Il rinvio della revisione delle regole Ue blocca investimenti e progetti come quello di Marco in Puglia
Marco ha un progetto per un elettrolizzatore da 20 MW in Puglia. Lo scorso autunno aveva messo in pausa tutto, aspettando il quadro normativo europeo che doveva arrivare entro giugno. Ha chiamato il suo consulente il 2 luglio, il 10, poi ha smesso. “Fammi sapere quando si muove qualcosa”. Nei giorni scorsi si è mossa: la revisione dell’atto delegato RFNBO è stata rinviata all’autunno. E intanto i costi di sviluppo corrono, gli investitori restano al palo e le banche non aprono le linee di credito se manca certezza su cosa sia idrogeno rinnovabile e cosa no.
L’attesa che costa
La scadenza di fine giugno era attesa da mesi. La Commissione europea avrebbe dovuto rivedere le regole per l’idrogeno rinnovabile di origine non biologica (RFNBO), quelle che definiscono quando l’idrogeno può fregiarsi dell’etichetta “verde” e accedere a incentivi, certificati e contratti di lungo termine. Invece no. Dopo settimane di silenzio, è arrivata la comunicazione: la revisione slitta all’autunno. Nel frattempo, però, la Commissione promette una nuova strategia complessiva sull’idrogeno entro la fine dell’anno. Un doppio binario che suona più come un “ci stiamo lavorando” che come una tabella di marcia.
Per chi come Marco ha già speso centinaia di migliaia di euro in studi di fattibilità e autorizzazioni, ogni mese di ritardo è un costo vivo. “Se le regole cambiano, magari l’impianto che ho progettato non è più a norma oppure perde i requisiti per gli aiuti”, spiega. Il punto è che senza regole chiare, il rischio di un investimento sbagliato è tutto a carico del privato. E non è un caso isolato. Dietro c’è un groviglio normativo che rischia di far deragliare l’intera strategia europea.
Le regole che non arrivano
Quella telefonata è solo la punta dell’iceberg. Già nel giugno 2023 la Commissione aveva adottato formalmente due atti delegati con le regole per l’idrogeno rinnovabile. Il primo definisce le condizioni per cui l’idrogeno è considerato RFNBO, il secondo riguarda la metodologia per calcolare le emissioni di gas serra. Una revisione era comunque prevista, ma non prima del luglio 2028. Accelerare era una scelta politica, dettata dalla necessità di dare segnali a un settore che arranca. E invece il nuovo ritardo si innesta su un tappeto di dati poco incoraggianti.
Secondo una lettera inviata da Hydrogen Europe e altre associazioni di settore, la crescita dell’idrogeno rinnovabile in Europa procede molto più lentamente del previsto e un processo di revisione prolungato “potrebbe creare ulteriore incertezza per gli investitori, ritardare i progetti e minare gli obiettivi fissati dalla Commissione”. Dietro le virgole si legge: se l’Europa non si dà una mossa, gli investitori andranno altrove. Le decisioni di investimento sono già frenate da tensioni geopolitiche, volatilità dei prezzi energetici e incertezza normativa. Rinviare ancora significa aggiungere benzina sul fuoco dell’immobilismo.
Il paradosso è che l’idrogeno rinnovabile serve proprio per stabilizzare i prezzi dell’energia nel lungo periodo e ridurre la dipendenza dal gas. Ma senza un quadro certo, è come pretendere di costruire una casa senza sapere se il terreno è edificabile. E i numeri lo confermano: la capacità installata di elettrolizzatori in Europa è molto al di sotto delle attese, e pochi progetti raggiungono la fase di decisione finale d’investimento.
Bussola a dicembre
Guardare già a dicembre può sembrare una resa, ma è la scelta più razionale per chi ha un progetto nel cassetto. La nuova strategia attesa per fine anno potrebbe almeno ridurre l’incertezza sulle regole del gioco. Non è una bacchetta magica, ma un possibile punto di svolta: se la Commissione chiarisce cosa intende per idrogeno rinnovabile e come intende sostenerlo, allora i piani industriali potranno essere aggiornati con meno rischi.
Nel frattempo, cosa fare? Fermarsi del tutto sarebbe un errore: i progetti vanno tenuti vivi, le autorizzazioni vanno rinnovate, i contatti con i fornitori mantenuti caldi. Ma è anche il momento di dotarsi di un piano B: pensare a configurazioni di impianto flessibili, valutare l’autoconsumo con fonti rinnovabili, esplorare partnership con chi può assorbire l’idrogeno anche senza incentivi. Il rinvio non è una catastrofe, ma un segnale: fino a quando le regole non saranno chiare, ogni decisione diventa una scommessa. Tenere d’occhio dicembre non significa fermarsi, ma scegliere il momento giusto per muoversi.




