L’azienda vuole deconsolidare la business area mantenendo una quota di minoranza, dopo il precedente del 2020 con Gas and Power
Lo scorso 25 agosto, secondo il comunicato ufficiale di Siemens Energy, l’azienda ha avviato i preparativi per la separazione legale e operativa di Transformation of Industry, la business area che nell’anno fiscale 2025 ha generato 5,7 miliardi di euro di ricavi con circa 17.000 dipendenti. Non è una ritirata qualunque: la stessa unità, stando a quanto ricostruito da Manager Magazin, potrebbe arrivare a 10-11 miliardi di fatturato entro il 2031, con profitti quasi triplicati. Perché separarsene adesso?
Una separazione che sfida i numeri
Siemens Energy non intende vendere tutto. L’azienda ha dichiarato di voler deconsolidare la business area conservando una quota di minoranza significativa, per accompagnare lo sviluppo della società futura. Quest’ultima porta in dote più di 85.000 unità installate a livello globale. Intanto il gruppo nel suo complesso impiega circa 106.000 persone in oltre 90 paesi e ha chiuso l’anno fiscale 2025 con ricavi per 39,1 miliardi di euro. Il paradosso è tutto qui: si separa una divisione che, almeno sulla carta, promette di crescere più della media. Le proiezioni citate da Manager Magazin indicano un aumento del fatturato annuale di oltre tre quarti entro il 2031 rispetto al 2025, e un profitto che quasi triplica, portandosi tra 1,6 e 1,8 miliardi di euro. Non è una crisi: è una scommessa su chi starà davanti quando quei numeri arriveranno.
La mappa degli stabilimenti e il precedente del 2020
Dietro i numeri aggregati c’è una geografia produttiva molto concreta. Secondo i dati raccolti dalla stampa di settore, in Germania Transformation of Industry conta nove siti principali: Duisburg con circa 1.500 dipendenti, Erlangen con 700, Görlitz con 650, Muelheim an der Ruhr con 550, Nuremberg con 550, Erfurt con 550, Hamburg con 250, Leipzig con 200 e Berlin con 150. A questi si aggiungono stabilimenti in Europa, Stati Uniti, India, Cina, Brasile, Arabia Saudita e altri paesi.
Il movimento richiama un precedente preciso. Già nel 2020, Siemens AG scorporò la divisione Gas and Power ai sensi della legge tedesca sulle trasformazioni, con l’approvazione del 99,36% degli azionisti. In quell’occasione, il consiglio di amministrazione di Siemens AG decise, con l’approvazione del consiglio di sorveglianza, di separare legalmente le operazioni globali Gas and Power e la partecipazione di circa il 67% in Siemens Gamesa Renewable Energy, S.A., per collocarla in borsa tramite spin-off. Non si tratta di un dettaglio tecnico: significa che il gruppo ha già percorso questa strada, conosce i tempi e i vincoli di una separazione, e ora la replica su una divisione diversa, in un contesto di mercato diverso.
Chi resta con il 40%?
Sul controllo e sul valore residuo, l’azienda non ha fornito cifre né tempi. Secondo quanto riferito da Manager Magazin, Siemens Energy starebbe valutando di cedere in una prima fase circa il 60% delle azioni della divisione, trattenendo il restante 40%; uno spin-off o una quotazione in borsa sarebbero entrambe opzioni considerate. Siemens Energy ha dichiarato di voler deconsolidare mantenendo una quota di minoranza significativa, ma senza confermare né la percentuale né il calendario. Il punto, però, è un altro: se le proiezioni della stessa testata sono corrette, chi incasserà il valore di una divisione che promette di triplicare i profitti? Il nuovo azionista di maggioranza oppure Siemens Energy con la sua quota di minoranza? Per i circa 17.000 dipendenti, la partita è appena cominciata.




