Passaporto digitale batterie obbligatorio dal 2027, ma il nodo resta la governance dei dati.
Il numero di partenza è questo: entro il 2030 la domanda globale di batterie è destinata a moltiplicarsi di quattordici volte, e l’Unione Europea potrebbe pesarne il 17%. Sono stime che la Commissione europea diffondeva già nell’agosto del 2023, ma che oggi assumono un significato più concreto. Dal 18 febbraio 2027, infatti, il passaporto della batteria diventerà obbligatorio per le categorie di batterie rilevanti immesse sul mercato UE, come indica la pagina della Commissione dedicata al passaporto digitale. Mancano meno di quattro mesi.
Quattordici volte più batterie, un QR code per ciascuna
Messi insieme, i due dati spiegano perché il passaporto non riguarda una nicchia. Se la crescita prevista si realizzerà, e se l’Europa ne assorbirà davvero quasi un quinto, la quantità di batterie che dovranno essere accompagnate da un documento digitale non si misurerà in lotti sperimentali ma in volumi industriali. Va ricordato che si tratta di proiezioni, non di consuntivi: la stima del moltiplicatore e della quota europea risale al momento in cui la normativa veniva introdotta, e il mercato reale potrebbe discostarsene. Ma anche una crescita più contenuta trasformerebbe il passaporto in un’infrastruttura di massa.
Il meccanismo, sulla carta, è semplice. Un codice QR darà accesso a un passaporto digitale con informazioni dettagliate su ciascuna batteria, pensato per aiutare i consumatori e soprattutto i professionisti lungo la catena del valore a rendere concreta l’economia circolare delle batterie, come spiegava la Commissione nell’annuncio sull’entrata in vigore della legge. Il registro su cui poggia il sistema è già acceso dal 20 luglio 2026. Resta da capire chi debba materialmente riempirlo.
Il QR è la parte facile: il problema sono i campi dati
L’architettura normativa ha una storia di qualche anno. Il regolamento sulle batterie è entrato in vigore nell’agosto 2023, e il passaporto nasce al suo interno. Dal punto di vista tecnico, però, non è un sistema a sé: si appoggia al sistema comune per i passaporti digitali di prodotto (DPP) stabilito dal Regolamento Ecodesign, noto come ESPR. Il collegamento fisico tra la batteria e il suo passaporto passa per un codice QR, secondo i requisiti fissati dal regolamento sulle batterie e dal quadro tecnico DPP applicabile. Il passo operativo è arrivato il 20 luglio 2026, quando il registro DPP è diventato operativo.
Il punto più interessante è a chi spetta l’obbligo. Creare e mantenere il passaporto è compito dell’operatore economico che immette sul mercato la batteria finita, non dei fornitori di singoli componenti o moduli. È una scelta che semplifica la responsabilità giuridica: c’è un soggetto identificabile che risponde del documento. Ma crea uno squilibrio pratico. Molte delle informazioni che finiranno nel passaporto nascono a monte, presso chi produce celle, materiali o moduli, e si modificano a valle, durante l’uso, la manutenzione o il riciclo. L’obbligato è uno, i detentori dei dati sono molti.
Per questo la questione di conformità più seria, osserva un’analisi di Automotive IQ sui passi verso il 2027, non è più se serva un passaporto, ma chi possiede ciascun campo dati, dove risiede e chi è autorizzato ad aggiornarlo in ogni fase del ciclo di vita. Il QR code, in altre parole, è la parte visibile e relativamente banale. Il lavoro vero sta nella governance di un flusso di informazioni che attraversa più aziende, più paesi e più anni di vita del prodotto. E se l’obbligo è di uno ma i dati sono di molti, qualcuno dovrà vendere il collante.
Chi vende il collante
Dove c’è un obbligo complesso, di solito nasce un fornitore. Il gruppo giapponese DENSO ha lanciato un servizio commerciale chiamato DENSO Digital Product Passport Solution for Battery, rivolto a case automobilistiche, produttori di batterie e altre imprese che devono rispettare il regolamento europeo. Secondo il comunicato con cui DENSO ha presentato il servizio, la soluzione è costruita sul modello dati del consorzio Battery Pass-Ready e sull’esperienza dell’azienda nella blockchain. Il dettaglio conta: appoggiarsi a un modello dati condiviso significa puntare proprio sul problema dell’interoperabilità tra soggetti diversi, più che sulla semplice generazione del codice.
Accanto alle offerte commerciali si muove il lavoro di filiera. La Global Battery Alliance ha condotto nel 2026 diciassette consorzi di filiera che coinvolgono produttori di celle responsabili dell’80% della produzione mondiale, secondo quanto riporta la pagina dell’alleanza sulle sperimentazioni del 2026. È una copertura ampia, ma va letta per quello che è: riguarda i produttori di celle, cioè un anello della catena, e si tratta di prove operative, non di passaporti già in uso su ogni batteria venduta. L’obbligo, come si è visto, ricade su chi immette la batteria finita, che dovrà integrare quei dati con i propri.
Il numero da tenere d’occhio, quindi, è il 18 febbraio 2027. Nei prossimi quattro mesi conterà quanti operatori che immettono batterie finite sul mercato europeo avranno risolto la questione di chi possiede, custodisce e aggiorna ogni campo dati. L’80% della produzione di celle coinvolto nei consorzi è la base da cui si parte, non il traguardo.




