Il costo dell’energia eolica cala, ma la burocrazia rallenta l’installazione delle turbine
Un prezzo da record, un traguardo lontano
5,54 centesimi per kWh. Tanto vale l’elettricità eolica nell’ultima asta tedesca per l’eolico onshore, un prezzo che non si vedeva dal febbraio 2018. Rispetto al round precedente, il valore medio delle offerte vincenti è sceso da 6,06 a 5,54 centesimi: un calo che racconta la maturità competitiva della tecnologia eolica, oggi la più importante fonte di elettricità rinnovabile in Germania.
Eppure, è proprio qui che il racconto si incrina. Perché se da un lato l’asta è stata pesantemente sovrascritta e i prezzi toccano minimi storici, dall’altro il paese resta aggrappato a un obiettivo che appare sempre più ostile: l’obiettivo dei 115 GW di eolico onshore entro il 2030. Un target ambizioso, scolpito nella strategia energetica tedesca, che impone una domanda scomoda: se il costo non è più il problema, allora perché l’eolico onshore fatica a decollare?
45 GW da installare in 3 anni: cronaca di un obiettivo (quasi) impossibile
Per capire la vera dimensione del problema, basta guardare i dati più recenti. A fine giugno 2026, stando ai numeri del registro Marktstammdatenregister dell’Agenzia federale delle reti, in Germania erano in funzione quasi 30.000 turbine eoliche onshore con una capacità netta di circa 70.000 MW. Tradotto: mancano 45 GW da installare in poco più di tre anni e mezzo per centrare il target. È come se la Germania dovesse costruire, da qui al 2030, quasi i due terzi di tutta la capacità eolica onshore accumulata in decenni di investimenti.
Il divario si fa ancora più nitido quando si scende a livello regionale. In Renania-Palatinato, sempre secondo l’Agenzia federale delle reti, al 30 giugno 2026 erano in funzione 1.798 turbine eoliche per una capacità netta combinata di 4.412 MW — poco più di un venticinquesimo del traguardo nazionale. Una regione che pure ha visto, negli ultimi tempi, un discreto dinamismo: dopo anni di difficoltà, con volumi di espansione in calo, chiusure di impianti e ostacoli burocratici persistenti, il settore eolico tedesco sta finalmente mostrando segnali di ripresa. Ma il ritmo attuale — per quanto in accelerazione — resta drammaticamente insufficiente rispetto alla tabella di marcia.
È questa la vera tensione che abita la transizione tedesca: il mercato risponde, i prezzi scendono, le aste si riempiono. Eppure i cantieri non corrono abbastanza. In questo contesto, ogni nuovo parco eolico rappresenta una conquista tanto attesa quanto insufficiente, ed è proprio qui che si inserisce la vicenda del parco Nachtsheim-Luxem.
Il parco di Nachtsheim-Luxem: un taglio alle emissioni, una spinta insufficiente
Prendiamo il caso recente del parco eolico Nachtsheim-Luxem, sviluppato da Qualitas Energy nel distretto di Mayen-Koblenz, in Renania-Palatinato. L’impianto, entrato in piena operatività nei giorni scorsi, ha una capacità di 33,6 MW e genererà oltre 92 milioni di chilowattora di elettricità rinnovabile all’anno, evitando circa 49.000 tonnellate di CO2 rispetto alla generazione da combustibili fossili.
Numeri che, presi singolarmente, raccontano un progetto solido e ben riuscito: un taglio netto alle emissioni, energia pulita per migliaia di famiglie, un tassello del nuovo slancio dell’eolico tedesco dopo le difficoltà degli anni passati. Ma se li si accosta a quel baratro di 45 GW che separa la Germania dal suo stesso traguardo, il proporzionamento è impietoso. Per colmare il divario servirebbero oltre 1.300 parchi della stessa taglia di Nachtsheim-Luxem — quasi uno al giorno fino al 31 dicembre 2029.
La domanda, allora, non è più tecnologica né economica: è politica. Basteranno le attuali aste competitive, per quanto affollate e convenienti, a riempire quel vuoto? O servirà uno scatto diverso — sulle autorizzazioni, sulle catene di fornitura, sulla capacità amministrativa dei Länder — per evitare che il target dei 115 GW si trasformi da ambizione dichiarata a involontaria beffa?
Il vero enigma della transizione tedesca, a questo punto, non è più il costo del vento. È la velocità con cui il paese riuscirà a piantare pale nel terreno prima che il calendario renda ridicolo il suo stesso obiettivo.




