Lo studio tedesco su centinaia di impianti mostra margini di flessibilità enormi anche d’inverno

L’ultima bolletta ti ha fatto venire il dubbio: con questi prezzi, mettere una pompa di calore non sarà un salasso? È una domanda che in tanti si fanno, soprattutto dopo un giugno in cui l’Italia ha pagato l’elettricità più cara d’Europa.

Eppure, proprio quando sembra che il costo della luce renda tutto più difficile, dalla Germania arriva una notizia che cambia i conti. Uno studio appena pubblicato ha analizzato il comportamento reale di centinaia di pompe di calore in case tedesche, scoprendo qualcosa che da noi vale doppio: questi apparecchi stanno quasi sempre in panciolle, hanno margini di potenza inutilizzati enormi e i loro consumi si possono spostare nelle ore in cui l’elettricità costa meno.

Un mercato elettrico che scotta

A giugno 2026 la media mensile del PUN ha toccato 131,26 € al megawattora, come mostrano i dati energetici di QualEnergia. La settimana successiva il divario con il resto d’Europa si è allargato ancora: media italiana di 134,85 €, contro i 112,08 del Belgio, secondo l’analisi del divario con altri mercati europei. E non è un caso isolato: proprio a giugno l’Italia ha registrato il prezzo all’ingrosso più alto del continente, 132,27 € al megawattora, come documenta il prezzo dell’elettricità in Italia a giugno. In questo scenario, ogni kilowattora che si riesce a spostare diventa prezioso.

Le pompe di calore non corrono mai al massimo

A svelare il potenziale nascosto è l’analisi di 761 pompe di calore in Germania, condotta dalla Technical University di Monaco e dallo specialista austriaco iDM Energiesysteme. Dopo aver filtrato i dati, i ricercatori hanno lavorato su i dataset validati: 283 sistemi del 2021 e 761 del 2023.

Nei periodi più freddi, la velocità mediana del compressore è stata del 35% nel 2021 e addirittura del 29% nel 2023, ben lontana da la potenza massima tecnica.

In pratica, le macchine hanno girato solo per circa il 60-65% del tempo durante i picchi invernali.

Lo studio ha calcolato un margine di flessibilità termica medio di 3,5 kW per impianto nel 2021, salito a 4,61 kW nel 2023. Il verdetto è netto: i tempi di funzionamento si possono spostare, perché gli apparecchi sono tecnicamente in grado di lavorare a regimi più alti – insomma, c’è tutto lo spazio per la possibilità di spostare i consumi nelle fasce più economiche.

E se ci metti solare e batteria, il gioco è fatto

Entrambi i sistemi Nook, le batterie plug-in di Octopus Energy, sono compatibili con il fotovoltaico da tetto, un dettaglio non secondario per chi vuole usare l’energia autoprodotta anche per la pompa di calore. Come ha spiegato Blanke, parlando di sfide degli sviluppatori solari europei:

Se vuoi sfruttare il solare, specialmente in estate, hai bisogno di flessibilità. E la flessibilità sono le batterie.

Accoppiare pompa di calore, fotovoltaico e batteria permette di programmare i consumi quando l’elettricità costa pochissimo o quando la produci tu. Con i prezzi all’ingrosso a questi livelli, ogni kilowattora spostato vale oro – e la ricerca tedesca dimostra che lo spazio tecnico per farlo c’è, anche nei giorni più rigidi.

Oggi in Italia, con gli incentivi ancora attivi e i prezzi dell’energia che non accennano a scendere, chi sta valutando una pompa di calore ha un’ottima ragione per fare due calcoli veri, non sui luoghi comuni. Non serve un mostro di potenza: meglio un apparecchio ben dimensionato, abbinato a un contratto con fasce orarie che premia i consumi notturni o a un accumulo domestico. Così quella che sembrava una bolletta destinata a salire può diventare una voce di spesa che scende, mese dopo mese.