La rete irlandese scarta l’11,2% delle rinnovabili disponibili, mentre Statkraft controlla il 40% del solare utility-scale
Poco più di dieci anni fa, in Irlanda c’erano 2 megawatt di solare installato. Lo scorso agosto il Paese ha superato i 3 GW di capacità solare installata, tra pannelli sui tetti e impianti utility-scale. Il salto è enorme: un fattore mille e mezzo nel giro di un decennio. Ma nel momento in cui il sole produce di più, quasi il 12% dell’energia rinnovabile disponibile viene lasciato fuori dalla rete. È il paradosso della transizione irlandese, ed è tutto in questi due numeri.
Da 2 MW a 3 GW: il decennio solare irlandese
La fotografia della partenza la fornisce il Dipartimento dell’Ambiente, del Clima e dell’Energia: poco più di dieci anni fa, i megawatt installati erano appena due. Il traguardo dei 3 GW è stato annunciato lo scorso agosto dal ministro O’Brien, con una crescita che ha portato il solare da curiosità marginale a colonna del mix elettrico. Il dato complessivo copre sia il solare sui tetti sia gli impianti utility-scale: due mondi che viaggiano a velocità molto diverse.
Il mondo utility-scale, da solo, vale circa 1,3 GW. Ed è un mercato molto concentrato: Statkraft rappresenta poco più del 40% del solare utility-scale installato in Irlanda. Nessun altro attore, stando ai dati disponibili, si avvicina a quella quota. Per i tetti delle case e delle imprese il quadro è molto più frammentato e assai meno sostenuto. E qui sta il primo nodo: quanta parte di quei 3 GW arriva davvero nelle case e nelle fabbriche, e quanta resta appannaggio di un unico grande produttore?
L’11,2% che la rete lascia fuori
Dietro la cifra record si nasconde un dato meno raccontato. L’operatore di rete ha ammesso in rete l’88,8% delle rinnovabili disponibili nel periodo considerato; il restante 11,2% è stato soggetto a dispatch down, cioè scartato perché la rete non riusciva a gestirlo. Il dato arriva da una nota di EirGrid e comprende sia il solare sia l’eolico. Va letto per quello che è: una fotografia di un periodo, non l’eccezione di un singolo giorno.
Il punto non è secondario. Il solare si concentra nelle ore centrali della giornata: quando la produzione è al massimo, la rete deve avere la flessibilità per assorbirla. Se non ce l’ha, l’operatore taglia. Il dispatch down non è un incidente di percorso: è il costo di un’infrastruttura che cresce più lentamente degli impianti. E solleva una domanda scomoda: chi paga per l’energia che viene prodotta ma non arriva a nessuno?
Qui entra in gioco Solar Ireland, l’associazione del settore. La sua richiesta è esplicita: misure a sostegno del solare sui tetti e dello stoccaggio a batterie, con l’argomento che più solare si produce, più lo stoccaggio diventa indispensabile. È una lettura corretta. Ma va presa per quello che è: una richiesta di policy, non una norma. Finché non c’è un atto vincolante, restano appelli.
Statkraft vince, i tetti aspettano
Mentre la rete scarta una parte dell’energia, il vero scontro si sposta su chi controllerà la flessibilità: batterie e tetti. Da un lato, Statkraft ha consolidato una posizione dominante nel solare utility-scale, con poco più del 40% di un segmento che vale 1,3 GW. Dall’altro, il solare sui tetti e lo stoccaggio domestico restano in attesa di un quadro di sostegno chiaro. Il risultato è uno squilibrio: il solare dei grandi impianti ha un campione, il solare dei cittadini aspetta un incentivo.
Il ragionamento di Solar Ireland è semplice: se si produce più energia solare, lo stoccaggio diventa più importante. Ma la richiesta non indica tempi, risorse né meccanismi di finanziamento. Con quali soldi e con quale scadenza? Le fonti disponibili non lo dicono. E senza una risposta a queste due domande, l’annuncio dei 3 GW rischia di restare un numero sulla carta.
La domanda che resta, alla fine, è la più semplice: il prossimo salto del solare irlandese sarà di tutti o di pochi? Se la rete non regge l’offerta, la partita si gioca sugli strumenti che possono redistribuire il valore prodotto dal sole: batterie, accumulo, regole di dispacciamento. E la storia fin qui racconta che, quando un solo attore controlla il 40% di un segmento, la flessibilità rischia di concentrarsi nello stesso posto. Il solare irlandese è cresciuto, ma la sua resa reale dipende da rete, accumulo e regole. La transizione non è solo installare pannelli: è decidere chi ne assorbe i colli di bottiglia.




