Dodici Stati membri chiedono tre anni di rinvio per timori sulla sicurezza energetica

Gas: la paura che frena l’Europa

Dodici Stati membri hanno chiesto di rinviare di tre anni l’applicazione degli obblighi del Regolamento europeo sul metano, una richiesta di rinvio del metano che è emersa con forza durante il Consiglio Energia dello scorso 26 giugno, come documentato da Staffetta Quotidiana. Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia e Svezia hanno messo nero su bianco un timore che serpeggiava da mesi: le nuove regole potrebbero mettere a repentaglio le forniture di gas, specie quelle che arrivano da fornitori extraeuropei.

La motivazione ufficiale è la sicurezza energetica; la posizione di IOGP Europe riassume bene l’allarme, lo stesso che alcuni Paesi produttori hanno già fatto arrivare a Bruxelles. Stati Uniti, Qatar, Nigeria e Algeria avrebbero scritto alla Commissione Europea segnalando rischi per le forniture legati all’entrata in vigore dei nuovi obblighi. Il messaggio, neppure troppo velato, è semplice: se ci mettete troppi paletti, rischiate di restare senza gas.

Di fronte a un copione che evoca gli inverni più tesi, è facile che un cittadino si preoccupi. Bolletta più cara? Rischio razionamenti? Domande legittime, amplificate da una richiesta politica che coinvolge anche l’Italia. Ma questa paura è davvero giustificata? O stiamo soltanto rimandando una scelta che il mercato ha già reso inevitabile e, per molti versi, vantaggiosa?

I numeri che smontano l’allarme

Per rispondere bisogna guardare i dati, e i dati raccontano una storia molto diversa. Secondo i calcoli di Climate Action Network (CAN) Europe, l’offerta globale di gas conforme al regolamento supera già di oltre tre volte il fabbisogno di importazione dell’Unione. In altre parole, c’è talmente tanto gas certificato a basse emissioni di metano che l’UE potrebbe approvvigionarsi senza fatica, anche con le regole in vigore.

Non è la prima volta che si prova a premere il tasto “rinvio”. Una richiesta simile fu avanzata già nel 2024 da diciassette Stati membri, e anche allora l’Italia era in prima fila: la richiesta italiana di rinvio metteva sul piatto gli stessi argomenti di oggi. Quella frenata non ha prodotto maggiore sicurezza energetica, non ha calmierato i prezzi, non ha semplificato la vita agli importatori. Ha solo spostato più in là un problema che ora torna a bussare. E nel frattempo il mercato globale ha continuato a muoversi: sempre più produttori, dal Nord Africa agli Stati Uniti, stanno certificando il proprio gas proprio per restare competitivi su un mercato europeo che, regolamento o no, premierà chi offre metano a minore impatto.

Il Regolamento 2024/1787 è la prima norma UE interamente dedicata alla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. Non è un fulmine a ciel sereno: le aziende sanno da anni che gli obblighi sarebbero arrivati. E se l’offerta c’è, se i prezzi di questo gas certificato sono allineati a quelli del gas tradizionale (semplicemente perché la quota di mercato è già ampia), allora perché continuare a chiedere proroghe che servono solo a rimandare l’adeguamento?

La scelta che conviene a tutti

A questo punto conviene chiedersi cosa possono fare concretamente famiglie e imprese, perché il regolamento non è un esercizio teorico: è già realtà. Le utility e i grandi importatori sono tenuti a rendicontare le emissioni di metano lungo la filiera, e i fornitori extra-UE dovranno progressivamente dimostrare che il gas venduto in Europa rispetta standard di monitoraggio e riparazione delle perdite. Non c’è nessun blocco improvviso delle forniture,
nessuna tassa occulta in bolletta.

Per un’impresa, allinearsi oggi significa evitare costi di adeguamento last minute e differenziarsi su un mercato in cui la provenienza “pulita” del gas sta diventando un criterio di scelta commerciale. Per un cittadino, significa sapere che il proprio fornitore non può scaricare in bolletta inefficienze che in altri Paesi vengono già affrontate con investimenti, spesso finanziati dagli stessi produttori. La trasparenza sui fornitori, tra l’altro, è uno degli strumenti migliori per smascherare chi usa la paura della penuria come leva per ottenere condizioni più favorevoli.

Non si tratta di scegliere tra clima e bolletta: il mercato offre già gas a basse emissioni di metano a prezzi competitivi. L’Unione deve soltanto applicare le regole che si è data, e i cittadini possono pretendere chiarezza invece di subire rinvii ingiustificati che non proteggono il portafoglio, ma allungano soltanto l’incertezza.