Refinyx e Qarlbo Energy rilevano gli asset di riciclo, mentre il mercato delle celle si frammenta.
A settembre 2026, mentre nel primo semestre le spedizioni di celle per lo stoccaggio quasi raddoppiavano e la concentrazione dei primi dieci fornitori perdeva quasi nove punti, dalla Svezia è arrivato un paradosso. Secondo Bloomberg, l’azienda di materiali critici Refinyx e l’investitore Qarlbo Energy hanno acquisito insieme gli asset di riciclo della fallita Northvolt. Il produttore svedese di batterie al litio, travolto dalla crisi che lo ha portato al fallimento, non è insomma sparito senza lasciare traccia: una parte della sua eredità industriale cambia padrone e riparte sotto un nome nuovo.
La fenice svedese
La maggior parte del resto di Northvolt era già stata acquisita dalla startup statunitense Lyten, che ha completato l’acquisizione di Northvolt Ett e Northvolt Labs il 27 febbraio 2026. Il 13 marzo 2026 Lyten ha annunciato un accordo vincolante per acquisire Revolt, il sito di riciclaggio di Skellefteå, incluse le licenze per tecnologie chiave. In questo quadro, Refinyx non nasce dal nulla: è fondata e guidata dal team senior di Northvolt Revolt, l’ex divisione di riciclo del gruppo. Sono gli stessi manager che già guidavano il riciclo dentro Northvolt a rilevare a settembre 2026 una parte di quell’attività, insieme a un investitore esterno. Ma questa rinascita è solo un tassello di un mercato in ebollizione.
Il mercato si spacca
I dati del primo semestre 2026 raccontano una trasformazione. Le spedizioni di celle per l’accumulo energetico sono quasi raddoppiate su base annua, ma la concentrazione dei fornitori di vertice è diminuita di quasi nove punti percentuali. La quota combinata dei dieci maggiori produttori di celle, il cosiddetto CR10, è passata dal 91,2% del primo semestre 2025 all’82,3% dello stesso periodo del 2026, dopo l’88,8% dell’intero 2025 e l’85,2% del primo trimestre 2026. In pratica, il mercato cresce e allo stesso tempo si frammenta: i primi dieci attori controllano una fetta molto più piccola, mentre nuove realtà o fornitori meno visibili guadagnano spazio.
La frammentazione non premia tutte le tecnologie. Le batterie agli ioni di sodio vivono una fase di ridimensionamento. Secondo BloombergNEF, le ambizioni sul sodio-ione sono state ridimensionate perché il basso costo del litio-ione LFP continua a erodere la competitività economica della tecnologia. Le aspettative dei produttori di sodio-ione si sono raffreddate, proprio mentre il prezzo delle celle LFP continua a scendere. La quota dei grandi scende, ma il sodio-ione non sembra ancora in grado di approfittarne.
Le scommesse ancora aperte
Oltre al litio e al sodio, ci sono altre strade. Lo stoccaggio termico di energia è ormai una realtà, con 51 progetti su larga scala operativi nel mondo, scrive Jan Rosenow. Al contrario, il primo progetto commerciale su larga scala di Energy Vault basato sulla tecnologia di stoccaggio gravitazionale è online da alcuni anni ma non è ancora stato dimostrato, osserva Michael Barnard. E in Australia il modello dello sviluppatore puro non è più un business sostenibile: Sheng Fang lo spiega con parole nette, «i rendimenti in stile venture capital che un tempo arrivavano dall’assicurarsi terreno, autorizzazioni e un’offerta di connessione sono svaniti». Il che lascia aperta una domanda: se il litio LFP resta conveniente, il sodio-ione arretra, il termico funziona ma il gravitazionale non è ancora dimostrato, e il modello puro di sviluppo in Australia non regge, quali modelli e quali tecnologie occuperanno davvero lo spazio che la frammentazione sta creando? Il fallimento di Northvolt non è una fine, ma l’inizio di una partita più aperta: chi saprà trasformare le ceneri in vantaggio competitivo?




