TotalEnergies acquista 200 GWh all’anno dal parco eolico di Walney.
Un sesto del gigante
Lo scorso 24 agosto TotalEnergies Gas & Power ha annunciato di aver ottenuto energia rinnovabile dal parco eolico offshore Walney. La società britannica acquisterà 200 GWh di elettricità all’anno, circa un sesto della produzione del parco. Walney 1&2 — 367 MW, 102 turbine Siemens da 3,6 MW — è stato il più grande parco eolico offshore operativo al mondo quando è stato completato nel 2012, primato mantenuto fino a settembre 2012. Una parte di quell’elettricità, oggi, non è più solo un certificato annuale: entra in un meccanismo che promette di mostrare, ora per ora, quanta produzione rinnovabile copre i consumi di un cliente.
Il dato da trattenere è il rapporto: 200 GWh su una macchina da 367 MW. Non è poco, ma non è nemmeno l’intera produzione. Serve a capire che Walney non è semplicemente un fornitore di elettricità verde, ma un banco di prova per un modo diverso di vendere e certificare le rinnovabili.
Contratti lunghi, certificati corti
La risposta sta nella struttura proprietaria e nei contratti di lungo termine che hanno legato Walney al suo gestore. Secondo quanto spiegava Ørsted, un consorzio formato da PGGM e dal fondo olandese Ampère Equity Fund, gestito da Triodos Investment Management, ha rilevato il 24,8% del parco da 367 MW, all’epoca in costruzione. DONG Energy ha mantenuto il 50,1% e SSE ha mantenuto il 25,1% acquisito da DONG Energy nel dicembre 2009. In base a quell’accordo, durante i primi 15 anni della fase operativa DONG Energy avrebbe acquisito la quota di produzione del consorzio tramite un contratto di acquisto di energia a lungo termine. La quota era quindi vincolata a un ritiro quindicennale con l’operatore, DONG poi diventata Ørsted, partito con l’entrata in esercizio del 2011/2012.
Su questo strato contrattuale si innesta il prodotto lanciato da TotalEnergies UK in partnership con Granular Energy. Il prodotto consente ai clienti business di vedere quale proporzione dei propri consumi è coperta ora per ora da fornitura rinnovabile. Non si tratta di una semplice attestazione annuale: si basa sul sistema dei REGO, i Renewable Energy Guarantees of Origin, e aggiunge trasparenza oraria. La produzione continua a essere tracciata con certificati annuali, ma il cliente può verificare quando l’energia è stata generata e quando è stata consumata.
Qui sta il possibile cortocircuito: se la trasparenza oraria poggia ancora su certificati annuali, cosa cambia davvero per chi compra? La differenza non è nella quantità di energia rinnovabile dichiarata, ma nella possibilità di distinguere tra un megawattora prodotto di notte, con poco vento, e uno prodotto in un momento in cui i consumi effettivi erano alti. È un passaggio che sposta l’attenzione dalla media annuale alla coincidenza temporale.
Il prezzo della trasparenza
Se il prodotto funziona, il passo successivo è chiedersi chi paga la complessità della riconciliazione oraria. Incrociare produzione e consumi su base oraria ha un costo gestionale: per il fornitore significa organizzare dati più granulari, per il cliente business significa poter verificare non solo quanta energia rinnovabile ha acquistato in un anno, ma in quali ore è stata effettivamente coperta. Resta da capire se questo costo resti sui margini del fornitore o si trasferisca ai clienti.
Il PPA storico quindicennale partito con l’entrata in esercizio del 2011/2012 arriva a scadenza in questo 2026. È un passaggio rilevante: libera volumi che prima avevano un destino contrattuale già scritto e li rende disponibili per prodotti più flessibili come quello di TotalEnergies UK. Non è un’acquisizione qualsiasi, ma il punto in cui un vecchio contratto di ritiro si trasforma in una promessa di trasparenza oraria.
La posta in gioco, alla fine, non è la potenza di Walney ma la quota di contratti con matching orario sul mercato business. Se la trasparenza oraria diventasse standard, i certificati annuali rischierebbero di valere meno dei dati orari che li accompagnano. Un megawattora resterebbe un megawattora; la differenza starebbe tutta nell’informazione su quando è stato prodotto e consumato.



