Il contratto per 30 megawatt nel Mediterraneo francese è anche un test di politica industriale
Quando la tempesta Ciaran sollevò onde di 20 metri e scagliò raffiche a 139 chilometri all’ora contro la costa atlantica portoghese, le turbine WindFloat non cedettero. Nessun danno strutturale, produzione ferma e poi ripresa. Era il novembre 2023. Quasi tre anni dopo, la stessa tecnologia semi-sommergibile — testata anche con onde di 20 metri e venti fino a 214 chilometri all’ora — si aggiudica un contratto di manutenzione per un parco da 30 megawatt nel Mediterraneo francese. Non è poco, ma non è nemmeno la consacrazione commerciale che qualcuno si aspettava.
La scorsa settimana Principle Power ha annunciato di aver ottenuto il contratto di Operations and Maintenance per il progetto Éoliennes Flottantes du Golfe du Lion, gestito da Ocean Winds in partnership con la Banque des Territoires. Tre turbine Vestas V164-10 MW, le più potenti mai installate su fondazioni galleggianti. Con questi 30 megawatt, Principle Power sale a 105 MW di capacità installata complessiva su fondazioni WindFloat, distribuiti su tre progetti. Il parco da solo, dicono, coprirà il fabbisogno annuale di elettricità di oltre 50.000 abitanti.
Ma siamo ancora lontani da un mercato maturo. È il paradosso dell’eolico galleggiante: la tecnologia ha dimostrato di reggere l’impossibile — WindFloat Atlantic, il primo parco su larga scala con questa tecnologia e il primo a ottenere finanziamenti bancari, ha generato 320 GWh in quattro anni di operatività — eppure resta confinata a progetti pilota, a cantieri sperimentali, a gare pubbliche che assegnano lotti uno alla volta.
Un parco da 30 MW, ma l’85% dei fornitori è francese
Qui il punto non è solo tecnico. Se la tecnologia è pronta, chi ne trarrà vantaggio economico? La Francia ha una risposta molto chiara, e la sta scrivendo nei contratti di manutenzione. Attorno al progetto EFGL, l’85% dei fornitori diretti mobilizzati sono aziende francesi o con sede in Francia. E il 60% di questi sono piccole e medie imprese. In pratica, la manutenzione di tre turbine galleggianti sta diventando un laboratorio di politica industriale.
Non è una sorpresa per chi segue le mosse di Parigi. A giugno 2026, il governo ha lanciato una gara d’appalto per 7 parchi eolici galleggianti. La partita non è solo su chi installerà le turbine, ma su chi le manterrà in funzione per i prossimi vent’anni. Costruire una filiera nazionale significa garantire che i contratti di servizio vadano a imprese locali, creare posti di lavoro qualificati, evitare che il valore aggiunto scivoli all’estero una volta posate le fondazioni. È una strategia legittima, ma ha un limite: funziona se i volumi crescono. Trenta megawatt non fanno una filiera. Servono gigawatt, e servono in fretta.
Kincardine e la contendibilità del mercato
Mentre la Francia coltiva il suo orto, però, altri player si muovono in acque simili. Già a luglio 2024, Acteon si era aggiudicata un contratto per il monitoraggio strutturale e la manutenzione del parco eolico galleggiante di Kincardine, al largo della Scozia — un progetto che include un gemello digitale per la risposta strutturale. Anche lì si parla di O&M, anche lì è una partita aperta. Ma il confronto serve a ricordare che il mercato è ancora embrionale, popolato da pochi attori con contratti ritagliati su misura, e che la contendibilità futura — la possibilità che le gare siano davvero aperte e competitive — è tutta da dimostrare.
Il contratto di Principle Power per EFGL è un passo avanti, certo. Ma è un passo in un mercato che non ha ancora deciso se diventare un’industria o restare una collezione di esperimenti ben riusciti. La manutenzione è il primo anello della catena: vicino alle imprese locali, intensivo in manodopera, politicamente spendibile. Ma la vera sfida sarà trasformare queste gare in pale che girano su scala commerciale, con contratti standardizzati e catene di fornitura che non dipendano da un unico committente pubblico.
Alla fine, la domanda non è chi firma i contratti oggi. È quando questi contratti smetteranno di essere eccezioni e diventeranno la regola. Per ora, il vento c’è — e si è visto che le turbine lo reggono. Quanto soffierà, e per chi, resta da vedere.




