La norma regionale estende la procedura semplificata ai progetti tra 5 e 12 MW, ma solo con un piano colturale

L’80% non è solo una percentuale: è la linea di demarcazione per accedere alla procedura semplificata. Il disegno di legge regionale approdato in questi giorni in Consiglio regionale del Veneto non si limita a mappare le aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili: introduce un meccanismo di semplificazione che vale per i soli progetti in grado di dimostrare che i pannelli convivono con un’attività agricola vera. E per il Veneto, che deve installare quasi 6 GW di nuova potenza entro il 2030, la differenza tra una procedura ordinaria e una Procedura Abilitativa Semplificata su un progetto da 10 megawatt può tradursi in mesi di iter e costi di sviluppo radicalmente diversi.

La soglia dell’80%: quando la semplificazione poggia su un piano colturale

Al cuore della norma c’è un allargamento selettivo della PAS. Finora la procedura semplificata per gli impianti agrivoltaici era riservata alle taglie più contenute; la novità discussa in Veneto la estende ai progetti compresi tra 5 e 12 MW. Ma l’accesso a questa corsia non è automatico. Per ottenerlo, il proponente deve vincolarsi al mantenimento di almeno l’80% della produzione lorda vendibile dell’appezzamento, obbligo che va dimostrato ex ante con una relazione agronomica corredata da un piano colturale verificabile, e monitorato in esercizio attraverso un sistema di controllo della continuità dell’attività agricola.

In termini tecnici, questo significa che un impianto da 10 MW su 15 ettari di seminativo – per fare un esempio dimensionale – non potrà limitarsi a dichiarare una generica compatibilità. Dovrà produrre dati che dimostrino come la resa, al netto dell’ingombro delle strutture, resti sopra quella soglia critica. È un cambiamento di approccio: non si chiede più soltanto di non azzerare la produzione agricola, ma di mantenerla a un livello che il legislatore regionale considera paragonabile a quello pre-impianto. Il messaggio è chiaro: la PAS è un premio per chi integra, non per chi occupa.

L’impianto normativo più ampio non nasce dal nulla. Il provvedimento dà attuazione all’articolo 11-bis del decreto legislativo 190 del 2024, che ha assegnato alle Regioni il compito di individuare ulteriori aree idonee oltre a quelle già definite a livello statale. Il Veneto risponde con una legge che, di fatto, lega la semplificazione amministrativa a una condizione agronomica stringente, trasformando il rapporto tra energia e agricoltura in un equilibrio misurabile.

Il divario regionale: quasi 6 GW da installare mentre altri hanno già corso

Per capire se la PAS agrivoltaica sposterà davvero gli equilibri, bisogna guardare ai target e a chi è già partito. Per il Veneto l’obiettivo fissato è una potenza aggiuntiva minima di 5.828 MW da fonti rinnovabili entro il 2030. È una cifra imponente se confrontata con quanto altre Regioni hanno già concretamente messo a terra: tra il 2021 e il 2025 in Puglia sono stati autorizzati 4.471 MW di nuovi impianti, dei quali 1.700 MW risultano effettivamente realizzati. Significa che il Veneto deve realizzare, in meno di quattro anni, più del triplo di quanto il leader nazionale delle rinnovabili è riuscito a completare nell’ultimo quinquennio.

La pressione sulle amministrazioni non è un caso veneto. Il 21 luglio scorso il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato una legge che fissa un obiettivo di quasi 5 GW di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Il timing non è casuale: le Regioni stanno correndo per non farsi trovare impreparate di fronte agli impegni nazionali, e ciascuna cerca la propria leva – in Veneto è la leva della semplificazione condizionata, pensata per sbloccare la taglia media degli impianti agrivoltaici che rischiava di restare incastrata tra iter complessi e vincoli paesaggistici.

Semplificazione o complicazione? Il trade-off operativo per chi sviluppa

Per chi progetta un impianto agrivoltaico tra 5 e 12 MW la PAS non è una corsia preferenziale senza ostacoli, ma un patto che sposta oneri e verifiche dal fronte autorizzativo a quello agronomico. Rinunciare alla PAS significa affrontare un iter più lungo, con maggiori incertezze temporali; accettarla comporta l’obbligo di produrre, per tutta la vita utile dell’impianto, dati che certifichino il rispetto della soglia dell’80%, con il rischio concreto che uno scostamento faccia venire meno i presupposti della procedura semplificata. È un carico aggiuntivo per sviluppatori e installatori, che dovranno integrare competenze agronomiche fin dalla fase di progettazione. Il messaggio per il mercato è lineare: l’agrivoltaico semplificato esiste, ma solo per chi è disposto a fare sul serio con l’agricoltura.

Per gli sviluppatori il nuovo quadro normativo regionale è esattamente questo: un patto in cui più velocità amministrativa viene scambiata con un impegno agronomico misurabile, continuo e rendicontabile. In una Regione che deve installare quasi 6 GW in meno di un decennio, chi saprà bilanciare la resa elettrica con quella agricola avrà un vantaggio competitivo non trascurabile. Chi invece tratterà l’80% come un dettaglio da aggirare rischia di scoprire che la corsia preferenziale è più stretta di quanto sembri.