Lo studio si basa su un modello orario che incrocia produzione e consumo in 8760 ore

Per anni abbiamo misurato il potenziale fotovoltaico dell’Europa con medie annuali di produzione e consumo, illudendoci che ci fosse spazio quasi infinito per nuovi impianti. La realtà della rete elettrica, però, non funziona per medie: ogni ora ha la sua domanda, e ogni gigawattora immesso al momento sbagliato è energia che nessuno consuma. Una nuova ricerca presentata nei giorni scorsi ridisegna i confini del possibile con un modello che incrocia generazione solare e domanda ora per ora, su dati 2023 dell’intero sistema europeo. Il risultato: l’Europa può integrare circa 614 GW di potenza fotovoltaica, equivalenti a 678 TWh di elettricità all’anno, senza che in nessuna ora la produzione superi la domanda interna. È un tetto molto più concreto — e per alcuni paesi già abbondantemente superato — di quanto suggerissero le vecchie stime.

Dalla media annuale all’ora: il parametro che ridefinisce il potenziale

Il problema degli studi precedenti è che si basano su medie annuali o stagionali. Funzionano per farsi un’idea di massima, ma nascondono la variabilità infragiornaliera e il rischio di curtailment, cioè di dover scollegare impianti perché l’energia non serve a nessuno. Un modello a risoluzione oraria, invece, prende la curva di domanda di ogni paese per tutte le 8.760 ore dell’anno e la confronta con la produzione stimata per ogni impianto fotovoltaico simulato. Se in una singola ora la generazione supera il consumo nazionale, quell’impianto non è più dentro il limite di integrazione pura: l’energia eccedente va tagliata o stoccata, e questo ha un costo.

È un cambio di prospettiva che fa crollare i numeri rispetto alle stime precedenti. Non si tratta più di quanta energia si può produrre in un anno, ma di quanta se ne può consumare ogni ora senza sprechi. Il modello, sviluppato da ricercatori tra cui Hassan Gholami dell’Università di Stavanger, ha incrociato i dati di domanda oraria pubblicati da ENTSO-E con simulazioni di produzione oraria per decine di siti reali in tutta Europa, usando il software PVsyst per modellare l’irraggiamento locale e le perdite di sistema. Ne esce una mappa della capacità fattibile che cambia radicalmente le gerarchie del solare continentale. Ma cosa succede quando si applica questo metro a paesi che già spingono forte sul solare?

Paesi Bassi e Cipro: l’azzardo di superare il limite orario

Se 614 GW sono il tetto continentale, ci sono due nazioni che lo hanno già sfondato. Secondo i dati del 2023 citati nello studio, i Paesi Bassi avevano installato 23,9 GW di fotovoltaico a fronte di un limite modellizzato di 18,6 GW. Cipro era a 606 MW contro un tetto di 414 MW. In entrambi i casi, la capacità in esercizio supera quella massima sostenibile entro la sola domanda oraria. Non è un primato che faccia piacere: significa che in certe ore dell’anno quegli impianti producono più di quanto il paese possa assorbire, e quell’energia deve trovare una via d’uscita — export, accumulo o taglio.

I Paesi Bassi, in particolare, sono diventati un caso da manuale di saturazione fotovoltaica. Con una superficie ridotta e una densità di impianti altissima, il paese si è spinto ben oltre il punto in cui la domanda interna riesce a inseguire i picchi di produzione nelle ore centrali della giornata. Cipro, con numeri assoluti piccoli ma un rapporto potenza/domanda ancora più estremo, sta vivendo la stessa dinamica in scala ridotta. Il paradosso è che entrambi sono campioni europei della transizione, ma proprio questo successo li espone a inefficienze crescenti. Non tutti i mercati sono però saturi: la Germania ha ancora spazio, ma a che prezzo?

La mappa dei margini: chi ha spazio e chi deve fermarsi

Se i Paesi Bassi e Cipro sono oltre il confine, altri giganti come la Germania hanno ancora margine — ma con numeri che vanno letti con attenzione. Dallo studio emerge che la Germania ha la più alta capacità fotovoltaica fattibile tra tutti i paesi analizzati: circa 106 GWp. È un valore che supera di parecchio qualsiasi altro nel continente e rappresenta da solo quasi un sesto del totale europeo. Ma non basta guardare i GW assoluti. Spagna e Georgia guidano la classifica per quota di consumo nazionale che può essere coperta con fotovoltaico entro i limiti orari: entrambe al 27%. Vuol dire che oltre un quarto dell’elettricità che quei paesi consumano potrebbe arrivare dal sole senza mai sprecare un’ora di produzione.

La distribuzione è fortemente concentrata. I primi sei paesi — Germania, Spagna, Italia, Francia, Polonia e Regno Unito — rappresentano insieme oltre la metà del totale continentale di capacità fattibile. Per la Germania, i 106 GWp non sono un bersaglio lontano: a fine 2025 il paese aveva già installato più di 90 GW, e con i ritmi attuali di connessione il margine residuo si sta assottigliando rapidamente. L’Italia, con una domanda elettrica comparabile e un irraggiamento ben superiore, potrebbe ospitare decine di GW aggiuntivi, ma la distanza tra potenziale modellizzato e capacità installata resta ampia — e questo è tanto un’opportunità quanto un segnale di allarme sulla lentezza autorizzativa.

Per progettisti e gestori di rete, il messaggio è chiaro: la capacità fotovoltaica non è un obiettivo assoluto, ma un equilibrio orario. Superarlo significa accettare costi di taglio dell’energia o investire in accumulo, elettrolizzatori, interconnessioni — tutti elementi che hanno un prezzo e che cambiano il business case degli impianti. Il modello non dice che oltre i 614 GW non si possa andare, ma che ogni GW aggiuntivo richiede infrastrutture complementari che oggi non sono scontate. La domanda da porsi, per ogni nuovo progetto, non è più solo «quanti MWh produrrà all’anno?», ma «in quali ore produrrà, e chi consumerà quell’energia quando la produce?».

Il fotovoltaico resta la punta di diamante della transizione, ma la nuova metrica oraria impone di progettare impianti dove la domanda può realmente assorbirli. Chi installa oggi deve guardare non solo ai tetti, ma all’orologio della rete. I 614 GW sono un limite tecnico, non un traguardo da raggiungere a ogni costo.