Il progetto Hunter Valley ha raggiunto il traguardo nonostante il ritiro di Origin Energy nel 2024

Martedì scorso, il progetto Hunter Valley Hydrogen Hub (HVHH) a Newcastle, nel Nuovo Galles del Sud, ha raggiunto la decisione finale di investimento. È il più grande progetto australiano di idrogeno rinnovabile ad arrivare a questo traguardo. L’impianto produrrà circa 4.700 tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno, alimentato da un elettrolizzatore che Plug Power si è già aggiudicata: una commessa da 50 megawatt per i suoi sistemi GenEco PEM.

I numeri, sulla carta, dicono che qualcosa si muove. Ma il traguardo arriva con un’incrinatura profonda alle spalle. Nell’ottobre 2024, Origin Energy aveva annunciato l’intenzione di uscire dal progetto. La motivazione era secca: «non vediamo un percorso attuale per prendere una decisione finale di investimento». Da quel momento Orica, il partner industriale rimasto, ha dovuto portare avanti il progetto da sola. Due anni dopo, la decisione è arrivata lo stesso. Ma il fatto che uno dei big dell’energia australiana abbia preferito chiamarsi fuori resta un’ombra sulla tenuta industriale dell’intera filiera. Un elettrolizzatore da 50 MW alimentato da elettricità rinnovabile è un primo mattone. Ma se il costo del capitale e l’incertezza sui prezzi futuri dell’idrogeno spaventano operatori della taglia di Origin, il settore ha un problema di credibilità prima ancora che di scala.

Un traguardo storico, ma con un vuoto alle spalle

L’HVHH viene celebrato come il progetto che sposta l’industria australiana dell’idrogeno dalla teoria alla pratica. Darren Miller, amministratore delegato di ARENA – l’agenzia governativa che ha sostenuto l’iniziativa – ha parlato di un passaggio critico per i progetti su larga scala nel paese. Il progetto Orica ha effettivamente raggiunto un traguardo che altri, in Australia, hanno solo annunciato. Ma il contesto in cui questo traguardo è stato tagliato racconta una storia diversa.

L’annuncio di Origin Energy nell’ottobre 2024 non era una semplice revisione del portafoglio. Era un segnale di sfiducia nella capacità del progetto di generare ritorni in tempi ragionevoli. Orica è rimasta sola, e ha scelto di andare avanti. Ma il paradosso è evidente: il più grande progetto australiano di idrogeno rinnovabile a raggiungere la decisione finale di investimento lo ha fatto con un team ridimensionato, senza uno dei pesi massimi del settore energetico nazionale. Cosa significa questo per gli equilibri del settore? Che la strada verso la scala commerciale è più stretta di quanto i comunicati stampa lascino intendere.

Chi sale e chi scende nel risiko dell’idrogeno

Se da un lato l’HVHH segna un punto a favore, dall’altro il mercato si sta già riorganizzando su scala ben maggiore. Plug Power, il vincitore della commessa per l’elettrolizzatore, non è un newcomer qualunque. La società americana ha chiuso il 2025 con numeri che raccontano un’accelerazione: le spedizioni di elettrolizzatori GenEco hanno superato i 185 MW, con una crescita del 203% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, le spedizioni totali di elettrolizzatori di Plug hanno oltrepassato i 317 MW in più di 70 unità. Sono cifre che segnalano una domanda globale in aumento, ma anche una concentrazione di fornitura in mani americane, con tutto quello che questo comporta in termini di dipendenza tecnologica per un paese come l’Australia.

Ma è sul fronte degli accordi commerciali che Plug ha piazzato la scommessa più pesante. Sempre nel 2025 ha siglato un accordo da 8 GW con Allied Green Ammonia, distribuito tra Australia, Uzbekistan ed Emirati Arabi Uniti. Per Plug è l’impegno più grande mai preso in Australia. Otto gigawatt sono un ordine di grandezza che fa impallidire i 50 MW dell’HVHH. Il messaggio è duplice: l’idrogeno verde interessa, e interessa a player globali, ma la scala a cui si muovono è quella delle grandi commodities, non dei progetti dimostrativi. Il progetto Orica rischia di essere un laboratorio in un mercato che sta già correndo altrove. Ma questi numeri impressionanti basteranno a far decollare l’industria? La risposta dipende da quanto gli accordi-quadro si trasformeranno in decisioni finali di investimento. E su questo, la cautela è d’obbligo.

Dalla teoria alla pratica, ma a che prezzo?

Il progetto HVHH viene celebrato come il passaggio dalla teoria alla pratica, ma la pratica ha le sue regole. Produrre 4.700 tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno è un risultato reale, misurabile, e rappresenta un passo avanti rispetto ai tanti memorandum d’intesa che affollano i cassetti dell’industria australiana. Tuttavia, la domanda che resta senza risposta è se questo progetto sia sufficiente a creare le condizioni per un’industria sostenibile, o se resti un esperimento isolato, sostenuto da fondi pubblici e dalla determinazione di un singolo operatore industriale.

Il sostegno di ARENA al progetto Orica è stato determinante per arrivare alla decisione finale di investimento. Ma il ruolo del pubblico, in questa fase, non può essere solo quello di colmare il vuoto lasciato dai privati che si ritirano. Deve essere quello di costruire un ecosistema in cui i progetti camminino con le proprie gambe. Altrimenti, ogni traguardo rischia di essere l’ennesima eccezione in un panorama fatto di partenze annunciate e arrivi rimandati.

La strada è tracciata, ma resta un interrogativo: l’Australia riuscirà a trasformare questi primi passi in una corsa, o resterà un inseguimento a ostacoli? Per ora, i fatti dicono che il primo hub è stato acceso. Ma è acceso con un solo motore acceso, mentre l’altro è spento da quasi due anni. E nel frattempo, fuori dai confini nazionali, altri stanno già costruendo autostrade.