L’accordo tra Halocell e MSWay punta a scalare la produzione di celle flessibili a 100.000 unità l’anno
Un modulo solare spesso meno di un millimetro, stampato su un foglio di plastica PET, capace di alimentare un drone in pieno giorno ma anche in controluce. Non è una scheda tecnica da laboratorio: è il primo passo di una produzione che, secondo l’accordo tra Halocell e MSWay, punta a passare da 7.000 a 100.000 unità all’anno. Mentre i giganti cinesi del silicio cristallino bruciano miliardi di yuan, la perovskite flessibile comincia a uscire dalla nicchia.
Moduli solari stampati come un giornale
Halocell Energy lavora su celle a perovskite che non hanno bisogno di forni a 900 °C né di camere bianche da semiconduttore. L’inchiostro fotovoltaico viene depositato con tecniche roll‑to‑roll su substrati plastici, creando moduli leggeri, curvabili e ottimizzati per condizioni di luce scarsa, da interni o cielo coperto. Nel memorandum d’intesa con l’azienda sudcoreana MSWay, la tecnologia di MSWay viene descritta come allineata a soluzioni per satelliti, droni ad ala fissa e applicazioni avanzate dove il peso è un nemico.
Non siamo ancora alla copertura di un tetto di capannone: i numeri di questo progetto pilota restano nell’ordine delle decine di migliaia di pezzi l’anno, pensati per alimentare sensori, etichette elettroniche e piccoli velivoli. Ma la chimica è la stessa che Oxford PV e Caelux stanno portando su wafer di silicio per superare il 28% di efficienza, segno che la perovskite non è più un esperimento accademico.
Quando il prezzo dell’energia va sotto zero
Lo scenario in cui queste celle potrebbero ritagliarsi uno spazio è scritto nei conti in rosso dei colossi del fotovoltaico. Le previsioni di performance di 25 società fotovoltaiche quotate mostrano un deficit aggregato che ha superato i 10 miliardi di RMB solo nella prima metà del 2026. Tongwei stima una perdita netta tra 4,8 e 5,4 miliardi, LONGi Green tra 3,4 e 3,8, JA Solar tra 2,4 e 2,9, TCL Zhonghuan tra 3 e 3,3 miliardi. Numeri che raccontano una sovracapacità produttiva feroce, con moduli standard venduti a prezzi inferiori al costo marginale.
Il paradosso è che la stessa energia pulita in eccesso sta perdendo valore economico. Nei pomeriggi soleggiati primaverili la produzione fotovoltaica in eccesso supera la domanda o la capacità di trasmissione, portando a prezzi negativi e distacchi forzati. Un megawattora solare soggetto a limitazione ha valore immediato ridotto o nullo, un costo per chi l’ha generato. In questo scenario, competere sul prezzo di modulo è una guerra di logoramento che i giganti cinesi stanno già perdendo.
L’intelligenza artificiale entra nel laboratorio materiali
Ed è qui che si inserisce la spinta dell’intelligenza artificiale. Mentre gli impianti cinesi rallentano la produzione, una rete globale sta usando l’AI per trovare la prossima generazione di semiconduttori e assorbitori solari. La AI Materials Foundry lanciata da CuspAI riunisce 45 membri tra cui NVIDIA, Meta, Samsung, Hyundai, IMEC, Applied Materials e, per il fotovoltaico, Oxford PV e Caelux. Il progetto combina l’esperienza nella scienza dei materiali con una piattaforma di AI agentic chiamata MIRA, progettata per esplorare nuovi composti con le proprietà volute senza passare per decenni di tentativi al bancone.
Uno dei programmi della Foundry è una partnership pluriennale con A*STAR, l’agenzia di ricerca pubblica di Singapore, che spazia dai semiconduttori alla cattura della CO₂ fino all’elettronica avanzata. L’architettura aperta della rete suggerisce che i risultati sui materiali per celle solari flessibili, formulazioni di perovskite più stabili e strati di trasporto selettivi potrebbero arrivare più in fretta dei tradizionali cicli di R&D.
Per chi oggi progetta un impianto o sceglie un modulo, il quadro è un trade‑off concreto. I pannelli in silicio bifacciale restano l’opzione con più watt per metro quadrato e più storia di degradazione alle spalle. Ma se l’installazione è su una copertura non portante, sulla fusoliera di un drone o in un ambiente con ombreggiamento continuo, le celle a perovskite stampate su plastica offrono densità di potenza per chilogrammo che il silicio non può raggiungere. Halocell e i partner della Foundry stanno trasformando questa alternativa da prototipo a prodotto commerciale, proprio mentre il mercato di massa mostra i primi segni di saturazione.
La prossima ondata non si misurerà in miliardi di yuan di perdite, ma in grammi per watt e metri lineari di substrato flessibile.




