Dai 35 GW del 2020 ai 46,7 attuali, con un piano da 150 miliardi entro il 2030

46.741 megawatt. È la capacità rinnovabile operativa che Iberdrola ha fatto registrare alla fine del primo trimestre 2026, secondo i dati pubblicati dall’azienda. Un numero che rende il gruppo spagnolo ben più di un’utility: è un indicatore quasi in tempo reale di quanto velocemente l’Europa sta sostituendo carbone e gas con vento, sole e acqua. Il traguardo, superiore a 46,7 GW, arriva dopo che già nel primo semestre del 2024 la produzione elettrica da fonti pulite del gruppo aveva toccato un massimo storico, con 45.181 gigawattora a livello globale, in crescita del 5,3% sullo stesso periodo del 2023.

46.741 MW: un traguardo che parla da solo

Nel 2020, la base rinnovabile di Iberdrola ammontava a 35 GW. Quella cifra, riportata nelle proiezioni di lungo termine, era il punto di partenza di un percorso che mirava a portare il gruppo a 95 GW entro il 2030. Oggi, a distanza di poco più di cinque anni, la potenza operativa è salita a 46.741 MW, un incremento netto di circa 12 GW. Il passo con cui l’azienda ha aggiunto nuova capacità non è stato uniforme, ma ha mostrato un’accelerazione tangibile. Già nel 2024 i segnali erano chiari: nei dodici mesi conclusi a giugno di quell’anno, Iberdrola aveva installato quasi 3.100 MW di capacità rinnovabile aggiuntiva. Un balzo che ha interessato soprattutto l’eolico offshore, la cui potenza è cresciuta di quasi il 60% fino a raggiungere 2.167 MW.

Anche la generazione nei mercati domestici è salita di pari passo. In Spagna, nel primo semestre 2024, la produzione verde del gruppo ha superato i 18.500 GWh, un incremento del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Numeri che, sommati, raccontano di una macchina industriale ormai tarata sulla crescita, e di un esecutivo — guidato da Ignacio Galán — che ha messo le rinnovabili al centro della strategia. Ma come si costruisce un simile apparato? La risposta è in una strategia di investimento che ha pochi eguali nel settore.

La strategia dei 150 miliardi

Non è un caso. A marzo 2024, Iberdrola ha presentato un piano di investimenti da 41 miliardi di euro per il triennio 2024-2026, con l’obiettivo di accelerare l’elettrificazione e creare 10.000 nuovi posti di lavoro. Ma l’orizzonte era già molto più ampio: nello stesso periodo, il gruppo ha delineato un percorso complessivo da 150 miliardi di euro da qui al 2030, che punta proprio a far crescere la capacità rinnovabile dai 35 GW del 2020 ai 95 GW di fine decennio.

L’enorme mobilitazione di capitali riflette una convinzione: la transizione energetica è innanzitutto un problema di rete, di connessioni e di generazione distribuita, e richiede cifre paragonabili a quelle di un grande paese. E i risultati, seppur parziali, iniziano a pesare sul mix continentale.

Verso i 95 GW: la scommessa finale

L’Europa, del resto, ha già voltato pagina. Nel primo semestre del 2024, secondo l’analisi di Ember Energy, eolico e solare hanno generato il 30% dell’elettricità dell’Unione, superando per la prima volta i combustibili fossili, scesi al 27%. Il carbone ha perso il 24% rispetto all’anno prima, il gas il 14%, un segnale di un sistema energetico che cambia struttura a ritmi sempre più sostenuti.

Ora, a due anni di distanza da quel sorpasso, la domanda è se Iberdrola riuscirà a tenere il passo necessario per raggiungere i 95 GW entro il 2030. I conti sono semplici: dai 46,7 GW attuali al traguardo mancano più di 48 GW. Significa installare, in media, oltre 10 GW all’anno per i prossimi quattro anni e mezzo, un ritmo ben superiore ai circa 3 GW annui osservati nel 2024. La transizione non è più una promessa: è una capacità installata. E i prossimi trimestri diranno se questa macchina può davvero correre così veloce, con tutto quello che comporta per il prezzo dell’energia e per il clima.