Le autorizzazioni per i nuovi impianti di accumulo accelerano, ma il prezzo dell’elettricità resta legato al metano e alla CO₂
A luglio 2026 il ministero ha autorizzato in un solo mese oltre 2 GW di nuovi sistemi di accumulo elettrochimico. Nello stesso semestre, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia è salito del 5,4 per cento rispetto all’Europa che scendeva. La causa non è un mistero: il gas è starnutito e la borsa elettrica italiana si è raffreddata.
I numeri delle rinnovabili corrono. La generazione solare italiana è cresciuta del 19 per cento nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, con le nuove installazioni fotovoltaiche da gennaio a giugno passate da 2.808 a 3.093 MW, trainate da impianti medi e grandi mentre il residenziale arretra. In sei mesi, il mercato elettrico italiano ha registrato 88 ore a prezzo zero: la produzione fotovoltaica ha riempito il sistema al punto da azzerare il valore dell’energia in determinate fasce. Eppure il prezzo medio non solo non è calato, ma è salito, perché l’aumento dei prezzi del gas e delle quote di emissione di CO₂ ha compensato l’effetto combinato di più eolico e meno domanda.
Duemila megawatt di speranza (o di arbitraggio)
Il 30 luglio il Mase ha pubblicato quattro decreti di autorizzazione unica per altrettanti impianti BESS, per un totale di 527 MW. Con le altre AU rilasciate nelle settimane precedenti, i megawatt di accumulo autorizzati a luglio dal Mase salgono a 2.083. Cifra che si somma a dieci autorizzazioni per accumuli elettrochimici da circa 1,1 GW complessivi concesse a giugno, e a quattro impianti da 310 MW complessivi in Puglia ed Emilia-Romagna autorizzati nei giorni immediatamente precedenti.
Fra i progetti benedetti a luglio spiccano l’impianto “Puglia BESS” da 297 MW di Star Energia, incastrato fra le province di Taranto e Brindisi, e il “Matera Storage” da 99 MW della stessa controllata Demos Energia, spalmato tra Matera e Santeramo in Colle. In Piemonte, l’impianto “Castelnuovo” da 80 MW della spagnola Quintas Energy si prende il via libera ad Alessandria, mentre il BESS da 51 MW di Energy Total atterra a Benevento. Una geografia vasta, progetti consistenti, investitori in gran parte stranieri.
Il mercato dice una cosa, il gas un’altra
Il paradosso è tutto qui: abbiamo abbastanza rinnovabili da regalare elettricità per 88 ore a prezzo zero in un semestre, eppure il termometro del prezzo resta il gas.
Un accumulatore è, per definizione, una macchina da arbitraggio: compra quando il prezzo è basso (o zero) e rivende quando è alto. In un mercato dove il prezzo alto lo decide ancora il metano, un BESS non abbatte strutturalmente il costo dell’energia: ci scommette sopra. La differenza tra stoccaggio strategico e rendita di posizione sta in una riforma del market design che l’Italia non ha ancora affrontato.
I 2 GW autorizzati a luglio sono un segnale per gli sviluppatori: le autorizzazioni arrivano, i progetti si sbloccano, il rischio amministrativo cala. Star Energia, Quintas, Energy Total e le altre hanno ottenuto ciò che volevano: il diritto a costruire. Ma il valore di quegli impianti, una volta in esercizio, dipenderà da quanto a lungo il prezzo del gas continuerà a comandare la borsa elettrica. Se il mercato resta così, avere batterie non servirà a contenere i costi per famiglie e imprese. Servirà a spostare margini da una voce di bilancio all’altra, con un nuovo parco di soggetti che si inseriscono nella stessa vecchia catena del prezzo marginale.
E adesso chi paga la festa?
Ogni autorizzazione unica sblocca cemento, cavi, moduli, connessioni. I comuni interessati — da Castelnuovo Scrivia ad Avetrana, da Matera a Benevento — vedranno cantieri e forse qualche compensazione. I cittadini no. Per loro la bolletta resta ancorata a un meccanismo dove l’ultimo kilowattora serve a coprire i costi fissi, e quel kilowattora lo decide ancora chi brucia gas. Senza scollegare il prezzo dell’elettricità dal costo marginale del termoelettrico, ogni nuovo accumulo rischia di funzionare come un moltiplicatore di rendita, non come un calmieratore.
Le batterie sono autorizzate, i pannelli installati, la produzione rinnovabile cresce a doppia cifra. Perché allora il prezzo della luce non scende? E chi guadagnerà davvero, quando questi 2 GW entreranno in funzione, se il mercato resta quello di oggi?




