Il differenziale di prezzo con il topcon si assottiglia mentre le fabbriche riconvertono 20 gw di linee
Ventisette e sei. Non è la temperatura, ma la percentuale di efficienza di conversione raggiunta in certificazione dalle celle ACM con metallizzazione in rame. Un valore che, da solo, dice poco al di fuori dei laboratori. Diventa rumoroso, invece, se lo si affianca a un altro numero: 21 GW. È la capacità produttiva della linea che Longi ha appena acceso a Xixian, nello Shaanxi, per fabbricare quelle stesse celle in volumi da gigafactory.
Mentre la discussione pubblica è ancora ferma al duopolio TOPCon-HJT, i listini e le decisioni di spesa dei grandi produttori cinesi raccontano una storia diversa. Il mercato ha già cominciato a spostare il baricentro della domanda — e il premio che è disposto a pagare per la tecnologia back-contact lo sta scrivendo nei prezzi.
Quanto vale mettere tutto dietro
A giugno 2026, in Europa, un modulo back-contact si vendeva in media a 0,135 euro per watt di picco. Nello stesso mese, gli all-black toccavano un nuovo massimo a 0,129 euro. Sono cinquanta centesimi di euro in più rispetto a un modulo TOPCon bifacciale — non pochi, su un prodotto che ha già margini risicatissimi. E mentre i moduli full black e monofacciali TOPCon salivano ancora, i bifacciali TOPCon perdevano il 5 per cento rispetto a maggio, dopo un balzo del 7 per cento il mese precedente.
Non è un crollo. È un raffreddamento selettivo. Secondo i dati raccolti da sun.store, la domanda di prodotti premium resta solida, con acquirenti disposti a riconoscere un sovrapprezzo per chi offre qualcosa in più — in estetica o in efficienza. E il back-contact, oggi, offre entrambi: più potenza a parità di superficie, niente busbar frontali a fare ombra, e una resa che nei test TÜV Rheinland ha già portato un modulo a 672 watt in uscita.
L’industria si muove prima delle discussioni
Il segnale più forte, però, non arriva dai listini ma dalle fabbriche. TCL Zhonghuan ha approvato un piano da 2,6 miliardi di yuan — quasi 400 milioni di dollari — per convertire 20 GW di capacità celle e 25 GW di moduli da TOPCon a back-contact.
Un upgrade secco: non una linea pilota, non una nicchia premium, ma una conversione di 20 GW di TOPCon in back-contact su linee esistenti.
Per dare una scala: 20 GW di celle sono più o meno un decimo di tutta la capacità solare installata in Europa negli ultimi cinque anni. Non si tratta di marginali aggiustamenti di processo: è un azzeramento e una ripartenza tecnologica. E il fatto che l’investimento sia stato approvato mentre le quotazioni dei moduli TOPCon mostravano ancora una certa tenuta suggerisce che la scelta non è difensiva. È una scommessa su un differenziale di prezzo che si allarga.
Un altro dato da tenere d’occhio viene dalle gare. In una recente tender cinese da 11 GW totali, la quota riservata ai moduli BC era di 4 GW — più di quanto assegnato all’eterogiunzione, che si è fermata a 1 GW. Le offerte selezionate per la parte back-contact si sono collocate tra 0,790 e 0,812 yuan per watt. Siamo attorno agli 11 centesimi di dollaro, un range che fino a pochi mesi fa era dominio esclusivo del TOPCon.
Quello che i prezzi non dicono ancora
Il punto non è se il back-contact soppianterà del tutto il TOPCon — non succederà in fretta, e forse non succederà mai in modo totale. Il punto è che il differenziale di prezzo tra le due tecnologie si sta assottigliando abbastanza da rendere economica la migrazione per chi produce e vantaggiosa per chi compra. Quando una fabbrica è disposta a buttare giù 20 GW di linee funzionanti per ricostruirle con un’altra architettura, significa che il conto industriale l’ha già fatto. E il risultato dice che restare su TOPCon, a certi volumi, costa più di cambiare.
Nei prossimi mesi il numero da guardare non sarà l’efficienza record in laboratorio, ma il differenziale di prezzo tra bifacciale TOPCon e back-contact sui mercati spot europei. Se scende sotto i 5 centesimi di euro al watt, la finestra per chi non ha ancora avviato la conversione si farà molto stretta.




