Bando da 28 milioni di sterline: progetti oltre 100 ore per puntare sullo stoccaggio geologico
Lo scorso 20 agosto il governo britannico ha invitato le imprese a presentare offerte per una quota di 28 milioni di sterline a sostegno di progetti di stoccaggio energetico di lunga durata, incluso l’idrogeno sotterraneo. Ma il dettaglio che conta davvero non è il denaro: è la soglia delle 100 ore. Per qualificarsi alla Clean Energy Challenge, finanziata da UK Research and Innovation (UKRI) nell’ambito dei piani governativi per rafforzare la sicurezza energetica, i progetti devono fornire più di 100 ore di stoccaggio. È una specifica che sposta il perimetro della gara verso lo stoccaggio geologico di lunga durata, non verso l’accumulo elettrochimico.
Oltre 100 ore: la geologia, non la batteria
Il vincolo delle 100 ore è un filtro tecnico. La maggior parte degli accumuli elettrochimici è progettata per cicli brevi, da minuti a qualche ora; superare la soglia delle cento ore significa ragionare su una scala quasi stagionale. Per questo la gara non chiede semplicemente capacità, ma capacità di lunga durata, e l’idrogeno sotterraneo è citato esplicitamente nell’invito. Non si tratta di un finanziamento a pioggia: il Clean Energy Challenge seleziona progetti in grado di garantire più di 100 ore di erogazione continua, un requisito che impone di non dipendere dalle condizioni meteo del singolo giorno.
La direzione era già stata segnata all’inizio di agosto, quando il regolatore energetico Ofgem ha stanziato 500.000 sterline per studi di fattibilità sullo stoccaggio sotterraneo di idrogeno nel North Yorkshire. È il segnale che il tema non è più confinato alla ricerca di laboratorio, ma sta entrando nella pianificazione di sistema.
Dodici giorni di riserva: il tallone d’Achille britannico
Per capire perché fissare proprio 100 ore bisogna guardare alla struttura dello stoccaggio britannico. Secondo i dati del British Geological Survey, il Regno Unito ha uno dei livelli più bassi di stoccaggio di gas in Europa, con una media di 12 giorni. In termini di capacità geologica, secondo Energy UK il paese può attualmente stoccare circa 2,9 miliardi di metri cubi di gas naturale. Non è una riserva di lungo respiro: è un cuscinetto che in una fase di domanda rigida si esaurisce in meno di due settimane. In molti paesi dell’Europa continentale i volumi di stoccaggio sono molto più consistenti; il Regno Unito si è a lungo affidato al mercato globale del gas, pagando questa scelta con una minore resilienza interna.
Le stime per lo stoccaggio di idrogeno necessario a raggiungere il net zero nel 2050 sono fino a cinque volte superiori all’attuale capacità di stoccaggio di gas del Regno Unito. È un divario che spiega l’interesse per il sottosuolo. Nel North Yorkshire si muove un progetto concreto: il progetto, guidato da Northern Gas Networks, ha ottenuto 500.000 sterline per sviluppare un sito di stoccaggio sotterraneo di idrogeno vicino alla centrale elettrica dismessa di Knapton. È il tipo di intervento che può trasformare un’area industriale in pensione in un nodo di accumulo geologico.
Da 14 a 50 miliardi: il valore di una caverna
Il bisogno è enorme, ma lo è anche il potenziale risparmio. Lo sviluppo e il collaudo di sistemi che immagazzinano idrogeno nel sottosuolo e lo rilasciano quando necessario potrebbe ridurre i costi totali del sistema energetico tra 14 e 50 miliardi di sterline tra il 2035 e il 2050. È un intervallo ampio, che dipende da quanto in fretta la tecnologia verrà collaudata e da quanta capacità geologica sarà davvero utilizzabile. La differenza tra il limite basso e quello alto non è un dettaglio: è la distanza tra un sistema che si limita a tamponare i picchi e uno capace di spostare energia tra le stagioni.
Il Regno Unito non è solo in questa corsa. Un quadro europeo diffuso da Storengy nell’ambito del progetto HyPSTER segnala un potenziale di stoccaggio sostanziale in paesi dell’Europa centrale e occidentale come Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Danimarca, rispetto alla domanda attesa nei prossimi decenni. La geologia c’è; il punto è trasformarla in capacità operativa, iter dopo iter.
Resta da vedere se il Regno Unito saprà accelerare abbastanza in fretta, partendo da una posizione di ritardo. Con una riserva media di 12 giorni e una capacità attuale di 2,9 miliardi di metri cubi, la distanza dalle stime al 2050 è netta. Ma la posta in gioco — fino a 50 miliardi di sterline di costi di sistema evitati — spiega perché una caverna può valere più di un sussidio.




