Il sorpasso è avvenuto a giugno 2026, con una quota record del 25% nel mix elettrico dei Ventisette
Cinque anni. Tanto è bastato perché il solare passasse dal 10 al 25 per cento del mix elettrico dell’Unione, superando nucleare, gas, eolico e qualsiasi altra fonte. Lo scorso giugno, per la prima volta, un quarto dell’elettricità consumata nei Ventisette è stata generata da pannelli fotovoltaici: 52 TWh su circa 208 totali. Lo certifica l’analisi pubblicata nei giorni scorsi da Ember, un think tank specializzato in dati energetici. Un sorpasso che nessuno, solo pochi anni fa, avrebbe osato pronosticare così rapido.
A giugno 2021 il solare generava appena 21 TWh, il 10 per cento del totale. Nello stesso mese di cinque anni dopo ha più che raddoppiato la produzione in termini assoluti e ha più che raddoppiato la propria quota, diventando la prima fonte elettrica dell’Unione. Il nucleare si è fermato al 21 per cento, il gas al 15, l’eolico al 14, l’idroelettrico al 12, mentre il carbone ha coperto soltanto l’8 per cento della generazione mensile. In numeri assoluti: il solare ha prodotto quasi il doppio dell’energia ricavata dal gas e quasi quattro volte quella del carbone. Non era mai successo.
Cinque anni di crescita al 21 per cento l’anno
Dietro il 25 per cento di giugno 2026 c’è una curva che piega verso l’alto senza sosta. Negli ultimi cinque anni la generazione solare nell’Unione è cresciuta a un tasso medio annuo del 21 per cento, passando dai 145 TWh del 2020 ai 369 TWh del 2025. Nell’intero 2025 la nuova capacità installata ha raggiunto 65,1 GW, un dato che da solo spiega buona parte dell’accelerazione visibile nei mesi successivi. A giugno del 2025, per la prima volta, il solare era già diventato la più grande fonte di elettricità nell’Unione con una quota del 22,1 per cento. Dodici mesi dopo, quella quota è salita di quasi tre punti. Un anno di distanza, un balzo di tre punti percentuali: se il ritmo resta questo, il sorpasso di giugno 2026 non sarà un unicum ma un nuovo punto di partenza.
Per dare una misura della velocità: nell’estate 2018 il solare europeo generava 28 TWh in giugno-luglio. Tre anni dopo, nel 2021, era salito a 39 TWh. Oggi, nella sola estate 2026, i pannelli hanno prodotto in un mese più elettricità di quanta ne generassero in due mesi soltanto cinque anni fa. La traiettoria è netta e non mostra segni di rallentamento. Ma proprio perché il solare sta diventando la prima voce del mix, le sue implicazioni vanno ben oltre le statistiche sulla generazione.
Rete in bilico, prezzi in salita
Proprio nei giorni in cui il solare toccava il suo massimo storico, un’ondata di calore ha messo sotto stress le reti elettriche europee. Temperature eccezionalmente alte hanno spinto la domanda di elettricità – condizionatori accesi ovunque – mentre una serie di guasti ha messo fuori servizio diverse centrali. Secondo quanto riportato dal Guardian nella terza settimana di giugno, le interruzioni hanno colpito impianti in più paesi, causando un’impennata dei prezzi dell’elettricità sui mercati all’ingrosso.
Eppure le reti hanno retto. Lo scorso anno, durante l’ondata di calore di giugno-luglio 2025, era già accaduto qualcosa di simile: i prezzi giornalieri dell’elettricità erano raddoppiati, ma secondo Ember la stabilità delle infrastrutture è stata garantita proprio dai volumi record di energia solare immessi in rete. Il solare ha evitato blackout ma, per ora, non ha impedito l’impennata dei prezzi. È il paradosso di un sistema elettrico sempre più dipendente dalle condizioni meteorologiche: nei momenti di massimo bisogno – giornate torride, domanda alle stelle – il fotovoltaico dà il suo contributo migliore, ma non basta a calmierare un mercato dove anche il gas e le centrali termiche smettono di funzionare per problemi tecnici legati al caldo. La domanda, a questo punto, è cosa accadrà la prossima estate, con ancora più pannelli installati e un sistema che dovrà gestire picchi di domanda sempre più alti.
La parabola del solare europeo è scritta in pochi numeri: 10 per cento nel 2021, 22 per cento nel 2025, 25 per cento nel 2026. Quello che sta cambiando, più ancora della quota complessiva, è il modo in cui il prezzo dell’elettricità si forma ogni giorno. Sta diventando una funzione dell’ora e del meteo più che dei combustibili fossili, e questo cambia le regole per tutti: produttori, regolatori e consumatori. Teniamo d’occhio la nuova capacità installata nel corso del 2026: sarà il primo vero test per capire se la crescita del solare può continuare a questo ritmo senza innescare nuove tensioni sui prezzi.




