Il divario tra Nord e Sud si amplia mentre mancano le infrastrutture per trasportare l’energia

Il 10 luglio 2026 l’Italia ha infilato il suo record assoluto di produzione fotovoltaica: 167 GWh. Nella stessa settimana, il mercato elettrico italiano toccava la media settimanale più alta dell’anno, 144,09 €/MWh. Un trionfo, si direbbe.

Peccato che in Sardegna, proprio in quei giorni, un megawattora solare venisse pagato 64,8 euro, il 58% del prezzo base-load, e in Sicilia si toccassero spread negativi di 7,72 €/MWh rispetto al Prezzo Unico Nazionale.

Non è un’eccezione. È il sintomo di una frattura che divide l’Italia in due mercati elettrici distinti: uno al Nord, dove l’industria consuma e i prezzi tengono, e uno al Sud e sulle Isole, dove la produzione rinnovabile cresce più in fretta della capacità di trasportarla. Mentre l’Europa intera celebrava un trimestre con 129 TWh di elettricità solare e il solare diventava a giugno la prima fonte elettrica dell’Unione con il 25% del fabbisogno coperto, il Mezzogiorno italiano sprofondava in un paradosso: più sole, meno valore.

Lo sconto del Sud

Lo dicono i numeri di Italia Solare. Nel secondo trimestre 2026, le zone di mercato di Calabria, Sud e Sicilia hanno registrato prezzi sotto i 20 €/MWh per 215 ore. Duecentoquindici ore in cui chi produceva energia dal sole si è visto riconoscere un prezzo inferiore al costo di generazione di qualunque centrale a gas. Lo spread zonale della Sardegna è stato di -8,57 €/MWh a maggio, quello della Sicilia di -7,72 €/MWh. Non briciole: un quarto del valore medio dell’energia.

Quando il sole picchia, il prezzo crolla. Tutti i prezzi orari sotto i 20 €/MWh sono stati registrati tra le 10 e le 18, con il picco tra le 12 e le 16. Esattamente le ore in cui gli impianti fotovoltaici producono di più. La conseguenza è un Solar Captured-Price sardo crollato a 64,8 €/MWh, il 58% del prezzo medio di carico base di 110,78 €/MWh. In pratica, un impianto in Sardegna incassa poco più della metà di quanto incasserebbe un impianto equivalente al Nord.

Non è solo cannibalizzazione

Si parla spesso di “cannibalizzazione” dei prezzi: troppo solare tutto insieme deprime il valore. Ma qui il problema è un altro. I prezzi bassi restano confinati alle zone di mercato meridionali perché mancano le linee per portare quell’energia dove serve. Il PUN Index, il prezzo di riferimento nazionale, è sceso da 143 €/MWh di marzo a 119 €/MWh di aprile e maggio, spinto proprio dall’aumento della produzione fotovoltaica e da una domanda in calo. Poi a giugno, con l’ondata di caldo e la ripresa dei consumi, il PUN è risalito a 131 €/MWh. Ma al Sud, dove le temperature erano altrettanto alte, lo spread restava ampiamente negativo. Il termometro conta poco se non ci sono elettrodotti.

In pratica, il meccanismo dei prezzi zonali sta creando un effetto perverso: incentiva a installare pannelli dove c’è più irraggiamento, ma poi deprime il valore dell’energia prodotta proprio in quelle zone. L’analisi di Italia Solare parla apertamente di un possibile collasso del Solar Captured-Price già nel 2027.

E ora chi investe?

Il mercato elettrico italiano funziona come un sistema di vasi non comunicanti. Fino a quando le interconnessioni tra le zone di mercato rimarranno limitate, il prezzo all’ingrosso continuerà a scendere nei luoghi di produzione e a mantenersi alto in quelli di consumo. Chi ha finanziato impianti fotovoltaici al Sud sulla base di un certo rendimento atteso, oggi si ritrova con flussi di cassa dimezzati. E le imprese che consumano molta energia non trovano convenienza a spostarsi dove l’elettricità costa poco, perché manca tutto il resto: infrastrutture, logistica, manodopera specializzata.

Le regole del mercato elettrico premiano la generazione dove serve, non dove il sole è generoso. Ma senza una rete in grado di spostare l’energia, il paradosso diventa strutturale. La vera domanda non è se il solare italiano continuerà a crescere. È se qualcuno vorrà ancora costruire impianti a sud di Roma, sapendo che l’elettricità prodotta rischia di valere sistematicamente meno di quella generata altrove.