I moduli back contact toccano 0,135 euro a watt, spinti dalla domanda di alta efficienza

0,135 euro per un watt di picco.

È il prezzo medio pagato a giugno 2026 per un modulo solare back contact sul mercato europeo. Una cifra mai raggiunta prima, mentre il costo livellato dell’elettricità fotovoltaica resta inchiodato a 44 dollari per megawattora — lo stesso valore del 2024. A prima vista è un paradosso: il solare non è mai stato così economico da produrre, eppure i buyer europei pagano moduli sempre più cari.

Il paradosso dell’efficienza che si paga cara

A trainare la domanda c’è una tecnologia che promette efficienze più alte e più energia dallo stesso metro quadrato. A luglio 2026 Longi ha acceso la linea produttiva da 21 GW per celle back-contact con metallizzazione in rame, dopo che l’Istituto per la Ricerca sull’Energia Solare di Hamelin aveva certificato un’efficienza di conversione del 27,6 per cento per le celle ACM. I moduli basati sulla stessa piattaforma hanno poi raggiunto 672 watt di potenza nella certificazione TÜV Rheinland. Numeri che spiegano perché chi progetta impianti su tetto o aree con vincoli di spazio sia disposto a pagare un extra pur di ottenere più produzione.

La disponibilità a spendere di più si è tradotta in listini record. A giugno 2026 i prezzi dei moduli premium europei sono saliti ancora: i full black hanno toccato 0,129 €/Wp (0,147 dollari), mentre il prezzo medio dei moduli back contact si è attestato a 0,135 €/Wp. L’unica eccezione è il segmento TOPCon bifacciale, dove i prezzi hanno ceduto qualcosa. Secondo le analisi di sun.store si tratta di una correzione dopo l’impennata di maggio, non di un’inversione della domanda. I dati confermano che la domanda di back contact e full black resta robusta, con volumi che hanno spinto entrambe le categorie a nuovi massimi.

Chi sale e chi resta fermo nella classifica dei brand

Nella graduatoria per potenza venduta, il sorpasso di JA Solar su Trinasolar ha portato JA in cima a giugno 2026. LONGi, Jinko Solar e Canadian Solar hanno mantenuto le stesse posizioni di maggio. Sono schermaglie che contano più per gli addetti ai lavori che per i clienti finali, ma segnalano quanto sia affollata e competitiva la fascia alta del mercato, proprio quella su cui i fornitori stanno provando a costruire margini migliori.

L’umore dei compratori, misurato dal PV Purchasing Manager’s Index, è sceso da 70 a 67. L’indice PMI del fotovoltaico resta comunque in territorio espansivo, e quasi metà dei buyer (il 48 per cento) dichiara di voler aumentare gli ordini.

Cosa tenere d’occhio fino a dicembre

Il mercato europeo del fotovoltaico sembra destinato a consolidarsi più che a invertire la rotta. Gli analisti di sun.store leggono i dati di giugno come il segnale di un mercato in consolidamento, con prezzi degli inverter stabili e acquirenti ancora disposti a pagare il premium. Se il costo dell’energia da fonti fossili dovesse risalire — e oltre il 90 per cento della nuova capacità utility-scale installata nel 2025 produce già a costi inferiori rispetto ai fossili — la pressione a scegliere moduli ad alta efficienza potrebbe aumentare, trascinando con sé i prezzi. Il numero da tenere d’occhio resta l’indice PMI: se scendesse sotto la soglia di 50, cambiarebbe la musica. Per ora siamo ancora in una fase di spesa convinta, anche quando i listini salgono.