Il crollo delle installazioni interne contrasta con gli investimenti miliardari dei grandi gruppi

A maggio 2026 la Cina ha installato 8,68 GW di nuova capacità solare. Il dato, appena diffuso dalla National Energy Administration, non sarebbe di per sé drammatico. A renderlo tale è il confronto con lo stesso mese del 2025: meno 90,66%. È un tonfo che arriva dopo un aprile già nero, con 9,52 GW e un calo del 78,95% su base annua. Eppure, mentre le installazioni franano e il prezzo del polisilicio continua a scendere — 33.200 CNY alla tonnellata, rileva l’ultimo brief settimanale — i grandi player della filiera non smettono di mettere soldi sul tavolo. C’è qualcosa che non torna nella corsa all’espansione di capacità, e provare a capire cosa significa chiedersi chi, fra qualche anno, sarà ancora in piedi.

La scommessa miliardaria

L’annuncio più vistoso porta la firma di Aiko Solar. Già ad aprile la società ha svelato un piano di investimenti da 1,665 miliardi di CNY, poco meno di 230 milioni di dollari, per convertire 11 GW di capacità produttiva in celle ABC. Le linee esistenti a Yiwu e Chuzhou — rispettivamente 5 GW PERC e 6 GW TOPCon — vengono migrate verso una tecnologia più performante, con apporti di capitale da 721 e 944 milioni di CNY. Non è una scommessa sul breve termine: riattrezzare fabbriche quando il mercato domestico è in caduta libera significa contare su un rimbalzo che al momento nessun dato lascia intravedere.

E non è l’unico movimento. Il 24 giugno Chint Electric ha annunciato l’intenzione di rilevare, tramite asta pubblica, una partecipazione del 3,16% nella controllata Chint Anneng. Il prezzo di partenza è fissato a 1,116 miliardi di CNY. Pochi giorni prima, China Resources Power aveva lanciato un tender per l’acquisto centralizzato di 5,4 GW di moduli fotovoltaici nel corso del 2026. Segnali di vitalità, per carità. Ma anche segnali che qualcuno sta costruendo la propria trincea in attesa di una scrematura del mercato. Intanto, qualche crepa già si vede: un contratto di fornitura di attrezzature per il solare del valore di circa 400 milioni di CNY è stato rescisso perché le condizioni sospensive non si sono verificate. Cambiamenti politici e di mercato nel paese dell’acquirente, ha spiegato Autowell, hanno impedito il perfezionamento dell’accordo. Un campanello d’allarme in una partita che si gioca sempre più su scacchieri geopolitici, oltre che industriali.

La realtà dei numeri

Il polisilicio è il termometro più sensibile della filiera. Il N-type refeeding, la qualità di riferimento per le celle più efficienti, è scivolato a 33.200 CNY alla tonnellata la scorsa settimana, con una flessione dello 0,02% su base settimanale che fa il paio con diversi mesi di erosione continua. I fornitori hanno smesso di tagliare i prezzi in modo aggressivo, ma la domanda non riparte perché le installazioni a valle non danno segnali di recupero. È un equilibrio precario, in cui solo 3-4 produttori hanno concluso transazioni e il resto della filiera prende tempo. Se a questo si aggiunge che Pechino sta rivedendo le politiche di sostegno e che l’export comincia a incontrare barriere — la rescissione del contratto Autowell è un episodio da non sottovalutare — il puzzle si complica ulteriormente.

La contraddizione è tutta qui: da un lato Aiko, Chint e China Resources Power che investono e fanno gare per gigawatt di moduli; dall’altro un mercato interno che a maggio ha installato un decimo di quanto installava un anno fa. Le nuove linee ABC di Aiko, quando entreranno in funzione, troveranno acquirenti sufficienti? I moduli ordinati da China Resources Power verranno effettivamente dispiegati sul territorio nazionale o saranno dirottati su mercati esteri che a loro volta stanno alzando barriere doganali e requisiti locali? E se la risposta è l’export, basterà a compensare l’emorragia domestica?

Il conto da pagare

La scommessa è fatta, il mercato no. Resta la domanda più scomoda: chi pagherà per gli impianti che resteranno spenti? La corsa all’espansione di capacità in un momento di domanda anemica è un classico dei settori industriali cinesi — è già successo nell’acciaio, nell’edilizia, nei semiconduttori. L’esito, quasi sempre, è un consolidamento brutale: sopravvivono i gruppi con più liquidità, spesso quelli sostenuti dallo Stato, mentre gli altri finiscono assorbiti o spariscono. Nel solare il processo è ancora in corso, e non è chiaro se il governo sceglierà di intervenire per frenare la sovraccapacità o se lascerà che a dettare le regole sia il mercato. Il tempo stringe: i numeri di maggio non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche.