora solo nella prima metà del 2026, il 10% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A certificarlo è l’Istituto Fraunhofer per i sistemi di energia solare (ISE), che ha diffuso le cifre all’inizio del mese. La quota del fotovoltaico nella generazione elettrica nazionale è salita al 18,2%, guadagnando 1,3 punti percentuali in dodici mesi. Eppure, in quelle stesse settimane, i numeri raccontavano una storia diversa, molto meno trionfale.

Record su record: il paradosso tedesco

La potenza installata ha toccato quota 124,9 gigawatt a fine giugno: 7 GW in più rispetto ai 118 GW di inizio anno. Lo scorso anno la Germania aveva già corso veloce, aggiungendo circa 17,5 GW di nuova capacità secondo l’associazione di settore BSW-Solar, oppure 16,2 GW netti se si guardano le rilevazioni più conservative dello stesso Fraunhofer. Cifre che in qualunque capitale europea farebbero gridare al miracolo.

Il problema è che la legge tedesca sulle energie rinnovabili ha fissato un obiettivo molto più ambizioso: 215 GW di solare installato entro la fine del decennio. E qui scatta il paradosso. Perché più i pannelli invadono tetti e campi, più la meta — invece di avvicinarsi — sembra allontanarsi. Non è una sensazione: è un calcolo aritmetico che l’agenzia federale di rete, la Bundesnetzagentur, aveva già messo nero su bianco all’inizio del 2026.

La corsa a ostacoli verso il 2030

Il conto lo aveva fatto la stessa Bundesnetzagentur in un comunicato di inizio gennaio: per arrivare a 215 GW entro il 2030, d’ora in poi bisognerebbe installare in media 19,6 GW all’anno. Un valore che non è mai stato raggiunto. Nel 2025, anno di massimo sforzo, la Germania si era fermata sotto i 18 GW. Nel primo semestre 2026, con i suoi 7 GW, siamo ben al di sotto della metà del fabbisogno annuale teorico — e anche ipotizzando una seconda metà dell’anno più vivace, difficilmente si supererebbero i 14-15 GW complessivi.

Alla fine del 2025 la capacità cumulativa si attestava sui 117 GW secondo il regolatore, o 118 GW secondo BSW-Solar: poco importa la differenza di un gigawatt, quando il traguardo ne richiede ancora una novantina in quattro anni e mezzo. È come partecipare a una maratona con le gambe di un mezzofondista: puoi andare forte per un po’, ma la distanza ti uccide. Il ritmo attuale è incompatibile con i target dichiarati, e non si tratta di un rallentamento fisiologico: è un deficit strutturale che nessun provvedimento legislativo ha ancora colmato.

Dietro le medie si nascondono anche le incognite tecniche e regolatorie. I 19,6 GW/anno sono un valore medio, ma gli ultimi chilometri verso il 2030 richiederanno sforzi ben superiori, perché la curva delle installazioni dovrebbe impennarsi nel 2028‑2029, quando però la disponibilità di terreno, manodopera e capacità di rete rischiano di essere al limite. E qui entra in gioco un’altra cifra che passa spesso sotto silenzio: la Germania non è sola. L’Unione europea nel suo insieme ha raggiunto circa 406 GW di solare nel 2025, secondo l’associazione SolarPower Europe, citata in un documento della Commissione diffuso a gennaio. Berlino pesa per oltre un quarto di quel totale: se rallenta, lo sente tutto il continente.

Chi vince e chi perde nella volata solare

Intanto, c’è chi festeggia. L’industria dell’installazione e della componentistica ha macinato fatturati record. I cittadini con un tetto ben esposto godono di bollette più leggere grazie all’autoconsumo. Le imprese energivore cominciano a considerare i contratti di fornitura rinnovabile come un vantaggio competitivo. Ma se manca il bersaglio generale, diventano vittorie effimere: senza una rete adeguata, senza stoccaggi sufficienti, senza un quadro normativo che trasformi i GW in sistema, il surplus di elettricità solare rischia di valere poco. La quota del 18,2% nella generazione elettrica semestrale è un bel numero, ma dice anche che in certe giornate estive la produzione eccede la domanda, facendo crollare i prezzi e mettendo in difficoltà gli stessi investitori che avevano scommesso sul fotovoltaico come fonte di reddito stabile.

Resta il dubbio, maligno, che la politica abbia inseguito i record senza preoccuparsi abbastanza della loro sostenibilità. Chi ha investito su un impianto convinto che la transizione fosse una corsia preferenziale, oggi si trova in un limbo: i pannelli ci sono, il sole pure, ma la cornice di regole e infrastrutture che dovrebbe valorizzarli è ancora un cantiere. E il tempo stringe, senza alcuna ironia.