Utile netto +62% a 1,26 miliardi, guidance 2026-2027 alzata del 22% e 14%.

Secondo un’analisi ING, le prime 40 utility europee dovrebbero generare circa 186 miliardi di euro di EBITDA nel 2026, con una crescita dell’1% anno su anno. RWE viaggia su un binario diverso: lo scorso 13 agosto ha comunicato un EBITDA rettificato di 3,0 miliardi di euro nel primo semestre, contro i 2,1 miliardi dell’anno precedente, e un utile per azione rettificato salito a 1,77 euro da 1,08. Non è un dettaglio: è la fotografia di una scommessa che non riguarda solo le rinnovabili, ma sempre di più le reti.

Un +43% contro un settore fermo all’1%

Il contrasto si vede nei numeri semestrali. L’EBITDA rettificato è passato da 2,1 a 3,0 miliardi di euro, un balzo di circa il 43%. Dall’inizio dell’anno RWE ha messo in esercizio 752 megawatt di nuova capacità di generazione e ha portato il portafoglio di rinnovabili, generazione flessibile e stoccaggio a batterie a quasi 41 GW, con altri 10,3 GW in costruzione. Nei primi sei mesi del 2026 gli investimenti netti sono stati 6,3 miliardi di euro. Nel frattempo, sempre secondo l’analisi ING, la crescita del comparto sarà trainata soprattutto dalle utility di rete pure, con un EBITDA in aumento del 6% grazie all’espansione della base di attività regolamentata. RWE sta già correndo su quella corsia, ma il pedaggio è alto.

La rete come cassaforte (e il debito come prezzo)

Il segnale più chiaro arriva da Amprion. RWE ha aumentato la sua quota totale al 55% acquisendo azioni indirette da cinque azionisti di M31. Il prezzo aggregato delle acquisizioni è di 3,6 miliardi di euro, interamente finanziato tramite l’aumento di capitale completato il 22 giugno. In pratica, la crescita sulla rete è pagata con capitale fresco, non con la cassa della gestione.

E il capitale non è l’unico prezzo. Al 30 giugno 2026 il debito netto era di 15,0 miliardi di euro. Già a marzo 2026 il gruppo aveva annunciato 35 miliardi di euro di investimenti netti complessivi tra il 2026 e il 2031, con l’obiettivo di aggiungere 25 GW di capacità rinnovabile, stoccaggio a batterie e generazione flessibile fino a circa 65 GW. La meccanica è trasparente: per crescere serve capitale, e il debito è il prezzo della scommessa.

Non è detto che sia un problema. In un settore quasi fermo, le reti offrono una crescita più stabile e regolata: il 6% atteso per le utility di rete pure è un’eccezione nel panorama dell’1%. Ma se la rete rende, resta da capire cosa succede ai target dichiarati e a chi resta fuori dal perimetro.

La scommessa futura: chi resta a bordo?

I target, intanto, si alzano. RWE prevede per l’esercizio corrente un EBITDA rettificato tra 5,75 e 6,35 miliardi di euro, un utile netto rettificato tra 1,95 e 2,45 miliardi e un utile per azione rettificato tra 2,60 e 3,30 euro. I dati pre-rilasciati e ripresi da Morningstar mostrano che l’utile netto rettificato è cresciuto del 62% su base annua a 1,26 miliardi di euro; la guidance sull’utile netto per il 2026 e il 2027 è stata aumentata rispettivamente del 22% e del 14%.

La traiettoria è chiara, ma il sentiero è stretto. Da un lato un gruppo che alza le stime e compra una rete; dall’altro un settore in cui solo le utility di rete pure sembrano crescere davvero. Resta da capire chi beneficia davvero di questa spinta: chi resta a bordo e chi, invece, resta fuori dal perimetro.

RWE ha i numeri dalla sua parte, ma ogni punto di crescita in più è un punto di costo che prima o poi si presenta in bolletta o in bilancio. La domanda resta: la spinta verso le reti è una transizione per tutti o una rendita per pochi?