L’intesa copre la gestione del terminal e il coordinamento navale per il parco OranjeWind da 795 megawatt

La transizione energetica è fatta di gesti quotidiani: premere un interruttore, caricare il telefono, accendere il forno. Ma perché quel gesto sia possibile senza che la bolletta diventi un salasso, qualcuno deve prima portare una pala eolica in mezzo al mare, montarla e collegarla alla rete. La scorsa settimana, l’accordo tra Clarksons e RWE per il parco OranjeWind ha ricordato a tutti che la partita non si gioca solo con le turbine: si vince nei porti.

Non è una notizia che farà rumore, eppure spiega più di mille dichiarazioni d’intenti come si costruisce davvero un parco eolico offshore. Quando RWE e TotalEnergies hanno deciso di realizzare il progetto OranjeWind da 795 megawatt nel Mare del Nord olandese, la prima domanda non è stata quale turbina scegliere, ma dove mettere i pezzi, chi li movimenta e con quali tempi. La risposta, nei giorni scorsi, è arrivata da Clarkson Port Services BV, che si è assicurata l’accordo di servizi portuali e di agenzia per tutta la fase di costruzione e messa in servizio dell’impianto.

L’accordo OranjeWind: Clarksons si prende il cantiere in mare

Proviamo a immaginare un parco eolico come un enorme mobile da montare. Compri i componenti, ma poi ti servono un piazzale dove scaricarli, una squadra che li sposti senza danneggiarli e un programma che incastri le operazioni senza sprecare un giorno di nave ferma in banchina. Il contratto che Clarksons ha firmato copre esattamente questo: gestione del terminal, coordinamento delle navi, personale dedicato e tutto ciò che serve a non far deragliare un cantiere già di per sé complesso.

Per la joint venture tra RWE e TotalEnergies – formalizzata già nel luglio 2024 – OranjeWind non è un progetto qualunque. È definito come il primo progetto di integrazione di sistema nel mercato olandese: significa che il parco non si limiterà a produrre elettricità dal vento, ma sarà progettato per interagire con la rete in modo più flessibile, assorbendo energia quando serve e immettendola quando la domanda lo richiede. Un impianto del genere ha bisogno di una logistica altrettanto sofisticata, perché ogni ritardo nella fase di costruzione si traduce in mesi di mancata produzione e in costi che, alla fine, si riflettono sul prezzo dell’energia.

La scelta di Clarksons non è casuale: l’azienda conosce bene Eemshaven, il porto della provincia di Groninga che da tempo sta diventando un hub per l’eolico del Nord Europa. E sa anche come lavorare con RWE: ma questo accordo non nasce dal nulla, è l’ultimo tassello di una relazione che va avanti da anni.

Una rete di intese: dalla joint venture al magazzino

Basta guardare indietro di qualche mese per ritrovare le stesse aziende intorno allo stesso tavolo. Nel corso del 2025, la divisione olandese di Clarkson Port Services aveva già siglato due accordi di peso con RWE. Il primo riguarda la costruzione di un nuovo magazzino di circa 1.700 metri quadrati proprio a Eemshaven, nell’area di Beatrixhaven, su un terreno di proprietà di Clarksons. Il secondo, firmato in contemporanea, è un contratto di servizio decennale in esclusiva per il progetto Nordseecluster, un altro parco eolico offshore che RWE sta sviluppando nelle acque tedesche.

Visti in sequenza, questi accordi raccontano una strategia precisa. RWE non cerca fornitori occasionali, ma partner che investano in strutture permanenti e si prendano l’impegno di restare per dieci anni. Per Clarksons, il magazzino di Eemshaven non è solo un capannone: è un presidio fisso in uno dei porti più strategici per l’eolico del Nord Europa, che le permette di offrire a RWE un servizio integrato dalla logistica di magazzino fino al coordinamento delle navi in rada.

Ma Clarksons non è l’unica a muoversi in questo porto; c’è anche chi si è aggiudicato la parte più visibile dei lavori.

La concorrenza arriva in banchina: Buss Terminal e il gioco delle parti

Mentre Clarksons gestisce servizi e agenzia, per l’assemblaggio fisico delle turbine RWE ha scelto un altro specialista. Già nel dicembre del 2024, la joint venture OranjeWind aveva firmato un accordo con Buss Terminal Eemshaven: sarà questa azienda a occuparsi del montaggio delle turbine e dei lavori di costruzione veri e propri, utilizzando le banchine e le aree di assemblaggio del porto di Groninga.

La divisione dei compiti è chiara: da un lato chi movimenta, stocca e coordina; dall’altro chi monta e costruisce. Due contratti distinti, due gruppi diversi, stesso porto. Una concorrenza silenziosa che, alla fine, giova al progetto: avere più attori specializzati riduce i rischi di colli di bottiglia e accelera i tempi. E alla fine, chi ci guadagna di più? Forse noi.

Con i suoi 795 megawatt, OranjeWind produrrà elettricità rinnovabile equivalente al fabbisogno di quasi un milione di famiglie olandesi. Non è solo una firma tra aziende: è un passo concreto verso una rete più verde e bollette meno dipendenti dal prezzo del gas. Ogni volta che accendiamo la luce, insomma, dietro c’è una nave che ha fatto il suo dovere.